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Perseo e Andromeda rivivono in un affresco a Pompei

Di Silvia Urtone


“L’unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa è Perseo, che vola coi sandali alati, Perseo che non rivolge il suo sguardo sul volto della Gorgone ma solo sulla sua immagine riflessa nello scudo di bronzo.”


Perseo è l’eroe che riesce a sconfiggere la terribile Medusa, la creatura che, al solo guardarla, tramutava chiunque in pietra.

Perseo è l’eroe che, secondo alcune versioni, riesce a cavalcare il meraviglioso cavallo alato Pegaso, nato dal sangue maledetto di Medusa e tanto caro alle Muse.

Perseo è l’eroe che salva la bella Andromeda, principessa d’Etiopia, e la fa sua sposa.

Perseo è tante e tante cose e sia Greci che Romani hanno tramandato la sua storia in miti e leggende, statue e affreschi, uno dei quali si trova proprio al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, proviene da Pompei e ha delle curiose origini…ma prima scopriamo qualcosa in più di questo eroe.

Figlio del padre degli dèi Zeus e di Danae andò incontro alla terribile Medusa per colpa del re di Serifo che sperava di mandarlo a morire per poi sposarne la madre. Ma egli, dopo essere stato munito di sandali alati dalle Muse, dell’elmo dell’invisibilità di Ade e di un falcetto da Ermes, fu pronto per affrontare il mostro: con l’aiuto di Atena Perseo riuscì a non guardare direttamente negli occhi la Gorgone e a non finire pietrificato, e la decapitò. Le sorelle di Medusa tentarono di inseguirlo ma egli, in groppa a Pegaso, nato dal sangue del mostro, fuggì portando con sé la temibile testa…e durante la sua fuga incontrò la bella Andromeda.

Figlia del re Cefeo e di Cassiopea, le sue sventure iniziarono quando la madre sostenne di essere più bella delle Nereidi, le ninfe marine. Queste, offese, invocarono l’aiuto del padre Poseidone che mandò un mostro marino a razziare il regno per punire la ubris di Cassiopea.

E Cefeo? Si rivolse all’oracolo che gli suggerì di quietare il mostro sacrificando…Andromeda!

L’innocente venne incatenata sulla costa rocciosa in attesa del mostro e per espiare le colpe della madre e fu così che Perseo la trovò, pallida, in lacrime e bellissima. In un primo momento, come ci dice Ovidio nelle Metamorfosi, pensò che fosse una statua ma poi comprese la sua natura umana e le chiese di raccontargli la sua storia: Andromeda fu presa dalla timidezza ma alla fine disse tutto a quello sconosciuto.

Nel frattempo il mostro sopraggiunse ma Perseo gli si scagliò contro, lo uccise con la sua spada, liberò Andromeda e ne fece la sua sposa.

Questa la storia d’amore dell’eroe semidivino e della bella Andromeda, una storia che venne riprodotta anche ai tempi del mitico Alessandro Magno, l’Achille macedone, in alcuni dipinti. Questo lo sappiamo dalle fonti, specialmente da Plinio, in quanto le opere non ci sono pervenute: sappiamo solo che l’artista in questione fu un certo Nicia, uno dei pittori prediletti di Alessandro e autore di suoi ritratti.

Nel dipinto che ci interessa viene rappresentata la liberazione di Andromeda da parte di Perseo, ma la creazione, non giunta in versione originale, si può ammirare in una copia riprodotta in una pittura parietale pompeiana: da Pompei, infatti, sono ben sei le repliche del motivo di Perseo e Andromeda, ma solo una è quella che segue il modello di Nicia.


Perseo e Andromeda, Pompei


L’affresco proviene dalla Casa dei Dioscuri, viene datato tra il 50 e il 79 d.C. e oggi è a Napoli.

Nelle creazioni precedenti l’attenzione veniva data anche a personaggi minori, quali Cassiopea e Cefeo, mentre quelle più tarde, a cui appartiene la nostra, insistono sui protagonisti assoluti della vicenda, Perseo e Andromeda, ponendo accento sul loro roseo futuro insieme.

L’azione si svolge in un paesaggio marino ricco di scogli, tra i quali si insinua l’azzurro del mare e due figure dominano lo spazio. Andromeda, scende dal masso su cui era incatenata, con la veste riccamente panneggiata che mostra i segni del pericolo corso, ricade in disordine e lascia scoperto il seno destro: il braccio sinistro è ancora sollevato e il polso reca ancora la catena con cui era legata alla roccia. Perseo, il suo liberatore, la aiuta nella discesa, il corpo muscoloso e statuario, dai ricchi chiaroscuri, in nudità eroica e con il mantello che ricade dalle spalle sulla schiena: le ali spuntano dalle caviglie, la testa della Gorgone è sorretta nella mano sinistra insieme alla spada ormai riposta nel fodero.

In basso a sinistra il grande corpo del mostro marino ucciso, Cetus, si staglia e sottolinea la drammaticità dell’evento, che però non riesce a impedire all’osservatore di pensare che un lieto fine esista per i due giovani.

Gli occhi dei protagonisti sono grandi, le espressioni intense e l’atmosfera risulta sospesa: qualcosa si è appena concluso e si è in attesa del passo successivo, in questo caso il matrimonio di Perseo e Andromeda.

I limiti nella resa pittorica dell’affresco ci sono ma si nota comunque il tentativo di rielaborare il tema con chiaroscuri e un sapiente uso della luce e, sulla base del soggetto e dello stile, della disposizione dei personaggi e dell’intensità delle loro espressioni, possiamo identificarlo con una copia della perduta opera di Nicia.

Non è il grande quadro dell’artista di Alessandro Magno ma la storia di Perseo e Andromeda rivive comunque con bellezza e passione anni e anni dopo e ancora oggi incanta e ci fa dire “sì, adesso Andromeda è salva e la attende un futuro felice insieme al suo salvatore”.


Particolare Andromeda

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