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Le illustrazioni per bambini: Le Avventure di Pinocchio. Mazzanti, Chiostri e Mussino

Di Federica Pagliarini


Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino è un romanzo per ragazzi uscito a puntate tra il 1881 e il 1882, pubblicato inizialmente con il titolo La storia del burattino. L’autore è il giornalista Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini.

La storia di Pinocchio (La storia di un burattino) uscì inizialmente a puntate sul Giornale per i bambini il 7 luglio 1881. La prima puntata aveva due capitoli. Collodi continuò a scrivere fino al quindicesimo dove, con un asterisco, sottolineò che si trattava di “continuazione e fine”. L’epilogo non è dei più belli. Pinocchio viene raggiunto dagli assassini e impiccato sulla Quercia grande. La sua morte assume connotati evangelici: “[…] e sebbene sentisse avvicinarsi la morte, pure sperava sempre che da un momento all’altro sarebbe capitata qualche anima pietosa a dargli aiuto.” Nonostante una fine così triste, non si ricevettero polemiche da parte dei lettori. Anzi un anno dopo la storia di Pinocchio continua e il titolo diventa Le avventure di Pinocchio. È proprio da questa serie che si dà spazio alle illustrazioni, l’anno prima infatti non erano state ritenute importanti. I primissimi disegni vennero realizzati da Ugo Fleres, che sul Giornale per i bambini teneva già una rubrica, Arte spicciola. Il suo stile era molto frettoloso, forse dovuto anche alla mole di lavoro che già aveva di suo. Il 25 gennaio 1883 Collodi finisce definitivamente Le avventure di Pinocchio e nel febbraio dello stesso anno escono sotto forma di volume.

In ogni caso le prime vere illustrazioni sono state realizzate da Enrico Mazzanti, che era anche un grande amico di Collodi. La sua illustrazione più famosa è quella che vede un Pinocchio spavaldo, in piedi, mani sui fianchi, con indosso una casacca da clown bianco, cappello a cono, gorgiera e sullo sfondo alcuni dei personaggi simbolo della storia, come il pescecane. È quasi sicuro che per questa illustrazione Mazzanti ebbe il beneplacito di Collodi. L’illustratore lavora principalmente sulle tavole fiabesche, dove ci sono personaggi inventati e non umani. Come già detto prima, le illustrazioni di Mazzanti sono molto veloci, sembrano quasi degli schizzi, soprattutto questo è più evidente dove è assente la dimensione favolistica. Mazzanti ha sicuramente preso come modelli le illustrazioni francesi, come quelle di Doré, che davano grande risalto all’elemento fantastico che a lui piaceva tantissimo. Viene data enfasi alla raffigurazione degli animali parlanti ed emblematica è la tavola che con Pinocchio mangiato dal pescecane. Interessante il fatto che Mazzanti non dia importanza al paesaggio, ma si soffermi solo sui personaggi e sui loro caratteri. Mazzanti fa infatti grande uso della silhouette scura delle figure per creare un’atmosfera cupa e misteriosa, soprattutto quando si tratta di scene notturne. Interessante inoltre notare come la figura di Pinocchio sia sempre rappresentata in movimento. Pinocchio corre, ma il suo correre non viene visto da Mazzanti come atto liberatorio, ma come momento di fuga. Il burattino fugge per scappare alle conseguenze delle marachelle fatte, scappa dalla paura; si tratta quindi di un movimento di ansia e di timore. Molto bella la figura della fata. Prima di allora non si era mai riusciti a raffigurare la fatina con un aspetto amabile. Sempre a metà tra un umano e una strega, la fata era la figura meno riuscita. Mazzanti invece riesce a disegnare una fatina nel vero senso della parola: capelli castani, occhi azzurri e un’aria allegra e sbarazzina.[i]


Illustrazione frontespizio Pinocchio di Enrico Mazzanti

Subito dopo il lavoro di Mazzanti, entra in scena Carlo Chiostri, un altro noto illustratore del tempo che aveva già lavorato per altri libri per l’infanzia, come Ciondolino. All’inizio Chiostri riprende le illustrazione di Mazzanti, la stessa impaginazione e segue la stessa traccia. Si rende conto però quasi subito che non è quello il suo stile e cambia drasticamente. La tavola della svolta è quella che rappresenta il Carabiniere che prende per il naso il povero Pinocchio. È subito evidente un cambio radicale di stile. In Chiostri il realismo è meraviglioso. Il carabiniere è un vero carabiniere, descritto nei minimi dettagli: si vede la lucerna e la bandoliera. Dietro c'è il pubblico, una piccola folla della borghesia che, divertita, si gusta la scena. Realistica è la figura del calzolaio che, uscito dalla sua bottega, ha ancora in mano un paio di stivali. In questo modo Chiostri inserisce un elemento surreale alla scena: un carabiniere che arresta un burattino di legno. Al contrario però dei surrealisti che spesse volte inserivano il surreale come elemento di disturbo, Chiostri lo fa in maniera delicata, senza creare forti “ossimori” tra realtà e non. Nelle nuove illustrazioni Chiostri, al contrario di Mazzanti, rappresenta i paesaggi della Toscana rurale e cittadina di fine Ottocento. Emblematica quella che rappresenta la scena del circo che Chiostri disegna prendendo come modello proprio i palchi in legno dell’Ottocento, con il sontuoso lampadario di cristallo. Il Pinocchio di Chiostri è un burattino altamente introspettivo, guarda nel suo interno, seguendo un mondo che è solo suo e che gli altri non possono né vedere né capire. Chiostri lo mette subito in chiaro nell’immagine del frontespizio che riprende da Mazzanti, con Pinocchio in piedi e con le mani sui fianchi. In questo caso però il burattino non guarda più dritto davanti a sé, come se avesse il mondo sotto controllo, ma ha uno sguardo rivolto al suo io, con un’aria attonita.


Illustrazione Pinocchio Carlo Chiostri "Pinocchio e il Carabiniere"



Attilio Mussino è l’illustratore più conosciuto, dato che le sue illustrazioni continuano a circolare e ad avere una grande fama ancora oggi. Mussino fu il più prolifico illustratore di Pinocchio. Disegnò centinaia di tavole sia per edizioni economiche che di lusso. Ci lavorò per circa trentacinque anni. Le prime tavole sono del 1911 e subito è visibile un cambiamento netto con i lavori di Mazzanti e Chiostri: l’uso del colore e l'abbandono del bianco e nero. Il colore è usato in modo netto, senza nessun tipo di sfumatura. Il suo stile rispecchia il momento storico che si stava vivendo, ossia l’età giolittiana che si diversificava nettamente dall’austerità umbertina che avevano vissuti i due illustratori precedenti. Il colore viene usato per scandire la narrazione e per introdurre il lettore nelle scene. Per esempio la “notte degli assassini” ha i colori cupi del blu e del nero. Mussino usa anche la sequenza: i movimenti dei personaggi vengono "montati" realizzando piccole figure che rimandano l’una all’altra, come se fossero dei fotogrammi. Per quanto riguarda i paesaggi sembra che Mussino abbia cambiato l’ambientazione: non più la Toscana granducale, ma la Torino giolittiana, dove la moda è tipica del luogo; vediamo quindi per esempio i bambini con il tocco in testa. Gran parte dei suoi personaggi sono delle caricature, alla stregua di quelle famosissime di Leonardo da Vinci: lo è il Carabiniere, Mangiafuoco e lo stesso Pinocchio.[ii]


Illustrazione Pinocchio Attilio Mussino

[i] Valentina Baldacci, Andrea Rauch, Pinocchio e la sua immagine, Giunti, 2006, pp.54-57


[ii] Valentina Baldacci, Andrea Rauch, Pinocchio e la sua immagine, …pp.64-67




Per approfondimenti:

-Baldacci V., Rauch A., Pinocchio e la sua immagine, Giunti, 2006

- Faeti, A., Guardare le figure. Gli illustratori dei libri per l’infanzia, Donzelli Editore, 2011

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