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Le bellezze della città di Ercole. La Villa dei Papiri di Ercolano


“Molte sventure sono accadute a questo mondo, ma poche che abbiano procurato ai posteri tanta gioia.”

[Viaggio in Italia, Johann Wolfang Goethe]


Con queste esatte parole Goethe annotò sul suo diario l’impressione che la città campana di Ercolano gli fece il giorno 13 marzo del 1787.

E i visitatori che ogni anno continuano ad arrivare a frotte nel sito non possono che gioiosamente confermare il suo punto di vista.

Ercolano, infatti, anche a seguito della tragica eruzione del Vesuvio del 79 d.C., continua a vivere e a prosperare, svelandosi agli occhi del mondo silenziosamente ma con forza, riportando nel presente una vita di splendore ormai scomparsa ma che ancora continua a vivere sotto quel banco di tufo compatto che l’aveva sigillata.

Ritrovata casualmente a seguito degli scavi del 1709 per la realizzazione di un pozzo, l’antica città non ha più cessato di stupire, donando con ogni campagna di scavo una nuova perla da donare al mondo intero ed entrando a far parte nel 1997 insieme a Pompei della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Ercolano o Herculaneum era una piccola città costiera che si trovava quasi a metà strada sulla via che congiungeva Napoli a Pompei: 8 km, 13 km e 7 km la separavano rispettivamente da Napoli, Pompei e il cratere del Vesuvio.


Villa dei Papiri

Per lo storiografo Dionigi di Alicarnasso la città era stata fondata da Eracle di ritorno dal viaggio in Iberia mentre per Virgilio egli l’aveva fondata in un’altra occasione, dopo aver ucciso in una delle sue fatiche il mostro Gerione e aver conquistato i suoi buoi. Dopo l’impresa l’eroe era stato colpito dalla sete, si fermò a Roma e chiese alla dea Fauna di dissetarlo, ma l’acqua del tempio era sacra e destinata solo alle donne quindi gli venne negata; offeso da ciò eresse un suo personalissimo tempio negato alle donne e, nel mezzo di questa piccola lite, il demone Caco, figlio del dio Vulcano, riuscì a rubare i buoi a Eracle, nascondendoli nella sua dimora sul fianco del Vesuvio. Dopo una lunga ricerca l’eroe riuscì a trovare il suo bottino, uccise Caco e decise di celebrare la sua vittoria fondando una città che recasse il suo nome e sorgesse nel punto esatto in cui il nemico era stato sconfitto.

E così nacque Herculaneum.

Leggenda o realtà, la città era di origine greca ma, ancora prima dei Greci, era in mano agli indigeni: si succedettero Osci, Pelasgi, Tirreni e infine Sanniti e in seguito, insieme a Pompei e ad altri popoli italici, Ercolano si batté contro Roma per conquistare il diritto di cittadinanza…per venire infine espugnata nell’89 a.C. da un legato di Silla, diventare municipio romano, perdendo la propria autonomia politica, ed essere, vero la fine della Repubblica, un vero e proprio centro di villeggiatura per l’aristocrazia romana!

Ed è proprio tra le numerose e prestigiose ville della città che svetta la cosiddetta Villa dei Papiri.

È una delle ville romane più grandi e sontuose mai esplorate, scavata per volere di Carlo III di Borbone, attraverso un sistema di pozzi e cunicoli, tra il 1750 e il 1764. Posizionata nel suburbio nord-ovest della città, la sua prima fase di scavi portò alla luce non solo affreschi e pavimenti ma anche un grande numero di statue e circa 2000 rotoli di papiro carbonizzati, che diedero alla villa il nome: oggi i papiri sono conservati presso il Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi nella Biblioteca Nazionale di Napoli, sono prevalentemente scritti in greco e hanno restituito molti testi epicurei.

Le indagini archeologiche ricominciarono nel 1980 e un’altra importante fase fu tra il 1996 e il 1998, mentre nel 2002 fu intrapresa un’azione di bonifica tramite l’utilizzo di pompe, al fine di tenere all’asciutto la parte esplorata.

Con circa 90 sculture, 2000 papiri, splendidi pavimenti a mosaico e affreschi (oggi al Museo Archeologico di Napoli), la villa si estende per 250 m parallelamente alla linea della costa ed è composta da un quartiere di abitazione e da un lungo giardino con piscina e belvedere. Le dimensioni sono impressionanti e la villa si trova adagiata su un pendio affacciato sul mare, sostenuta da un terrazzamento e composta da ben 4 livelli architettonici adattati a tale pendio e tali da creare un effetto estremamente scenografico.


Villa dei Papiri, pianta


Quattro sono i nuclei principali riconosciuti: un corpo centrale con atrio e peristilio quadrato, una serie di ambienti nel settore orientale e un grande peristilio rettangolare posto a ovest con una terrazza che termina in un pazzesco belvedere di forma circolare.

La bellezza del luogo fece sì che addirittura il magnate John Paul Getty decise di riprodurre una villa così a Malibù, California, rispettandone le proporzioni e utilizzandola come abitazione privata prima di donarla come museo.

Ma chi era il proprietario della Villa dei Papiri?

Probabilmente Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Cesare, console, proconsole in Macedonia e amico di filosofi e letterati, ospitati molto spesso nella sua dimora. Egli scelse secondo suo desiderio le sculture che oggi possiamo trovare: attorno all’enorme piscina di 66 m pose erme di sovrani ellenistici e letterati greci, seguite da statue di ninfe e satiri che accentuavano il carattere demoniaco del giardino, e con al centro una statua di Atena, dea della guerra e patrona della cultura.

Lo stile pittorico che si poteva trovare era quello tipicamente detto “II stile” o “stile architettonico” e questo portò a collocare la villa tra il 60 e il 40 a.C.

La villa domina le coste tirreniche, parla di tempi e sfarzi passati e pare quasi di avvertire fra lo stormire delle fronde le conversazioni di letterati e filosofi epicurei e lo scrosciare dell’acqua della piscina.

Benvenuti alla Villa dei Papiri!


Villa dei Papiri, ricostruzione


Di Silvia Urtone

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