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La Tavola Doria: dipinto da un cartone di Leonardo? Opera del Poppi?

Di Federica Pagliarini


La Tavola Doria è un dipinto su tavola raffigurante una parte della famosa Battaglia di Anghiari che Leonardo avrebbe dovuto dipingere nel Salone dei Cinquecento, situato a Palazzo Vecchio a Firenze tra il 1503 e il 1505. Era stata richiesta per commemorare la vittoria dei fiorentini guidati da Orsini contro le truppe milanesi di Filippo Maria Visconti nel 1440 dal gonfaloniere Pier Soderini.

La tavola raffigura in particolare la Lotta per lo Stendardo, la scena centrale della "Battaglia di Anghiari". Su quest'ultima è stato già dedicato un articolo, quindi non mi soffermerò a parlarne, ma vi lascio il link qui di seguito per andare a leggerlo

(---> La "Battaglia di Anghiari e la Tavola Doria).

La Tavola Doria non è l'unica "copia" della mai finita Battaglia di Anghiari. Ne esistono molte, ognuna eseguita su supporti diversi e con tecniche diverse. Tanti artisti si cimentarono nella copiatura della pittura murale non compiuta di Leonardo, forse tenendo conto di un disegno preparatorio.

Infatti, dopo che un brutto incidente di percorso, ossia l'uso di una tecnica simile a quella dell'encausto romano che prevedeva l'uso di bracieri, che invece di asciugare fece colare tutto il colore, Leonardo partì per Milano e lasciò così com'era, quindi in uno stato pietoso, la "Battaglia di Anghiari". Solo nel 1554 Vasari e allievi vi rilavorarono sopra, coprendo sia Leonardo che Michelangelo (che lavorò nella parete di fronte con la "Battaglia di Cascina").

C'è da sottolineare inoltre come in ogni versione della Lotta per lo Stendardo, ci siano delle lievi differenze, come se ogni pittore abbia realizzato la sua copia in diversi momenti della realizzazione da parte di Leonardo. Per fare un esempio, il soldato caduto sulla sinistra e il paesaggio compaiono e scompaiono dalla scena, non sono sempre presenti, sintomo che in una fase iniziale ancora non erano stati dipinti, oppure i copisti avevano davanti dei modelli diversi.


La Tavola Doria

Il primo studioso che cercò di fare chiarimenti sulle diverse copie fu Zöllner nel 1997. Divise le varie copie tra quelle che derivavano dal cartone preparatorio, quelle derivate da tracce di pittura murale sopravvissuta e quelle che presero come modello una probabile tavola di prova che Leonardo mise in opera all'inizio della fase pittorica (questa ipotesi è affermata dall'Anonimo Gaddiano).

La cosa certa è che Leonardo realizzò un gigantesco cartone. Ci è giunta infatti tutta la documentazione archivistica per la realizzazione del cartone preparatorio della "Battaglia di Anghiari". Era il febbraio-marzo 1503, poi nell'ottobre dello stesso anno ci fu la consegna delle chiavi della Sala del Papa nel chiostro di Santa Maria Novella, che era un grande ambiente dove Leonardo avrebbe potuto lavorare in pace insieme agli allievi. Gli vennero dati ben 950 fogli di carta "reale" (si trattava del cosiddetto "foglio reale", di forma rettangolare), quindi venne costruito un cartone davvero gigantesco, di misura quasi uguale a quella reale. Sappiamo anche che Leonardo stava lavorando ad un ponteggio che doveva servire per posizionare il cartone in verticale e vedere che effetto faceva da una certa lontananza.

Non è rimasto il documento con il contratto di allogagione per la pittura murale a Leonardo, forse è stato firmato prima degli stanziamenti del 24 ottobre 1503, prima cioè della consegna delle chiavi della Stanza del Papa. Quello che rimane è invece un documento del maggio 1504, un atto unilaterale dei Signori e Collegi, una "delibera", dove si dice che Leonardo ha iniziato già a lavorare e per questo ha già ricevuto come compenso la cifra di 35 fiorini. Si conoscevano i lunghi tempi di realizzazione dei lavori di Leonardo, inoltre la stesura della "Battaglia di Anghiari" avrebbe richiesto molto tempo a causa della grandezza della superficie murale su cui si doveva lavorare. Così vennero poste delle scadenze e degli incentivi economici per sollecitare l'artista a completare l'opera. Stipularono uno stipendio di 15 fiorini al mese, cifra vincolata al completamento della pittura murale. Se Leonardo avesse impiegato più tempo, avrebbe dovuto risarcire tutta la somma presa. In più si chiede che il cartone preparatorio rimanga a loro. Insomma in questa delibera si da più importanza al cartone che all'opera stessa. Forse perché già erano consapevoli che la pittura su muro non sarebbe mai stata terminata.

In realtà anche per quanto riguarda la tecnica usata e il motivo dell'annullamento dei lavori, non si hanno ancora notizie certe. Come detto prima, sembra che Leonardo abbia smesso di lavorare alla Battaglia di Anghiari dopo che i bracieri usati per far seccare l'encausto sciolsero il tutto. In realtà sembra che le cose non siano andate proprio così. L'Anonimo Gaddiano nel 1540-1555 ci dice che Leonardo ha provato questa tecnica dell'encausto su una "tabella". Che cosa intendeva per tabella? Si è pensato ad una tavola lignea, ma è più logico pensare ad una piccola tegola rettangolare su cui stese la calce e su cui provò la tecnica e su cui tentò di far scaldare i colori, cosa che poi si rivelò un disastro su muro. Anche altri contemporanei di Leonardo parlarono della tecnica sbagliata come causa di interruzione dell'opera. Il Libro di Antonio Billi incolpa l'olio di semi di lino sbagliato, Paolo Giovio afferma che il problema era legato all'intonaco su cui non attecchivano i colori sciolti in olio di noce, Anche Vasari parla di una "mistura" che, posta sul muro, iniziò a colare.

La domanda che ancora oggi ci si pone è questa: cosa è rimasto della pittura che Leonardo iniziò a dipingere?. Vasari ci lavorò molti anni dopo, quindi il muro, anche se "pastrocchiato", era rimasto visibile e molti artisti lo videro. In ogni caso il 30 maggio 1506 è la data che pone la fine dei lavori. Interessante notare che Leonardo torna a Firenze, anche se sporadicamente, alcuni anni dopo il 1506: nel 1507-08 e anche nel 1515, sia con il Salaì che con Piero di Braccio Martelli. Non gli fu però più chiesto di rimettere mano sul lavoro. Forse era ormai chiaro che non sarebbe mai riuscito a finire nulla.



Davvero interessante inoltre è citare un documento del 1513. I Medici erano tornati in possesso del palazzo e provvidero a smontare gli arredi e a creare degli acquartieramenti per i soldati, con tramezzi in muratura e costruzione di camini. Si pagò così un legnaiolo che costruì una cornice con perimetro di 25 metri. Le dimensioni non erano gigantesche e questo fa pensare che non si trattasse di proteggere una pittura murale, ma un cartone intero o una parte di esso.

Il cartone di Leonardo è sopravvissuto ai lavori che vennero eseguiti nel Salone dei Cinquecento, ce lo dice l'Anonimo Gaddiano, affermando che è stato smembrato e tenuto nell'ospedale di Santa Maria Nuova e un'altra parte a Palazzo Vecchio.

Questo è un po' il preambolo della Tavola Doria, il modo in cui tutto nacque.

Il nome Doria deriva dalla famiglia Doria d'Angri di Napoli; si trovava infatti nelle loro collezioni dal 1621.

Nel 1939 la tavola venne vincolata con decreto dalla Reale Soprintendenza alle Gallerie di Napoli e dal 1940 è stata presa dal marchese Giovanni Niccolò De Ferrari di Genova, che la tenne con sé fino al 1942, quando passò al mercato d'arte italiano.

La Tavola Doria è stata esportata illegalmente nella seconda guerra mondiale, lasciando traccia nel mercato clandestino, girando tra Germania, Stati Uniti, Giappone e Svizzera. Tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, sono state davvero tante le segnalazioni dell'opera. Solo tra i 2009 e il 2010 si è potuto accertare la sua presenza in un caveau nel porto franco di Ginevra. Si è scoperto così che il dipinto era stato esportato in modo illegale in Svizzera tra il 1942 e il 1962, forse subito dopo la fine della guerra. La tavola era stata venduta dall'antiquario Antonio Fasciani di Locarno al mercante d'arte di Monaco di Baviera George Hoffman. Quando questi morì nel 1970, la Tavola Doria entrò nelle collezioni della Bansa-Bank di Monaco che poi l'ha consegnata alla galleria Wildenstein di New York dove rimase fino al 1987. L'opera venne venduta all'antiquario giapponese Toshiro J. Akiyama che nel 1992 la vendette a sua volta al Fuji Art Museum di Tokyo per venti milioni di euro. È stato Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale Leonardo da Vinci, a segnalare la sua presenza nel 1995.

Nel 2012 la tavola è stata recuperata dal CC TPC e grazie anche alla magistratura venne assicurata al patrimonio artistico italiano grazie ad un accordo di cooperazione internazionale tra il Ministero dei Beni e le Attività Culturali e del Turismo e il Fuji Art Museum di Tokyo che, sempre nel 2012, ha donato la Tavola Doria all'Italia. Questo accordo prevede che l'opera sia esposta per quattro anni in Giappone e per due anni in Italia fino al 2040, quando rientrerà definitivamente nel patrimonio delle opere della Galleria degli Uffizi.

Ma chi è l'autore della Tavola Doria? Inizialmente si pensava lo stesso Leonardo, anche perché veniva menzionato nel testamento di Marco Antonio Doria del 1651 in questo modo "groppo de' Cavalli di Leonardo da Vinci". In realtà non si ha nessuna certezza di questa affermazione, forse dettata dal fatto che la tavola deriva da una parte dell'incompiuta Battaglia di Anghiari di Leonardo. Nel 1968 Carlo Pedretti affermava che l'autore della Tavola Doria era Raffaello, che soggiornò a Firenze tra il 1504 e il 1508. Poi due anni dopo parlò invece di Leonardo stesso, nonostante grandi bozzetti a olio per le pitture murali fossero più usati nel Seicento che all'inizio del Cinquecento.

La cosa certa è che la tavola è rovinata, sono visibili anche dei restauri; inoltre lo stile con la quale è stata eseguita rimanda alla scuola fiorentina della seconda metà del Cinquecento. Grazie alle indagini effettuate una volta che l'opera giunse in Italia nel 2012, si è potuto stabilire che il supporto è una tavola di legno di pioppo e che le modalità di esecuzione sono proprio quelle che usavano i pittori fiorentini della fine del Cinquecento.

Oltre alla Tavola Doria esiste un'altra copia con o stesso soggetto che si trova a Palazzo Vecchio, attribuita ad un pittore cesentinese, Francesco Morandini, detto il Poppi, datata 1563. È grande almeno il doppio della Tavola Doria e per tanti particolari corrisponde a quest'ultima. La resa dei dettagli è molto particolareggiata, sintomo questo che l'autore lavorò tenendo conto dell'originale. Se si confronta questa tavola di Palazzo Vecchio con le opere certe del Poppi si notano particolari comuni al pittore: lo splendore perlaceo delle forme, la luce della pennellata e la stilizzazione dei volti. Nonostante la Tavola Doria sia più piccola si notano delle similitudini con la tavola più grande di Palazzo Vecchio. Possibile che il Poppi sia l'autore della Tavola Doria? Il Poppi era un aiuto di Vasari, tra i più valenti e lavorò anche nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio tra il 1563 e il 1570. Forse copiò la tavola quando era impegnato nella realizzazione del Salone con il Vasari. La famiglia Medici aveva un'opera intitolata La zuffa per lo stendardo che era forse l'unico dipinto sopravvissuto dal cartone di Leonardo. Questo cartone andò poi nelle mani delle Signoria fiorentina e fu esposto su una parete. Il Poppi era un grande copista delle opere dei maestri antichi e contemporanei alla sua epoca. Non c'è nulla di strano quindi che gli sia stato richiesto di realizzare una copia dettagliata che rispecchiasse l'originale di Leonardo. Viene così da ipotizzare che la Tavola Doria (più piccola della tavola di Palazzo Vecchio) sia uno studio preparatorio della seconda. Non è da escludere però che il Poppi lavorò alle due tavole separatamente secondo un modello che non è giunto fino a noi.


Francesco Morandini detto il Poppi, copia da "La Battaglia di Anghiari" di Leonardo da Vinci, 1563, Palazzo Vecchio



BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

-"Nel segno di Leonardo. La Tavola Doria dagli Uffizi al Castello di Poppi", a cura di Alberta Piroci Branciaroli, 2018, Edizioni Polistampa

-"La Tavola Doria tra storia e mito", a cura di Cristina Acidini e Marco Ciatti, 2015, Edizioni Edifir

-Louis Godart, "La Tavola Doria. Sulle tracce di Leonardo e della Battaglia di Anghiari attraverso uno straordinario ritrovamento", 2012, Mondadori

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