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La statua equestre di Marco Aurelio.L'unica statua equestre giuntaci integra

“Volgi subito lo sguardo dall'altra parte, alla rapidità dell'oblio che tutte le cose avvolge, al baratro del tempo infinito, alla vanità di tutto quel gran rimbombo, alla volubilità e superficialità di tutti coloro che sembrano applaudire... Insomma tieni sempre a mente questo ritiro che hai a tua disposizione in questo tuo proprio campicello.”

(Marco Aurelio, Ricordi, IV, 3)

Marco Aurelio dominò Roma tra il 161 e il 180 d.C. prima che salisse al trono il terribile figlio Commodo.

Marco Aurelio “l’imperatore filosofo”. Marco Aurelio “lo stoico”. Marco Aurelio che lasciò ai posteri gli ultimi 12 anni della sua vita interiore nei Colloqui con se stesso. Marco Aurelio che ricordava tutte le persone che avevano segnato la sua vita, il suo maestro Marco Cornelio Frontone, lasciandoci il suo pensiero, il suo ritenere l’uomo impotente di fronte agli dèi, la sua idea che l’unica strada percorribile dal saggio che “ha capito come va il mondo” fosse ripiegarsi su se stessi.

Ma Marco Aurelio fu anche colui che intraprese le guerre contro i Parti, i Pannoni, i Germani e i Sarmati, riportando vittorie su vittorie e ricoprendo magnificamente e con successo il proprio ruolo politico, accettando il dovere affidatogli dal Fato e dominando le sue passioni.

Egli fu tutto questo e di lui ci resta in particolar modo una statua equestre immensa, tra l’altro l’unica di epoca classica che sia giunta integra all’epoca contemporanea: la cosa curiosa è che nelle fonti non vi sia alcuna menzione e che non si possa sapere con esattezza l’occasione in cui venne innalzata!

Ma a quei tempi le gigantesche statue equestri erano numerose, un modo per celebrare le vittorie e l’idea è che questa sia stata eretta o nel 176 d.C., a seguito del trionfo sui Germani, o nel 180, subito dopo la sua morte, per ricordare degnamente l’imperatore. La statua, di dimensioni più grandi del vero, venne collocata forse nel Foro Romano per essere ammirata da tutti, attraversò gli anni integra e certo è che nell’VIII sec. venne spostata in Laterano, salvandosi dalla fusione grazie all’errata idea che raffigurasse Costantino, il primo imperatore cristiano: nel 1538 papa Paolo III la spostò sul Campidoglio con successiva sua collocazione definitiva qui, punto di riferimento della piazza.


Statua equestre di Marco Aurelio al Campidoglio

Nel corso del tempo la statua subì vari restauri, nel 1912 venne lavata internamente ed esternamente, durante la II Guerra Mondiale venne protetta dai bombardamenti, portata in un luogo sicuro e poi ricollocata al centro della piazza…fino al 1979 quando, a seguito del danneggiamento del basamento, ci si accorse di un grave processo di corrosione su tutta la superficie, al che si decise di restaurarla e mantenerla integra per le generazioni future!

Il restauro iniziò nel 1981 e terminò solo nel 1990 ma la statua di Marco Aurelio non tornò più nella piazza a dominare dall’alto ma venne collocata nel cortile dei Musei Capitolini, chiusa da una vetrata e ben protetta. Ma la sua presenza nella piazza mancava e si decise di collocare qui una fedele riproduzione realizzata con il laser: anche oggi l’originale bronzeo è al sicuro e ammirabile nel museo mentre la sua copia fa diventare realtà il desiderio di chi voleva vederla al centro della piazza!

Ma come è rappresentato il nostro imperatore?

Come già detto la statua è bronzea, l’imperatore è raffigurato a cavallo, questo procede al passo con solo due zampe poggiate sulla base ed è probabile che in origine, sotto la zampa anteriore, vi fosse la figura di un nemico vinto.


Statua equestre di Marco Aurelio, particolare


Il cavallo appare solenne, quasi a voler imitare la stessa solennità e grandezza di Marco Aurelio, il quale, ben eretto, doveva tenere un oggetto nella mano sinistra rivolta verso l’alto, uno scettro o forse un globo o forse una statuetta di una Nike o forse semplicemente le redini, vista la posizione delle dita. Il braccio destro, invece, è teso in avanti, nel gesto tipico dell’oratore che parla a una folla, quello dell’adlocutio. L’imperatore indossa tunica e mantello, panneggiato sulle spalle, e ai piedi porta i calzari tipici degli appartenenti a un alto rango, i calcei senatorii.

Il ritratto appartiene a una di quelle rappresentazioni di tipo ufficiale, il “III tipo”, elaborato tra il 160 e il 161 d.C., agli inizi del suo regno, con elementi che al contempo si rifanno alla tipologia del 176 d.C., ed è caratterizzato da un viso largo sormontato da un cespuglio riccioluto di capelli e da una folta barba: le sopracciglia sono arcuate, gli occhi grandi, il naso lungo e diritto, la bocca con gli angoli piegati all’ingiù, l’espressione seria.

Quello che la statua emana è un senso di potere, una grandezza che richiama le statue di Augusto, e il gesto che Marco Aurelio compie può essere inteso come un atto di clemenza nei confronti dello sconfitto che doveva essere ai suoi piedi: la teoria verrebbe sostenuta anche da alcuni scritti medievali che ci parlano di un prigioniero barbaro rappresentato.

Egli dunque appariva come un dio e un conquistatore, ma un combattente non armato che dà una sensazione della pace riportata nell’Impero durante il suo regno.

In quest’unica statua equestre giunta integra Marco Aurelio si mostra così, come l’imperatore forte che doveva essere, lo sguardo deciso e serio di chi ha compreso appieno il proprio compito in vita e ha fatto di tutto per portarlo a termine.


Di Silvia Urtone

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