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La ''Madonna di Senigallia'' di Piero della Francesca. Ascendenze fiamminghe


Autore: Piero della Francesca

Titolo: Madonna di Senigallia

Data: 1474 circa

Collocazione: Galleria Nazionale delle Marche, Urbino


La piccola pala di Piero della Francesca si trova ad Urbino, all'interno della Galleria Nazionale delle Marche nel Palazzo Ducale di Urbino. L'impostazione è ieratica. La Madonna, con il Bambino in braccio, è al centro della scena. Gesù ha una collana di corallo intorno al collo (come accadeva anche nella "Pala di Brera" sempre di Piero della Francesca) e una rosa bianca in mano. Dietro di loro due angeli. Sullo sfondo, a sinistra, si apre una finestra da cui entra la luce. Sembra una chiara ascendenza fiamminga. I tre personaggi sono costruiti come dei volumi geometrici solidi e questo non stupisce dato che Piero aveva scritto uno dei trattati sulla prospettiva e geometria più importanti del Rinascimento: il "De Prospectiva Pingendi".

Dell'opera non si sa nulla fino al 1822 quando compare citata in una lettera inviata da padre Luigi Pungileoni al marchese Raimondo Arnaldi. Pungileoni aveva visto la "Madonna di Senigallia" nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Senigallia, nelle Marche. Pensava però che fosse un abbozzo della famosa "Pala Montefeltro", oggi nella Pinacoteca di Brera che al tempo si riteneva essere opera di fra' Carnevale, un frate urbinate. In questi anni quindi non si parlava ancora di Piero della Francesca. Solo trent'anni dopo Gaetano Moroni nel suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro sino ai giorni nostri attribuisce l'opera a Piero della Francesca. Gli storici dell'arte Cavalcaselle e Morelli non erano ancora sicuri della loro attribuzione e parlavano alternativamente sia di Piero della Francesca che di fra' Carnevale.

Dopo il restauro avvenuto alla fine dell'Ottocento ad opera di Domenico Gnoli, l'opera è stata definitivamente attribuita a Piero della Francesca.

La pala è stata inoltre oggetto di ben due furti. Il primo nell'ottobre del 1873 e il secondo nel 1975, quando vennero trafugati anche la "Muta" di Raffaello e la "Flagellazione" sempre di Piero della Francesca. Fortunatamente in entrambi i casi furono ritrovate e portate a casa.


Per quanto riguarda la simbologia del quadro sappiamo che il corallo rosso indossato dal Bambino indica protezione, ma anche il sangue versato sulla croce e la rosa bianca tenuta in mano rimanda al rosario.

Le due figure dietro la Madonna con il Bambino, che oggi sono identificate come angeli, erano state viste all'inizio, dal Moroni, come Giovanni della Rovere, signore di Senigallia e la moglie Giovanna di Montefeltro. E si credeva anche che fossero committenti. In realtà non abbiamo nessuna certezza. Si è parlato anche di un dono a Federico da Montefeltro fatto proprio dalla coppia.

La studiosa Marilyn Aronberg Lavin, una delle più grandi studiose di Piero della Francesca, ha trovato numerosi simboli nascosti all'interno dell'opera. Proprio dietro la Madonna vediamo una decorazione sulla nicchia: si tratterebbe di un cero pasquale, simbolo di morte e rinascita. All'interno della nicchia ci sono due ripiani. In quello più in alto ha identificato una pisside, ossia il contenitore per l'ostia e più in basso è presente un cesto di vimini con alcune stoffe all'interno: simbolo della sepoltura del Cristo.


Il dettaglio più bello e di chiaro rimando fiammingo, è la finestra sullo sfondo a sinistra, da cui entra la luce. Per tanto tempo il quadro è stato paragonato al ritratto dei "Coniugi Arnolfini" di Jan van Eyck. Infatti un quadro del pittore delle Fiandre si trovava alla corte di Urbino ed è probabile che Piero lo abbia visto. Ma è altrettanto vero che in quel periodo si stava sviluppando un grandissimo interesse per la pittura nordica nelle corti italiane del Quattrocento.




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