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La ''Cattura di Cristo'' di Caravaggio: versione di Odessa: una banale copia?

La "Cattura di Cristo" di Caravaggio è sempre stato per me il Quadro per eccellenza. È una delle poche opere che mi dà un'emozione intensa, mai provata prima. La sua storia è molto lunga (se volete leggerla vi lascio l'articolo qui), piena di colpi di scena, decisamente articolata. Il dipinto si trova oggi a Dublino ed è molto difficile averlo in prestito (insomma dobbiamo andare in Irlanda per ammirarla... appena si potrà è uno dei primi viaggi esteri che vorrò fare).

Oggi sono però qui per parlare di una sua copia che, secondo mio modesto parere, non è un autografo di Caravaggio, ma opera di qualche copista. Ma andiamo per gradi. Sappiamo da un inventario del 1647 che, del quadro di Caravaggio, venne fatta una copia dal pittore Giovanni Attili (su cui tra l'altro non sono rimaste notizie). Fu Asdrubale Mattei a farla realizzare (i Mattei erano i committenti del quadro) perché l'originale di Caravaggio era stato lasciato in eredità al figlio Ciriaco e non a lui. E forse è proprio questo il quadro di Odessa (Russia), ritrovato nel 1956 e che inizialmente era stato ritenuto originale (solo nel 1990 avvenne la smentita perché il restauratore Sergio Benedetti ritrovò l'originale a Dublino).


La "Cattura di Cristo" di Odessa prima del restauro


La "Cattura di Cristo" di Odessa dopo il restauro [foto presa dal sito di Finestre sull'arte]


La "Cattura di Cristo" di Odessa è menzionata per la prima volta nel 1868, a Parigi. Era in vendita in una casa d'aste di Rue Drouot n.5, di proprietà di Alexander Basilewsky, un collezionista dell'epoca. L'avevano intitolata "Le Baiser de Judas" e, al tempo, era attribuito a Caravaggio. Il collezionista russo aveva deciso di vendere un cospicuo numero di opere perché il suo interesse aveva iniziato a virare verso altro, ossia il medioevo cristiano. Alla fine il dipinto non fu venduto all'asta (i motivi sono ad oggi ancora sconosciuti) e Basilewsky lo donò di sua spontanea volontà al gran principe Vladimir Alexandrovich che, di lì a poco, divenne presidente dell'Imperiale Accademia delle Belle Arti di San Pietroburgo (lo si trova infatti nel suo catalogo nel 1874).

La "Cattura di Cristo" di Odessa è stata restaurata da Nataliia Chechykova. Il dipinto si presentava infatti in uno stato davvero pessimo e questo non permetteva un'adeguata analisi. Erano ben visibili porzioni verticali sconnesse con mancanza di colore ed evidenti abrasioni.

Vediamo i punti in comune con l'originale di Dublino:

1) utilizzo della stessa tela;

2) il materiale usato rientra nel modello di Caravaggio;

3) i colori usati sono di ottima qualità, quindi molto costosi. Perché allora il dipinto è stato pagato solo 12 scudi (contro i 125 dell'originale?);

4) sono stati evidenziati molti pentimenti e questo è molto strano se si presume si tratti di una copia (i copisti non erano soliti cambiare idea sulla disposizione di un personaggio o un oggetto se stavano copiando da un altro quadro)


Sembra quindi che ci sia molto materiale per poter dire che forse il dipinto non è la copia di Giovanni Attili.

Il quadro era purtroppo caduto nel dimenticatoio, anche perché l'Ucraina al tempo non aveva soldi per barcamenarsi in un restauro ed intraprendere studi particolari. Solo nel 1998 lasciò i confini nazionali per essere esposta in mostra a Monaco di Baviera. Nel 2005 arrivò a Milano in un'esposizione curata da Vittorio Sgarbi a Palazzo Reale. Per la prima volta venne presentata come "replica" e non come copia. Nel 2008 fu rubata e ci si domanda ancora perché dato che i ladri avrebbero potuto portar via quadri di attribuzioni certe e con un valore nettamente superiore. Ancora oggi è un mistero. Forse il quadro vale molto più di quello che si pensa? Gli ulteriori studi che saranno effettuati permetteranno, si spera, di scoprire la risposta.

Di Federica Pagliarini

Evidenti abrasioni del dipinto prima del restauro [foto presa dal sito di Finestre sull'arte]

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