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Il Lago di Resia e il campanile sommerso. La storia di Curon, protagonista di una serie Netflix

“A Curon, un borgo della val Venosta distrutto nel 1950 per costruire una diga, ci sono arrivato un giorno d’estate. Quando ci siamo avvicinati al lago mia figlia ha iniziato a tirarmi il braccio e a chiedermi spiegazioni. Ma nemmeno io capivo. Non capivo cosa ci facesse un campanile sullo specchio del lago. L’acqua era piena di cerchi di luce, la spiaggia era affollata di gente che prendeva il sole, giocava a racchettoni, nuotava vicino alla riva. Come nella pittura metafisica, ho pensato. Come in De Chirico: un elemento improprio calato in un contesto reale. Ma quella non era metafisica. Sotto l’acqua ci doveva essere la base della chiesa, e attorno i campi, le macerie, le fondamenta di un paese cancellato. Non è facile spiegare a una bambina di tre anni cos’è la distruzione, e così mi sono difeso dalla sequela infinita dei suoi «perché?» farfugliando qualcosa, provando a distrarla. Finché lei mi ha lasciato la mano.”

(Marco Balzano sulla nascita del suo romanzo Resto qui)

In Alto Adige, al confine con l’Austria e la Svizzera, c’è un luogo che sembra l’ambientazione di una fiaba.

Il comune di Curon Venosta, di cui fanno parte anche il Lago di Resia e il Lago di San Valentino, si poggia sulla riva del Lago di Resia, lungo 6 km, e in mezzo all’acqua, meraviglia delle meraviglie, si erge in tutta la sua bellezza un solitario campanile.

Una magia, una storia romantica?

Per scoprire la sua storia basta andare nel Museo Alta Val Venosta, che racconta, tramite foto e oggetti di uso quotidiano, le vicende di Curon e Resia, svelando un passato oscuro che ha poco a che fare con qualcosa di romantico!

Il luogo appare meraviglioso, dalla natura impareggiabile e incontaminata, dai colori brillanti che si riflettono sulla lucente superficie, ma, davanti alle montagne della Vallelunga e nelle vicinanze del Passo Resia, in questo bacino d’acqua, il più grande della provincia nord-occidentale di Bolzano, la fiaba si trasforma in tragedia: la leggenda del campanile sommerso.

Siamo nel 1920 e, a seguito della Prima Guerra Mondiale, nell’area viene intrapreso un progetto, quello della costruzione di un bacino artificiale per la produzione di energia elettrica: la concessione del livello di acqua è fino ai 5 metri e la preoccupazione per i paesi vicini di Curon e Resia minima.

Ma nel 1939 lo Stato concede anche la costruzione di una diga in basso al lago Mittersee, per permettere il ristagno d’acqua fino a 22 metri: la popolazione dei due paesi viene così dimenticata. Il progetto con la Seconda Guerra Mondiale viene abbandonato e gli abitanti dell’area sperano che tutto venga dimenticato ma nel 1947 si prosegue con la costruzione del lago artificiale.


Il campanile sommerso del Lago di Resia


Nel 1950 è tutto pronto. Il Lago di Resia e il Lago di Curon vengono uniti, mentre il Lago di San Valentino, più a sud, rimane al suo stato originario.

Ma l’acqua si alza e ben 677 ettari di terreno vengono sommersi: è la fine di Curon.

Le famiglie perdono i loro beni e sono costrette ad emigrare in baracche, i risarcimenti sono esigui, Curon Venosta scompare per sempre inghiottita dall’acqua, così come anche parte del comune di Resia, oggi alla profondità di 22 metri.

Ciò che rimane di quello che un tempo era il vecchio Curon Venosta è il campanile del 1355-57, quello della Chiesa romanica di Santa Caterina d’Alessandria, collegato alla chiesa del 1832-38: sotto la protezione delle Belle Arti e simbolo oggi del comune di Curon si staglia a ricordare una triste vicenda e un passato ormai scomparso.

Una nuova Curon sorse a seguito della tragedia, diventando un paese che negli ultimi anni si è trasformato in un centro per il turismo invernale, sulla riva del Lago di Resia e con vista campanile.

Secondo una leggenda popolare, nelle notti di inverno, quando il lago si ghiaccia e il campanile può essere raggiunto a piedi, si sentono ancora suonare le campane, quelle stesse che però vennero rimosse prima della creazione del bacino artificiale stesso: una leggenda che però contribuisce ad accrescere il fascino di questo luogo!

La bellezza e la particolarità di Curon e del Lago di Resia sono diventate anche recentemente protagoniste di una serie italiana, “Curon”, registrata da Indiana-Production per conto della piattaforma Netflix. La prima stagione è uscita proprio quest’anno ed è un dramma sovrannaturale che, grazie anche all’aiuto della location, porta lo spettatore in un viaggio incredibile lungo sette episodi.


Foto della vecchia Curon e del campanile

Si seguono le vicende di Anna, ragazza madre, e della sua famiglia, composta dai gemelli adolescenti Daria e Mauro: al ritorno nel paese di origine della madre, Anna scompare e i figli cercano di ritrovarla scavando nel suo oscuro passato e scoprendo terribili segreti della stessa Curon, cittadina all’apparenza tranquilla.

È un viaggio tra leggenda e sovrannaturale, che porta anche alla scoperta di se stessi, di Curon e della sua storia: la magia di Curon rivive sullo schermo e porta, grazie anche a Netflix, la sua triste storia in tutto il mondo.

Non serve andare lontano per ritrovare magia e tragedia… c’è il campanile di una città sommersa, nel bel mezzo di un lago artificiale, a ricordarcelo.

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