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I Pionieri delle figure rosse. Competizione e bellezza

Di Silvia Urtone


Atene, VI sec. a.C.

La ceramica attica è estremamente produttiva, la tecnica a figure nere viene utilizzata con successo creando opere uniche e meravigliose come quelle dell’artista Exechias.

Nel 530 a.C. si assiste alla nascita dell’innovativa tecnica a figure rosse, una tecnica che permette una migliore resa dei particolari e che, in un primo periodo, viene affiancata alla vecchia su più vasi, non ancora del tutto appresa ed esplorate e padroneggiate le sue infinite possibilità.

Ma ecco che arriviamo al ventennio tra il 520 e il 500 a.C., gli anni dei cosiddetti “Pionieri delle figure rosse”, gli anni di coloro che, pur non avendo inventato questa nuova tecnica, la sviscerano e la studiano da tutte le angolazioni possibili, arrivando a creare capolavori di un livello qualitativo così alto che difficilmente verrà superato negli anni a venire.

La tecnica a figure nere permetteva solamente di incidere i particolari mentre questa nuova apre la strada alla creazione di dettagli più minuziosi attraverso l’uso del pennello.

“Pionieri” è il nome sotto il quale lo studioso John Beazley ha riunito insieme un gruppo di ceramografi greci dell’età tardo arcaica: sono personaggi che partecipano attivamente alla vita sociale di Atene, amano mostrarsi in questa veste anche nelle loro opere e lasciano le loro firme su queste.

Come detto, non sono gli inventori della tecnica ma sono coloro che ne sperimentano le potenzialità, dal disegno alla composizione, dallo studio anatomico alla raffigurazione del movimento, mostrando quanto la tecnica a figure rosse possa essere grande!

Sono rivali, più in maniera giocosa che seria, si confrontano e battibeccano l’un l’altro, si sfidano in gare di abilità, motteggiano sulle proprie opere, usando la parola scritta in modo più ricco di quanto non avvenisse in precedenza: ciascuno è consapevole del proprio valore e della propria bravura, lascia la propria firma sulle opere e infierisce bonariamente sul proprio rivale.

Ma quali sono i nomi di questi “Pionieri”?

Non conosciamo i veri nomi, quelli con cui si firmano sui vasi sono dei nomignoli, come Euphronios, il saggio, Euthymides, il buono e Smikròs, il piccoletto.

Sono artisti che appartengono alla stessa generazione dei maestri che realizzavano vasi con entrambi gli stili, forse un po’ più giovani e formatisi solo nella nuova tecnica a figure rosse, sono artisti che partecipano attivamente alla vita della città, che rappresentano spesso simposi e scene in palestra, attività preferite del giovane ateniese del tempo: sono artisti e rivali del loro tempo che mostrano all’ateniese di VI sec. e a noi, abitanti del XXI sec., tutta la bellezza della tecnica a figure rosse.

Euphronios, il saggio, predilige i grandi vasi, in particolar modo i crateri a calice che permettono di avere molto spazio su cui dipingere e creare ricche composizioni, pretesto continuo per studiare la figura anatomicamente e nel dettaglio: il risultato è la raffigurazione di atleti ed eroi che paiono statue dipinte!


Cratere di Sarpedonte, Euphronios


Il disegno è fluido, sicuro, il modellato è reso con vernice diluita, le pieghe delle vesti profonde e piene di vita, i personaggi vigorosi, aggraziati e vivaci anche in scene di estrema tensione drammatica.

È questo il caso del cratere a calice con trasporto del cadavere di Sarpedonte, sottratto clandestinamente a Cerveteri, illegalmente acquistato dal Metropolitan Museum ma finalmente restituito all’Italia, al Museo di Cerveteri. Sarpedonte, principe di Licia e figlio di Zeus e Laudamia, fu un eroe troiano che venne ucciso da Patroclo vestito delle armi di Achille; dopo la sua morte i Greci iniziarono a infierire sul suo corpo senza vita e allora intervenne Zeus che inviò il Sonno e la Morte per trasportarlo in Licia dove ricevette gli onori funebri dopo essere stato lavato, unto di ambrosia e rivestito di vesti divine da Apollo. Proprio il trasporto dell’eroe da parte dei due gemelli e sotto l’occhio vigile di Ermes è quello che viene rappresentato dall’artista sul lato principale del vaso: i personaggi sono identificati da un’iscrizione, di grande interesse per l’autore è la resa del corpo umano e la sua collocazione nello spazio, Ermes è riconoscibile dai suoi tipici attributi, il petaso (il copricapo) e i calzari, ai lati della scena Hyppolitos e Leodamas, come guardie d’onore, sorreggono scudi e si appoggiano alle lance, Sarpedonte è raffigurato al centro della scena, nudo, senza vita, con un corpo statuario ma non privo di durezze per la posizione innaturale del braccio destro.

Scorci arditi, disegno nervoso e accurato, superbo uso della vernice, abilità nella resa anatomica, scene non solo mitologiche ma anche di vita quotidiana, come atleti che si allenano e donne a banchetto…questo è Euphronios.


Anfora con comasti danzanti, Euthymides

Con questi gareggia bonariamente Euthymides, il buono, forse più giovane di qualche anno, il quale predilige le anfore, l’effetto generale della composizione rispetto allo studio e al dettaglio anatomico, la resa del panneggio alla monumentalità plastica delle figure. La qualità del disegno è la medesima ma alla potenza formale contrappone la grazia delle sue eleganti figure creando per lo più gruppi di tre o quattro personaggi, preferendo scene con atleti, comasti (i partecipanti ebbi e sfrenati a cortei rituali) e vestizione di guerrieri.

La concorrenza con Euphronios è aperta e risaputa tanto da scrivere sull’anfora con comasti danzanti di Monaco “come mai Euphronios”, frase in cui si è voluto leggersi il vantarsi della propria superiorità rispetto all’altro.

I Pionieri sono rivali, scherzano, sottolineano la propria bravura a discapito degli altri del gruppo, ma non sono mai imitatori l’uno dell’altro.

La bellezza e potenza delle loro opere a figure rosse è sorprendente e sembra dire “eccoci, provate a superarci!”.


#archeologia #Euthymides #Euphronios

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