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Marito e moglie insieme per sempre. I sarcofagi gemelli del Louvre


Il mondo dei sarcofagi degli antichi romani è un mondo affascinante in cui la morte appare dolce e non più come qualcosa che fa paura.

E per trasmettere questa serenità i committenti e gli artisti scelgono di usare la mitologia, i meravigliosi racconti che avvicinano gli uomini agli dèi e permettono ai vivi di guardare col sorriso a colui che li ha appena lasciati.

Il defunto ha avuto una vita felice, ha seguito la retta via e ora è in compagnia delle divinità e può vivere per sempre senza affanni e in un Oltretomba di gioia…cosa volere di più?

Questo è quello che ci racconta una particolare coppia di sarcofagi conservata al Louvre, risalente al periodo tardo severiano (230 d.C.), in cui il mito di Selene ed Endimione e quello di Dioniso e Arianna sono stati usati per omaggiare chi non c’è più.

I due sarcofagi, ritrovati a Saint-Médard-d’Eyrans, vicino Bordeaux, sono gemelli e probabilmente appartenenti alla stessa bottega, sono poi stati esportati nelle province occidentali dell’impero, e sono stati trovati impilati, riusati nel IV d.C.

In origine forse erano stati realizzati per due coppie da seppellire insieme ma alla fine nel sarcofago con Arianna si è trovato solo uno scheletro femminile mentre in quello di Endimione uno maschile…forse la coppia a cui erano destinati era una, con l’uomo paragonato a Endimione e la donna ad Arianna!

Ma andiamo con ordine e diamo un’occhiata più approfondita.

Nel sarcofago con Selene e Endimione la scena è organizzata in maniera tale che la figura della dea della luna Selene si venga a trovare esattamente al centro mentre, scendendo dal carro, avanza verso destra dove giace l’amato Endimione dormiente.

Ad assistere un pastore, Aura, Tellus, la terra, sdraiata e con la cornucopia dell’abbondanza, e Ninfe: tutto intorno nessun elemento paesaggistico o architettonico ma animali e Amorini, a indicare l’ambientazione bucolica del monte Latmos e la scena d’amore che ivi si svolge.

Al centro di tutto Selene, guidata da Amorini con fiaccole, scende dal carro con una fiaccola nella sinistra, un chitone allacciato sotto il seno e un mantello, svolazzanti e fortemente erotici, e si avvia verso il giovane amato addormentato che non è nudo ma ha le vesti del cacciatore. Dietro Endimione, un giovane Hypnos, il Sonno, che da un papavero gli versa negli occhi un liquido ipnotico, e la personificazione del monte Latmos.



Il coperchio è tutto decorato, con al centro una tabula aniconica senza scritte retta da due Amorini alati, e delimitato da due maschere angolari di Helios e di Selene, le quali indicano l’intervallo temporale in cui avvengono gli incontri tra Selene e Endimione; scene bucoliche e quella del giudizio di Paride, chiaro riferimento al trionfo dell’amore dei due protagonisti del sarcofago e della bellezza della donna/Selene, completano il tutto.

Un rilievo ricco di figure e irrequieto, quasi si volesse riempire interamente lo spazio, come per una sorta di horror vacui, ma entrambi i volti dei protagonisti risultano stranamente sbozzati: quello di Selene presenta un accenno delle cavità degli occhi e del profilo del naso e ha inciso il contorno dei capelli mentre quello di Endimione, appare quasi del tutto levigato e ancora da sbozzare.

Nel sarcofago con Dioniso e Arianna si snoda, invece, il ricco e movimentato corteo del dio dell’ebbrezza, caratterizzato da Centauri e Menadi che suonano e ballano, sileni, satiro danzanti e…al centro vi è il carro da cui scende Dioniso, il quale incede, con un piede che già tocca il terreno, con le foglie di vite, l’edera e un diadema tra i capelli, il mantello sui fianchi, e il tirso appoggiato sulla spalla sinistra.

A destra Arianna, circondata da altre figure del tiaso, nuda, col mantello sceso sui fianchi che le copre la parte inferiore del corpo, è nella stessa posizione di Endimione, con il braccio destro piegato dietro la testa.

Vi è un gioco di staticità e movimento, lo sguardo dell’osservatore girando fra le figure del corteo risulta poi inevitabilmente catturato dalla dormiente, la vera e unica protagonista del sarcofago.

Anche in questo caso il coperchio presenta una tabula aniconica ed è delimitato da due maschere di Menadi, con lunghi capelli, edera e tralci di vite; in aggiunta raffigurazioni del dio sul carro, del suo corteo e il curioso busto di un togato.

In questo caso i volti non finiti sono quello di Arianna con il contorno dei capelli tracciato e la vaga indicazione di dove dovessero essere occhi e naso e sul coperchio quello della figura togata, la cui massa è completamente informe e non riconoscibile: la donna morta come Arianna e il marito come un cittadino romano esemplare.


Due scene d’amore, due scene centrali di due miti, Selene che va a trovare l’amato Endimione e Dioniso che scopre e si innamora di Arianna. Attorno elementi che non fanno altro che alimentare il sentimento di gioia e meraviglia che rassicurare i vivi della felicità completa raggiunta dai defunti.

Perché i defunti sono Endimione e Arianna, due mortali amati da due divinità. E l’amore degli dèi è lo specchio dell’amore che in vita e in morte ha unito e continua a unire marito e moglie.

Una cura estrema per due sarcofagi speciali…ma perché alcune teste principali sono incomplete?

Reimpiego, mancanza di tempo, una morte improvvisa, una cosa voluta…ma i livelli di sbozzatura sono diversi, qualcosa di voluto forse vi è stato.

Non sappiamo se gli scheletri nei sarcofagi fossero quelli della coppia originaria o se vi sia stato un errore nella mancata completezza di volti, ma l’amore e la celebrazione dei due protagonisti sono tangibili.

L’uomo è l’Endimione che la moglie viene a trovare in sogno, la donna è l’Arianna che viene contemplata: vi è un intrico di vita e morte in cui non si sa chi sia morto prima, vi è un desiderio di ricongiungersi, vi è la bellezza dei miti, vi è la serenità.

E al centro di tutto è l’amore.

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