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L' ''Ecce Homo'' di Palazzo Bianco a Genova: è un Caravaggio?


Sono ancora tanti i quadri che vengono attribuiti a Caravaggio con molte riserve e dubbi. Uno di questi è l’ “Ecce Homo”, conservato a Palazzo Bianco a Genova e oggi in mostra, insieme ad altri dipinti di area genovese, a Palazzo della Meridiana, situato sempre nella capitale ligure.

La sua storia è molto recente. È stato infatti ritrovato nel 1953 nei depositi di Palazzo Rosso da Caterina Marcenaro, direttore dell’Ufficio di Belle Arti del comune di Genova. La tela era fortemente danneggiata dai bombardamenti della guerra ed urgeva al più presto un restauro. Molto interessante è il fatto che nessuna importante fonte antica parla di questo dipinto. Vedremo tra poco l’unica conosciuta. Nessun biografo di Caravaggio ne parla, né sono stati ritrovati documenti che ne attestano l’esistenza. Quindi in che modo si è riusciti ad ipotizzare che la mano sia proprio del Merisi? Solamente su base stilistica e tecnica.

Un dato importante riguarda il considerevole numero di copie che si trovano in Sicilia. Questo è un chiaro indizio che il quadro si sia trovato, anche se per un breve periodo, proprio in Sud Italia.



Il restauro ha evidenziato degli elementi molto importanti, alcuni dei quali sembrano propendere verso le tecniche usate da Caravaggio. Per prima cosa il quadro presenta una serie di pentimenti: la spalla e le braccia del Cristo hanno subito delle riduzioni, come il copricapo di Pilato ha delle sovrapposizioni di campiture pittoriche. Un altro elemento interessante è la tecnica detta “a risparmio”, molto usata da Caravaggio già nelle prime pale romane (le tele della Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi sono un esempio). In cosa consisteva? Caravaggio usava la preparazione scura per dipingere le parti in ombra e tutto quello presente sul fondo aveva invece preparazione a vista. Dipingeva quindi solo le parti in chiaro e lasciava poi a vista la preparazione scura dell'opera. Visti i numerosi pentimenti è stato escluso che si tratti di una copia. Solitamente i copisti non erano soliti apporre molte modifiche dato che si rifacevano in tutto e per tutto al quadro originale.

Posto queste premesse, chi era il committente? Le ipotesi sono molte e ancora oggi non si hanno certezze. Secondo la studiosa Maria Cristina Terzagni la tela venne richiesta in seguito all’elezione di Giannetto Doria a vescovo di Palermo nel 1609.

Secondo invece il Longhi la tela dell’ “Ecce Homo” sarebbe nata da una sorta di gara con altri pittori: il Cigoli e il Passignano. Questi due, insieme a Caravaggio, sarebbero stati contattati da un certo monsignor Massimi per realizzare un dipinto che rappresentasse l’Ecce Homo. I documenti del Cardi (il nipote del Cigoli) parlano di questa contesa e anche Caravaggio scrive una nota interessante:

«Io Michel Ang.lo Merisi da Caravaggio mi obbligo di pingere al Ill.mo S [Ignor] Massimo Massimi p [er] esserne statto pagato un quadro di valore e grandezza come quello ch’io gli feci già della Incoronatione di Crixto p [er] il primo di Agosto 1605. In fede ò scritto e sottoscritto di mia mano questa questo dì 25 Giunio 1605. Io Michel Ang.lo Merisi»

Si apprende così che Caravaggio aveva già realizzato un altro quadro per il Massimi, ossia un’ “Incoronazione di spine” (che molti hanno identificato con la tela presente a Palazzo degli Alberti a Prato). Inoltre si impegnava a portare a termine entro il 1605 il nuovo dipinto. In ogni caso in questo passo non viene citato il soggetto del dipinto in questione: si tratterà davvero dell’ “Ecce Homo”?

Bellori ci dice invece che l’ “Ecce Homo” di Caravaggio sarebbe partito alla volta della Spagna e giunse nei beni di Juan de Lescanes, ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede.

Per quanto riguarda il soggetto, si è seguito il Vangelo di Giovanni. Viene rappresentato il momento in cui, dopo che Pilato aveva interrogato il Cristo e non aveva trovato nessuna colpa, chiede al popolo che cosa fare: rilasciare lui o Barabba? La folla, come sappiamo, scelse la morte di Gesù che fu così condotto alla sua flagellazione, vestito come re dei Giudei, con la corona di spine sul capo e il mantello porpora sulle spalle, in segno di scherno. Quando Cristo uscì davanti alla folla, Pilato esclamò: “Ecco l’uomo”. Caravaggio dipinge così Cristo e Pilato in primo piano, a mezzo busto e l’aguzzino alle loro spalle. Gesù ha il capo chino e guarda verso il basso, Pilato (che è la figura meno caravaggesca di tutte) lo indica per chiedere al popolo se sacrificare lui invece che Barabba e il carnefice sullo sfondo sta facendo indossare il mantello al Cristo. L’elemento particolare è il parapetto dipinto in basso, che suggerisce il balcone da cui si affacciavano. Mai Caravaggio aveva utilizzato prima un espediente simile e questo è uno dei motivi per cui c’è tanta scetticità sulla sua autografia.


[L'Ecce Homo del Cigoli]

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