La ''Negazione di Pietro'' di Caravaggio


È in corso a Napoli nel Museo di Capodimonte una mostra dedicata al periodo partenopeo di Caravaggio, di cui abbiamo avuto modo di parlare in qualche articolo passato. Purtroppo non sono presenti tutti i capolavori che il Merisi avrebbe dipinto durante questo periodo che potremmo definire “burrascoso”, in quanto successivo alla fuga da Roma per l’uccisione di Ranuccio Tomassoni. La bellissima “Crocifissione di Sant’Andrea”, custodita al Museo d’Arte di Cleveland, è in restauro e in una sala della mostra è proiettato un video-documentario che spiega la sua pulitura e mostra come tornerà a splendere della sua originaria bellezza.

Un altro assente è la bellissima “Negazione di Pietro”, conservata a New York, al Metropolitan Museum of Art. L’opera era proprietà della famiglia Savelli. Nel 1964 era ancora in possesso della principessa Elena Imparato Caracciolo a Roma. Sarà poi venduta a dei nobili svizzeri, per passare in seguito nelle mani di Herman Shickman che vendette il quadro al MET nel 1997.



Secondo la critica l'opera è stata dipinta durante il soggiorno napoletano, ancora incerto se si tratti del primo o secondo, anche se i più sono d’accordo con una datazione molto tarda, intono al 1609, quindi poco prima della morte del pittore. Non sappiamo però come il quadro raggiunse Roma, dato che è stato realizzato a Napoli. Forse fu commissionato e poi spedito? In ogni caso è indubbia la sua appartenenza stilistica al periodo napoletano. Il contrasto netto tra luci e ombre è tipico di altre opere di questo periodo (“Flagellazione” di Rouen, “Salomè con la testa del Battista” di Londra e di Madrid…). La storia della negazione di Pietro è raccontata in tutti e quattro i vangeli in modo molto dettagliato. Si colloca subito dopo la cattura di Cristo nell’orto (di cui Caravaggio dipinse una tela magnifica, la più bella di tutta la sua produzione), quando quest’ultimo fu portato nel palazzo del sommo sacerdote per essere interrogato. Pietro seguì Gesù, ma si confuse tra i servi presenti nel cortile del palazzo. Proprio in questo frangente una donna lo ferma perché lo riconosce come un discepolo di Gesù. Pietro rispose negando per ben tre volte, come gli aveva predetto il Cristo nell’Orto degli ulivi. Caravaggio rappresenta questo preciso momento. La scena si sviluppa in senso orizzontale: Pietro, la serva e un soldato sono raffigurati a mezzo busto. Bellissima la figura dell’apostolo che, con entrambe le mani, indica se stesso e allo steso tempo nega di essere un discepolo di Gesù per paura di essere arrestato. Nei suoi occhi però si legge già il pentimento del gesto compiuto e rammenta le parole pronunciate da Gesù: lo avrebbe ha tradito!

La donna ha il volto illuminato a metà e si volta verso il soldato come per chiedere informazioni: non sembra convinta di quello che dice Pietro. Lo sfondo è uniforme, di un color terra bruciata, che non riesce a far capire se si tratti di un ambiente interno o esterno.

Il soldato in realtà non è menzionato nei vangeli ed è stato quindi un aggiunta di Caravaggio che, posizionandolo molto in ombra, lo fa apparire minaccioso. I soldati inoltre sono figure già usate dal Merisi. Basti ricordare la “Cattura di Cristo” menzionata poco sopra.

La cosa straordinaria, tipica dell’arte di Caravaggio, è che la figura di Pietro, un apostolo, non è elevata a rango superiore. Il pittore non lo dipinge come fosse un martire e non lo esalta come fondatore della Chiesa. Pietro è una persona comune, con i suoi difetti e con tutte le paure di un comune essere umano. Si mette così in evidenza l’elemento psicologico.


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Emozione Arte 2020

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