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Riapre al pubblico la Sala delle Asse a Milano dopo sei anni di restauri


Dopo sei anni di restauri riapre al pubblico la famosa Sala delle Asse nel Castello Sforzesco di Milano, con i bellissimi disegni di ramificazioni, intrecci vegetali e gelsi attribuiti a Leonardo da Vinci. I disegni erano coperti da tredici strati di intonaco e la pulitura è riuscita a riportare alla luce quello che era stato nascosto per tantissimo tempo. Il soffitto finge un grande "trompe l'oeil": dal centro parte la radice, (detto "Monocromo" perché in bianco e nero) e sulla base è visibile un pergolato di diciotto alberi di gelso che si intrecciano tra loro per arrivare sulla volta e sorreggere lo stemma degli Sforza. Tra i fitti intrecci di rami si aprivano dei paesaggi che dovevano così "sfondare" illusionisticamente la parete.


Leonardo lavorò per gli Sforza dal 1497, ma la costruzione della Sala è precedente. Sembra che il muro esterno sia trecentesco, per poi avere l'innalzamento delle superfici nel Quattrocento. La volta è stata costruita nel 1467 tra Francesco I e l'arrivo di Galeazzo Maria. La prima decorazione venne chiesta all'architetto Bartolomeo Gadio. Doveva essere simile alle sale vicine, quindi con i simboli delle secchie e del cimiro di fuoco, separati dalle razze su uno sfondo rosso fuoco. Pare però che l'opera non sia mai stata completata. Negli anni Settanta del Quattrocento si coprì la sala con delle assi di legno, anche le lunette e il soffitto. Il motivo era dovuto ad un'esigenza di ordine pratico: il legno conteneva la temperatura e l'umidità.

Leonardo ci lavorò dal 1497 al 1499. Il duca voleva che la decorazione del soffitto si collegasse con le due sale vicine, le cosiddette "Salette Nere". Purtroppo non sappiamo tanto di questi tre anni di lavoro. Leonardo era sempre stato molto lento nella realizzazione delle sue opere, soprattutto murali. Basti ricordare il "Cenacolo" dipinto con tempera ad uovo e non ad affresco, dato che voleva raggiungere quella tecnica dello "sfumato" a lui tanto cara. Il risultato però fu un deterioramento già dopo soli vent'anni. Molti suoi contemporanei già ne parlavano, chiedendosi come mai la pittura murale fosse già così rovinata. In ogni caso Leonardo nel 1499 fu costretto a lasciare Milano per l'arrivo dei francesi. Ludovico il Moro scappa e il maestro vinciano salpa alla volta di Venezia e poi Mantova (dove incontrerà Isabella d'Este che chiese all'artista il suo ritratto, di cui rimane solo un disegno preparatorio che la raffigura di profilo).

Non sappiamo se durante il suo secondo soggiorno milanese, Leonardo continuò a lavorare alla Sala delle Asse insieme agli allievi. Sappiamo però che già nel 1498 erano visibili i gelsi. Ne parla infatti Luca Pacioli nel suo "De Divina Proportione", in cui si racconta di una riunione che si doveva tenere nella "camera dei moroni". "Morone" in milanese significava proprio gelso.

Dopo la caduta degli Sforza si inizia a perdere memoria della Sala delle Asse e di conseguenza non ci si interessa più al suo mantenimento e conservazione.


Solo alla fine del Quattrocento ci sono i primi interventi ad opera di Luca Beltrami, che vi lavora tra il 1893 e il 1902. Sarà Ernesto Rusca a ridipingere volta e lunette con lo stesso soggetto ma in uno stile diverso da quello leonardesco.

La Sala delle Asse sarà visibile fine al 12 gennaio 2020 poi verrà nuovamente richiusa al pubblico per continuare i restauri.


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