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''Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza''. Mostra alle Scuderie del Quir


Per il cinquecentenario dalla morte di Leonardo da Vinci, le Scuderie del Quirinale di Roma hanno inaugurato una mostra dedicata ad uno degli aspetti più importanti, anche se a volte poco esplorati, del genio vinciano: la scienza. Noi storici e amatori d'arte siamo sovente più propensi ad addentrarci in quelle che sono le opere pittoriche di Leonardo. In realtà l'artista dedicò una gran parte della sua vita allo studio scientifico: natura, ingegneria civile e da guerra, scienza... Era molto più interessato a queste tematiche che alla pittura, a cui si dedicò anche se con minore "impegno", realizzando in ogni caso delle opere magnifiche, di cui ancora oggi ci si interroga sul significato.

La mostra è scandita in dieci sezioni e in ognuna di esse è esposto un foglio con i disegni di Leonardo presenti nel Codice Atlantico (in prestito dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano). Per chi non lo sapesse il Codice Atlantico è una raccolta di disegni e appunti di Leonardo. Il maestro studiò tanto in vita e appuntò le sue idee su dei fogli. Nel 1519, dopo la sua morte ad Amboise, Francesco Melzi, l'allievo più talentuoso e colto, ereditò tutta la raccolta dei suoi manoscritti, li riordinò e li portò con sé a Milano, nella villa di Vaprio d'Adda. Saranno affidati al figlio Orazio e poi, sfortunatamente, furono smembrati e di molti si persero le tracce. I fogli non hanno un ordine preciso e abbracciano un periodo che va dal 1478 al 1519. Nel 1972 i fogli del Codice vennero restaurati e li racchiusero in dodici volumi. Nel 2008 si decise di sfascicolarli per permettere di esibirli e spostarli singolarmente in varie sedi museali.

In mostra, oltre ai disegni, sono esposte ricostruzioni delle "macchine" inventate da Leonardo, manoscritti antiche, volumi e dipinti provenienti dai più importanti musei del mondo.

In questa sede analizzeremo però solo alcune sezioni, quelle ritenute più significative.

Molto interessante la sezione dedicata al "Disegno e prospettiva". La prospettiva in particolar modo è uno degli argomenti più significativi nella storia dell'arte. Quasi inesistente nell'antichità e nel Medioevo (ci sarà una spinta verso di essa solo con Giotto), sarà Leon Battista Alberti a scrivere il primo trattato sulla prospettiva matematica e geometrica, il famoso "De Pictura". Da questo momento in poi tanti altri artisti rinascimentali si cimenteranno nell'uso e nello studio di questa pratica (non dimentichiamo il "De Prospectiva pingendi" di Piero della Francesca). Anche Leonardo ne fu affascinato e si dimostrò un vero intenditore, dando prova di abilità sia nella prospettiva geometrica che nella resa stereometrica dei solidi. In questa sezione sono esposti due disegni: uno raffigurante lo studio di una ruota dentata vista in prospettiva e l'altro che vede un uomo seduto davanti al prospettografo (camera oscura) mentre disegna le coordinate e le misure dell'oggetto inquadrato. Si sono messi a confronto i quattro famosi disegni di Albrecht Durer che raffigurano il pittore mentre disegna vari soggetti con l'uso del prospettografo. Sempre in sala è presente il trattato medievale di John Peckham, il "Perspectiva Communis", dedicato alla geometria e agli studi di ottica che Leonardo aveva da sempre voluto avere nella sua biblioteca personale (che contava circa centocinquanta libri, che purtroppo non sono stati ritrovati). Sempre in questa sezione è presente il trattato "Thaumaturgus opticus" di Jean François Niceron, di cui abbiamo avuto modo di parlare tempo fa per quanto riguarda i bellissimi affreschi "anamorfistici" conservati nel convento della chiesa di Trinità dei Monti a Roma. Niceron era un frate, matematico e pittore francese, che viveva proprio nel convento di Trinità dei Monti. Il suo studio partiva da Euclide e Alberti, per arrivare a Durer e Vignola. Nel trattato qui esposto si occupa proprio di anamorfismo e di fenomeni di rifrazione della luce e delle ombre (un anno fa fecero una mostra molto bella a Palazzo Barberini, proprio dedicata al tema dell'anamorfismo e alla distorsione delle figure e Niceron era uno dei protagonisti).


[Studio per una pompa idraulica/Uomo con prospettografo, 1478-1480, Milano, Venerando Biblioteca Ambrosiana ]


[Jean François Niceron, Thaumaturgus opticus, 1646, Firenze, Biblioteca Nazionale Central]


Un'altra sezione molto interessante è quella dell' "Ingegno del fare". Leonardo studiò numerose macchine da lavoro, progettate seguendo la pratica della bottega rinascimentale. Tra il Medioevo e il Rinascimento si inventarono macchine che presentavano l'unione della ruota dentanta con il sistema della biella manovella e si introdusse la vite senza fine. Leonardo si trovava a Milano, alla corte di Ludovico il Moro, il suo protettore. Erano gli anni in cui si stava dedicando al "Cenacolo" di Santa Maria delle Grazie (1495-97), per cui impiegò almeno tre anni per completarlo, volendo raggiungere quella tecnica dello sfumato da sempre professata. In questa sezione è esposto un disegno che raffigura un filatoio ad alette mobili, raffinato e meravigliosamente disegnato. Si può ammirare così la sua ricostruzione, creata da Giovanni Strobino nel 1933. La macchina in questione era molto importante perché in quegli anni i Visconti a Milano avevano dato un grande impulso alla lavorazione della lana e della seta. Quale era il problema? Per l'industria tessile era importante realizzare un filato continuo, ma solo la seta si ottiene dallo svolgimento del bozzolo. Per le altre fibre, come la lana o il cotone, si doveva filare. Leonardo inventa così una ruota per filare ad alette mobili con cui si distribuiva uniformemente il filo sulla rocchella. Il lavoro era così più veloce. Leonardo studia anche dei torcitoi per corde che lavoravano fino a sedici trefoli insieme. I Visconti avevano bisogno di macchinari del genere per velocizzare le attività di filatura.


[Filatoio con fuso ad alette mobili, 1495, Milano, Venerando Biblioteca Ambrosiana]

La sezione per noi più significativa è l'ultima, quella del dedicata al "Mito di Leonardo". La figura del genio vinciano non è stata riscoperta subito. Ci vollero anni affinché venisse rivalutata. Si dovrà attendere il 1796 per veder nascere il mito di Leonardo ingegnere e scienziato. I suoi manoscritti erano infatti caduti nell'oblio. Saranno fatti requisire da Napoleone e portati a Parigi, dove vennero studiati in modo approfondito. I codici del maestro saranno poi pubblicati per la prima volta in Francia e successivamente in Italia. In questa sezione è messo in evidenzia il modo in cui, durante il regime fascista, la figura di Leonardo venne elevata a quella di genio assoluto. Leonardo diventa il simbolo italiano per celebrare l'autarchia e il primato del razza italica. I fascisti esibirono con orgoglio i suoi studi scientifici, artistici e ingegneristici, sottolineando come la sua figura fu importantissima nel panorama artistico italiano del Cinquecento. Per questo doveva essere presa come esempio da copiare e imitare. È esposto il grande manifesto della mostra che si tenne a Milano, a Palazzo dell'arte al parco, intitolata "Leonardo da Vinci e delle invenzioni". Un uomo con la fiaccola tricolore in mano occupa quasi tutta la pagina del manifesto, simbolo dell'Italia che rinasce grazie alla conoscenza de genio di Leonardo. Sono esposti anche pagine di giornali d'epoca, cataloghi e soprattutto, davvero interessante la copia dell' "Ultima Cena" di Leonardo da parte di Raffaello Morghen del 1797-1800, realizzata ad acquaforte e bulino. Come molti di voi sapranno, l' "Ultima Cena" inizierà il suo declino già vent'anni dopo la sua ultimazione. La particolare tecnica con cui venne dipinta (tempera ad uovo su muro) portò ad un deterioramento precoce, tanto che sarà testimoniato da tanti contemporanei di Leonardo. Così in molti cercarono di copiare il "Cenacolo", soprattutto per le novità iconografiche. Leonardo scelse il momento in cui dichiarò che qualcuno di loro l'avrebbe tradito. Lo sgomento sui volti dei discepoli è qualcosa di magistrale, i cosiddetti "moti dell'animo".

Per scoprire le altre sezioni della mostra, non vi resta che andare a visitarla. Avete tempo fino al 30 giugno.


[Mostra di Leonardo e delle invenzioni italiane, 1938, Manifesto pubblicitario su carta, Treviso, Museo Nazionale Collezione Salce]


[Raffaello Morghen, Ultima Cena di Leonardo da Vinci, 1797-1800, Milano, Civica Raccolta delle Stampe "Achille Bertarelli"]

Le foto sono state scattate alla mostra alle Scuderie del Quirinale

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