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Atene, il IV sec. a.C. e il desiderio di Pace e Benessere: la creazione dell’artista Cefisodoto


Se guardiamo la statua che stiamo per andare ad affrontare sembra strano e inappropriato il titolo di questo articolo…Suvvia, in fondo l’opera coglie una donna in contemplazione del proprio bambino tenuto amorevolmente in braccio!

Ma se andassimo ad esplorare i retroscena, il periodo storico in cui è stata realizzata e anche il titolo stesso della scultura ci accorgeremmo che la situazione è più complessa e guarderemmo con occhi diversi l’“Eirene e Ploutos” di Cefisodoto.

Ci troviamo in Grecia, alle soglie del IV sec. a.C., l’età classica di questa fiorente cultura.

La Guerra del Peloponneso è appena terminata (404 a.C.), il tramonto della supremazia ateniese è segnato, Sparta si afferma ma la pace è ancora lontana. L’esercito spartano è costretto più volte a intervenire in Asia Minore, nel 396 a.C. espugna Sardi e ciò al contempo provoca problemi nei rapporti con le città greche e le ingerenze sempre più massicce del regno di Persia che nella precedente guerra si era schierato con Sparta. Le guerre locali infuriano, Sparta si oppone alla nuova alleanza di Atene, Tebe, Argo e Corinto e dal 395 al 386 a.C. la guerra si protrae senza vincitori. La crescente ripresa della potenza marittima ateniese desta la preoccupazione della Persia e, per costringere Atene a cercare la pace e porre fine alla guerra, Antalcida, comandante spartano della marina militare d’accordo con i persiani, si dirige verso l’Ellesponto per bloccare le scorte di grano che arrivavano ad Atene.



Per sfinimento si giunge alla pace con Atene e le altre poleis, la cosiddetta pace di Antalcida, dal nome del delegato spartano, o “pace del Re”, per porre l’accento sul fatto che fu voluta dai persiani, i quali ne stabilirono i punti cardine: è un primo esempio di “pace comune”, ossia di un trattato di pace garantito da sanzioni, approvato da tutti gli stati greci e senza limiti di tempo. Viene sancita l’indipendenza di tutte le poleis ma i nuovi territori conquistati nell’Egeo passano sotto l’impero persiano: rompere i patti significa immediata dichiarazione di guerra da parte della Persia.

Tutto ciò segna il ritorno del controllo persiano su Ionia ed Egeo e il rafforzamento dell’egemonia spartana ma la vitalità delle città greche non è del tutto spenta e la nostra Atene nel 377 a.C. riesce a ricostituire la Lega marittima e a sconfiggere Sparta.

È in questo clima di lenta ripresa tra l’avvenuta pace di Antalcida e la pace del 374 a.C., quando le rotte commerciali ateniesi tornano attive, che si colloca la realizzazione del gruppo bronzeo di Eirene e Ploutos. Il gruppo viene commissionato a Cefisodoto il Vecchio, capostipite di una famiglia di scultori e forse padre dell’ancor più conosciuto Prassitele. Posto sull’agorà di Atene l’originale non è giunto a noi ma ha avuto in seguito molta fortuna, ne possediamo diverse copie romane in marmo e quella più completa si trova nella Gliptoteca di Monaco di Baviera.

La situazione in cui è nata la statua e il suo titolo ci fanno allora capire che i soggetti raffigurati sono delle personificazioni della Pace (eirene) e della Ricchezza (ploutos), la cui funzione è quella di una dedica di carattere politico secondo la quale il benessere di una città è figlio della pace ristabilita. Il contenuto propagandistico risulta forte e le due paci che nell’arco di un decennio sono venute a instaurarsi con la ricchezza ateniese che ne è seguita, rendono chiara e significativa l’opera.

Una donna e un bambino non sono il soggetto, ma lo sono due concetti astratti antropomorfizzati, fatti umani, la pace e la ricchezza, con il suggerimento che la seconda sia figlia della prima!

Eirene (la Pace) è quindi la maestosa figura femminile, solida e stante, che porta un mantello sul peplo, ricco di lunghe pieghe ordinate perfettamente incise, il braccio destro sollevato nel reggersi a uno scettro non pervenuto, il destro che sorregge il coprotagonista, Ploutos (la Ricchezza), un bambino, e con in mano una cornucopia non giunta, ulteriore simbolo di abbondanza. Il piccolo ha forme morbide e arrotondate e gli arti si muovono nello spazio con grande vivacità. Le teste sono rivolte l’una verso l’altra e sottolineano lo strettissimo e indissolubile legame tra le due personificazioni: Eirene piega la sua in avanti e verso il basso, Ploutos alza la sua verso l’alto, sollevando al contempo la mano destra verso il volto amato e rassicurante e facendo forza con la sinistra sul braccio di lei.


Tutto evidenza come dalla solidità dell’una dipenda la crescita dell’altra!

La solidità e tradizionalità della composizione richiamano Fidia mentre il gioco di sguardi sembra preludere alle opere di Prassitele. Non sono divinità o eroi ma personificazioni di concetti terreni, concrete aspirazioni della vita di tutti i giorni.

Noi osservatori guardiamo da lontano, siamo quasi esclusi da questa scena di delicata complicità tra la madre Pace e il figlio Ricchezza ma al contempo sappiamo che da questa stessa complicità deriverà per noi una vita felice e prospera.​

Eirene custodisce e alimenta la neonata Ploutos ed entrambe custodiscono noi come una madre i propri figli.


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