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Diego Velásquez: ''Las Meninas'' e il dietro le quinte del quadro


Diego Velásquez è stato il primo artista a mostrare quello che si cela dietro un quadro, il suo retroscena; mai prima d’ora era stato fatto nella storia dell’arte. L’esempio più importante è certamente la grande tela “Las Meninas” (1656), conservata al Prado di Madrid. Velásquez però iniziò questo nuovo “genere” pittorico circa vent’anni prima, in quadri di formato più piccolo che saranno il preludio proprio della “Las Meninas”. Uno di questi si trova al Museum of Fine Art di Boston e rappresenta il principe Baltasar Carlos, il futuro re di Spagna se la morte non l’avesse stroncato in giovane età. Per la prima volta in Velásquez accade qualcosa di nuovo, di mai visto prima. Il pittore apre la focale dell’obiettivo a quello che normalmente non si vede in un quadro, ma che in realtà c’è, il “dietro le quinte” potremmo dire. Oltre al piccolo principe, vestito con un’elegante gorgiera d’armatura, vediamo un nano, o forse una nana, il “giocattolo” di corte, come era d’uso al tempo. Questo nano doveva intrattenere il principe, farlo divertire. Ha infatti in mano un sonaglio (che ricorda la regalità perché ha sulla sommità una corona) e nell’altra una mela (il globo). Il principe reca in una mano il bastone da comando e nell’altra lo spadino, oggetti che sono molto difficili da far maneggiare ad un bambino di pochi anni. Il nano era chiamato ad adempiere a questo compito: fare in modo che il principe si divertisse e mantenesse la posa per Velásquez. È la prima volta che un pittore fa entrare lo spettatore, in maniera così “intima”, dentro un quadro. Possiamo vedere quello che c’è dietro il suo cavalletto, quello che mai prima d’ora nessuno aveva fatto. È uno studio approfondito del ritratto, un’analisi totalmente innovativa, perché vediamo quello che succede nello studio dell’artista. La vita dell’atelier diventa degna di essere ricordata, quello che tutti i pittori eliminavano Velásquez invece dipinge. E questo nuovo modo di fare arte implica anche la presenza dell’artista che si trova lì dietro, con un cavalletto. Per la prima volta percepiamo la presenza dell’artefice del quadro. Inoltre, non si può non notare la netta predominanza del rosso, delle stoffe arabescate e finemente decorate. Velásquez sembra essere il nuovo Tiziano (che fu il suo modello insieme a Rubens).



Baltasar Carlos sarà protagonista di altri due quadri dello stesso tipo. Il più geniale è conservato in Inghilterra e lo rappresenta, ormai più grande, a cavallo, mentre esegue una “corvette”, ossia mentre sta facendo impennare il cavallo. Velásquez dipinge il “set”: sullo sfondo c’è il maneggio reale da cui si affacciano il re e la regina e più avanti c’è il primo Ministro duca d’Olivares con i militari della corte. Il pittore fa entrare chi guarda nel processo creativo di un’opera d’arte. Una cosa straordinaria per i tempi! Il fare arte diventa il soggetto dell’arte. C’è un elaborato ragionamento e uno studio sul rapporto tra realtà e finzione della storia dell’arte che, ormai, sembrano essere totalmente scambiati, senza più alcun pudore.


Giungiamo in questo modo alla “Las Meninas”, grande tela conservata al Prado di Madrid. “Las Meninas” è tante cose insieme: è un autoritratto del pittore e un ritratto della famiglia di Filippo IV. Questo era infatti il titolo con cui inizialmente il museo denominava l’opera. Il termine “meninas” significa damigelle, anche loro rappresentate insieme ai membri reali di Filippo IV. La tela è davvero molto grande, le dimensioni sono vicine a quelle delle pale d’altare che decoravano gli altari delle chiese. Per quale motivo? Perché l’opera si trova a metà tra la pittura di “genere” (quella dipinta anche da Caravaggio, che immortalava momenti non eroici, anzi quotidiani e di solito non degni di essere ricordati) e il ritratto di storia. Possiamo apprendere meglio il significato di questo meraviglioso dipinto, leggendo la biografia di Antonio Palomino, il primo biografo di Velásquez che riceveva le informazioni direttamente dal genero del pittore. Palomino è il primo a descrivere il quadro. Al centro vediamo il ritratto di Donna Margarita di Spagna, ancora bambina. Accanto a lei si trova la damigella della regina che le sta offrendo dell’acqua dentro una piccola brocca. Dalla parte opposta vediamo un’altra damigella in atto di parlare. Poco più giù vediamo Marcela de Ulloa, vestita da monaca, addetta al servizio delle dame della regina. Nella parte destra è visibile un cane addormentato e un nano, di nome Nicolasito Pertusato che gli sta mettendo un piede sulla schiena, senza che lui batta ciglio. Accanto a questo nano, c’è una nana, di aspetto definito “terrificante”. “Imponente” il ritratto del pittore a sinistra. Velásquez sta guardando verso di noi, con una mano tiene il pennello, con l’altra la tavolozza. Sul petto ha il simbolo della croce di Santiago, che Filippo IV aveva fatto dipingere dopo la morte del pittore. Palomino evidenzia come la tela non sia visibile, perché posta di spalle. Velásquez però riuscì a far capire quale fosse il soggetto tramite lo specchio posto in fondo alla stanza: sono visibili il re Filippo IV con la regina Marianna, quindi la tela che Velásquez stava dipingendo. Sulle pareti della stanza sono appesi dei quadri, purtroppo i soggetti sono difficilmente distinguibili, ma sappiamo che si tratta di due Rubens e che rappresentavano storie delle “Metamorfosi” di Ovidio. Sullo sfondo si apre una porta da cui si affaccia il ciambellano della regina, ben riconoscibile nonostante la distanza. Palomino elogia anche la perfetta prospettiva data dalle finestre che si susseguono sulla parete laterale e del pavimento così ben fatto che sembra di poterci camminare dentro. Sappiamo, sempre tramite Palomino, che Filippo IV amava il quadro e andava spesso ad ammirarlo mentre era in corso d'opera. Nei secoli successivi, soprattutto nel Novecento, il dipinto veniva visto quasi come un rebus da sciogliere. Micheal Foucault interpretò lo specchio presente sullo sfondo in modo diverso da come fece Palomino. Per Foucault lo specchio non rappresenta il davanti della tela, quella che noi spettatori non vediamo, ma il re e la regina di Spagna, in piedi nella stanza, insieme agli altri membri della corte. In questo caso la questione diventerebbe molto più complessa. Chi sta dipingendo allora Velásquez? Sempre secondo Foucault sta dipingendo “Las Meninas”, quindi un quadro nel quadro. In realtà sono stati svolti degli studi approfonditi per capire la geometria e la prospettiva della stanza e sembra proprio che lo specchio rifletta la tela dipinta. È quasi certo che Velásquez si sia rifatto al famoso dipinto “I coniugi Arnolfini” di van Eyck che al tempo era di proprietà dei reali di Spagna (oggi alla National Gallery di Londra). In ogni caso il re e la regina di Spagna sono presenti di fronte al pittore. Da cosa ce ne rendiamo conto? Dal movimento che Velásuqez sta facendo: sta arretrando indietro, certamente per vedere meglio i due coniugi.


La cosa più interessante a questo punto è capire in che modo nasce il quadro. Perché Velásquez ha dipinto il quadro in questo modo? Si può escludere senza riserva il fatto che la tela sia stata pensata per essere un “divertimento” di Filippo IV. “Las Meninas” era un quadro ufficiale, di conseguenza doveva essere visibile a tutti. La risposta la si può trovare in alcune lettere che Filippo IV scambiava con una monaca, una badessa del convento della Mancia che, prima di diventare monaca, era l’educatrice di Maria Teresa, una delle figlie del re (che sposerà il re Sole). Questo carteggio è stato ritrovato negli anni Ottanta del Novecento, quindi in anni molto recenti. In una di queste lettere la monaca chiede a Filippo di mandarle un suo ritratto. Filippo IV dice di non poter assicurare nulla in quanto il pittore era molto “flemmatico”, lento. Il re di Spagna si lamenta della lentezza, del tempo troppo lungo che impiegava Velásuqez per dipingere. Una prerogativa tipica dell’artista spagnolo, a cui nemmeno il re poteva farci nulla, ma di cui si sentiva “impotente”. Il re odiava posare anni (perché di anni si parla) davanti alle tele di Velásquez e soprattutto non sopportava vedersi invecchiare. Filippo IV quindi vedeva il ritratto, non come uno strumento del potere, come effige del proprio status (come del resto era nel ‘600), ma come una sorta di fotografia, come uno strumento che evidenziava gli anni che passavano e per cui non poteva fare nulla. In queste lettere ci troviamo nel 1652. Nonostante però il re non volesse più essere rappresentato e dipinto, nel 1655 è di nuovo in posa perché ci sono rimasti altri due ritratti, uno al Prado e l’altro a Londra, da tratti così umani da sembrare veri. Forse Velásquez percepisce la paura di Filippo di essere ritratto e di versi invecchiare e così il pittore dipinge la posa, quel momento così lungo e “flemmatico” che il re ultimamente odiava tanto. E la fine della posa sembra essere tale in quanto dalla porta in fondo alla stanza si affaccia il ciambellano che chiama la regina che andrà nelle sue stanze.

“Las Meninas” di Velásquez è senza ombra di dubbio uno dei dipinti più stravolgenti del barocco. La sensazione di illusione ottica e di “destabilizzazione” è totalmente nuova. I piani di visioni vengono ribaltati. Quello che normalmente viene rappresentato sulla tela, non è presente, ma è lasciato all’immaginazione di chi guarda. Quello che si vede è invece quello che sempre nella storia dell’arte prima di Velásquez, veniva nascosto, perché “inopportuno” e non importante ai fini della scena. La prima domanda che viene da farci è :”Chi è il protagonista del quadro?” e ancora “Cosa vuole rappresentare?”. Sono domande a cui forse sarà impossibile rispondere, anche in futuro. La cosa certa è che Velásquez è riuscito a fare una vera e propria “magia” della pittura stupendo ancora oggi critici e non.

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