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Il Mausoleo di ''Torpignattara'': l’Imperatrice Elena e il suo sepolcro


Chi non conosce la zona di Torpignattara del V Municipio di Roma, specie se si abita a Roma?

Ma, al contempo, chi è che sa effettivamente da cosa deriva questo toponimo?

Un piccolo indizio? Viene da una certa “Torre delle pignatte”.

Ma prima di svelarvi cosa sia questa “torre” dobbiamo andare a conoscere un pochino Elena, imperatrice e madre del famoso Costantino.

Dalle premesse sembra difficile che possa essere diventata così importante e che si sia potuto pensare di chiamarla imperatrice: era infatti una donna di una condizione sociale infima, dai miseri natali, che conobbe l’ufficiale romano Costanzo Cloro. La loro fu una lunga relazione ed Elena venne definita sia sua concubina sia sua moglie ma quel che è certo è che il matrimonio non avvenne. Venne però alla luce il frutto del loro amore, Costantino, ma la separazione dei due amanti e della madre dal figlio fu inevitabile. Per volere di Diocleziano Costanzo dovette lasciare Elena e sposare la figliastra dell’imperatore Massimiano, Teodora, al fine di cementare con un matrimonio la sua ascesa a Cesare di Massimiano all’interno della tetrarchia: la donna fu allontanata dalla corte con un vitalizio e Costantino allevato come futuro re. Nel 306 d.C. Costantino, alla morte del padre, venne proclamato imperatore ma non si dimenticò della madre cacciata e mai risposatasi, la fece venire a corte, la insignì di onori e la elevò al titolo di “augusta”. Stabilitisi a Roma Elena elesse a sua dimora la zona cosiddetta Ad duas Lauros, così chiamata per la presenza di due alberi di alloro, testimonianza della presenza di un bosco, e per la decorazione con rami di alloro sulle pareti di una villa.

Ed eccoci giunti al punto focale della nostra storia: Ad duas Lauros.

Questa zona era già utilizzata fin dalla tarda età repubblicana come necropoli, tra il II e il III d.C., divenne cimitero degli equites singulares, le guardie a cavallo imperiali, e in seguito, al tempo delle persecuzioni cristiane di III d.C., i cristiani la elessero come luogo di sepoltura loro e dei loro martiri, oggetto di venerazione. Ed ecco spiegata l’odierna catacomba dei Santi Pietro e Marcellino. Al contempo, sotto Costantino, era sita qui la residenza dell’imperatrice Elena, intorno al 315-325 d.C. venne eretta la basilica cruciforme dei SS Pietro e Marcellino, accanto a cui erano le catacombe già menzionate e, nel 330 d.C., addossato alla facciata est della rinterrata basilica, fu costruita la dimora eterna della divenuta santa Elena, il suo maestoso mausoleo circolare. La costruzione doveva essere per l’imperatore ma, morendo improvvisamente la madre, il luogo e il sarcofago stesso (maestoso, in porfido rosso egiziano, con scene di battaglia non tanto adeguate ad una donna, e oggi visibile nei Musei Vaticani) vennero destinati all’augusta.



Spogliato dei suoi pezzi e divenuto fortezza, Papa Anastasio IV fece togliere i resti di S. Elena dal mausoleo e alla sua morte venne tumulato qui. E quello che resta oggi dell’imponente sepolcro è un rudere addossato alla moderna chiesa dei SS. Pietro e Marcellino.

E arriviamo adesso ad osservare quello che resta di questa “Torre delle pignatte” perché è proprio a lui, al mausoleo di Elena, che si deve il nome della zona!

Le “pignatte” sono delle anfore e la caratteristica di questo mausoleo è l’averle utilizzate nella volta della cupola per conferirle stabilità e alleggerirla: da questo il monumento fin dal periodo medievale viene identificato come “Torre delle pignatte” da cui il successivo Torpignattara.

In origine alta 25.42 m (oggi 18 m) e costituita da due cilindri sovrapposti la costruzione ha oggi un basamento completamente distrutto nella parte ovest mentre a nord si poggia ancora una parte della cupola: nel cilindro inferiore si susseguono 8 nicchie, in alternanza rettangolari e semicircolari, coperte da volte a botte e da semicupole (la nicchia ovest serviva da ingresso all’atrio e quella più ampia a est ospitava il sarcofago); nel cilindro superiore si aprono in corrispondenza delle nicchie 8 finestre; infine, alta 18 m circa, si eleva l’imponente cupola.

I muri in malta mista a pezzi di tufo sono rivestiti di mattoni disposti in filari, l’esterno coperto di intonaco bianco con una fascia con lastre di travertino e la calotta rivestita di opus signinum (impasto di calce e frammenti di terracotta), l’interno rivestito di marmi colorati e con la cupola coperta di mosaici.

Così doveva apparire il mausoleo di Elena nel luogo in cui aveva posto la sua dimora anche da viva.

Così oggi, anche se diroccato e privato di molte sue parti, continua a dare il nome a questo luogo di Roma.


[come doveva essere in origine il mausoleo]

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