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L'abbraccio che vince la morte. L’amore immortale nei due sarcofagi di Vulci


Oggi vorrei parlarvi dell’amore, l’amore che va oltre la morte, l’amore condensato in un abbraccio infinito.

Come farlo, vi chiederete…Ebbene “basta” volare al Museum of Fine Arts di Boston oppure continuare a leggere le parole che seguiranno qui sotto portandoci al luogo in cui tutto ebbe inizio. È stata infatti Vulci a ridarci nell’800 due splendidi esempi di come l’amore riesca a superare le barriere fisiche e di quanto l’arte possa aiutare nell’impresa.

Siamo al 13 febbraio del 1846, il giorno prima di San Valentino. Nella necropoli vulcente, già teatro di attività di scavo condotte dal Principe di Canino, Luciano Bonaparte, la Principessa Alessandrina de Bleschamps prosegue e incrementa le ricerche dopo la morte del marito e la mattina di quel giorno le sue fatiche vengono ricompensate con la comparsa di due splendidi sarcofagi, unici nel loro genere.

Per la loro unicità lo Stato Pontificio non ne permette la vendita la quale però riesce agli eredi della Principessa: nel 1883 col pretesto di una mostra i sarcofagi partono per Boston e lì resteranno.

Lontani dagli occhi ma con una storia che ha tanto da dire e una bellezza che le immagini possono accennare, sebbene in minima parte.

Ma andiamo a scoprire perché questi due sarcofagi sono così straordinari.

Il sepolcro in cui vengono trovati è quello dalla famiglia dei Tetnies, il cui gentilizio compare nelle iscrizioni, e custodisce le spoglie di due generazioni della stessa famiglia: quello più antico, risalente al 370 a.C., del capostipite Arnth Tetnies e della moglie Ramtha Visnai e quello più recente, tra il 340 e il 300 a.C., del figlio Larth Tetnis e della moglie Thanchvil Tarnai.

Sono i coperchi di questi due sarcofagi ad interessarci in particolar modo e ad essere testimonianza sia di un legame indissolubile venutosi a creare tra queste due coppie sia del rapporto uomo-donna in Etruria.

Sul coperchio del sarcofago dei capostipiti, estremamente pregiato e più antico, la coppia più anziana è distesa di fianco su un letto semplice: entrambi nudi, la donna forse con una leggera camicia, sono entrambi coperti da un lenzuolo sotto le cui pieghe si intuiscono in maniera abbozzata i corpi rivolti l’uno verso l’altro. Le forme della donna sono leggermente più nitide ma castigate, niente affatto sensuali, con uno dei seni che risalta sotto la camicia. I due coniugi sono colti in un momento di intimità, fissati per sempre nell’attimo di un abbraccio affettuoso che evoca una consuetudine ormai consolidata nelle loro vite e destinata a ripetersi anche dopo la morte: le teste ravvicinate e le labbra socchiuse, sembrano sussurrarsi un segreto a noi precluso, la donna cinge con le braccia il marito, il marito le poggia con tenerezza una mano sulla spalla. I coniugi sono fermi in un dialogo continuo a cui neanche la morte può mettere fine, un dialogo in cui solo due anime affini e innamorate possono abbandonarsi e che noi possiamo solo contemplare con invidia da lontano.


Un diverso tipo di amore, sensuale, in cui sono l’attrazione e l’erotismo a prevalere, viene rappresentato sul coperchio del sarcofago più recente, con protagonista, scolpita in bassorilievo, la coppia più giovane del figlio e della moglie.

Anche qui uomo e donna sono nudi, distesi lungo il fianco sul letto e si guardano negli occhi, avvolti da un leggero lenzuolo che li copre fino al bacino e, sotto panneggi delicati ed eseguiti con maestria, lascia intravedere le sagome dei corpi che stanno per unirsi nell’atto amoroso: si abbracciano e si guardano teneramente negli occhi, l’uomo copre delicatamente con il braccio destro il seno della moglie, celandolo al nostro sguardo, e la donna pone una mano dietro al collo dell’uomo quasi per avvicinarlo ancora di più a sé mentre l’altra scende lungo il corpo del marito; lei con i capelli mossi e raccolti, lui con i capelli corti e ricci e la barba lunga, presentano entrambi caratteri somatici precisi, in una rappresentazione naturalistica e realistica, anche se non molto espressiva, che fa pensare che questi siano i volti dei defunti stessi.

La coppia sta per congiungersi nell’atto sessuale, i corpi non sono ancora fusi e lì dove i bacini si avvicinano i panneggi creano un effetto di vedo-non vedo efficace e delicatamente sensuale: l’artista ha voluto cogliere marito e moglie nell’abbraccio dell’amplesso per l’eternità, sottolineando l’intima consuetudine degli sposi.

La donna in entrambi i sarcofagi appare compagna attiva, nel primo confidente fidata e amica e nel secondo parte attiva nell’atto amoroso, sottolineato da questo avvicinare a sé il corpo del marito, quasi a reclamarne il possesso.

Per gli Etruschi il rapporto tra uomo e donna, cristallizzato nella forma del matrimonio, è sacro, inviolabile, fondamentalmente paritario e fondato sul rispetto, e questo popolo è stato il primo nella storia a concepire la parità tra marito e moglie.

Tutto questo è condensato nei due abbracci.

E l’abbraccio, che sia sinonimo della passione dei primi anni o dell’intesa riservata alla maturità, rimane simbolo di protezione e amore reciproco destinati a permanere per l’eternità.



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