La ''Dama col liocorno'' di Raffaello


La “Dama col liocorno” è un ritratto conservato alla Galleria Borghese di Roma e attribuito a Raffaello. La donna rappresentata è elegantemente vestita, indossa la “gamurra” un abito in voga nel Rinascimento, indossato anche nel ritratto di Maddalena Doni e dalla “Muta”. Sfoggia una bellissima collana con una pietra intorno al collo, i capelli biondi cadono sciolti lungo le spalle, tiene in braccio un liocorno, animale particolare e inconsueto, di cui parleremo più avanti. Sullo sfondo, incorniciato da due colonne, vediamo un paesaggio molto semplice: si scorgono delle montagne e probabilmente un lago.

La storia di quest’opera è abbastanza enigmatica e a tratti complicata. La tavola faceva parte delle collezioni di Olimpia Aldobrandini, principessa di Rossano che, dopo essersi sposata con Paolo Borghese nel 1640, decise di far entrare nella collezione del consorte una serie di opere d’arte che aveva ereditato dalla famiglia, grazie a Pietro Aldobrandini e Lucrezia d’Este. Tra queste figura anche la “Dama col liocorno”.

La prima apparizione dell’opera si trova nell’inventario Aldobrandini del 1682 (pubblicato da Della Pergola nel 1962) e parla di una tavola con donna seduta con “alicorno in braccio”. Vengono date anche le misure: “alto palmi uno e mezzo in circa con cornice nera di mano incerta”. L’inventario non menziona però l’autore, anzi ci dice che la mano è incerta. Della Pergola collegò il dipinto dell’inventario Aldobrandini con Raffaello. Inoltre le dimensioni non sono proprio precisissime e coincidono solo per l’altezza; anche la cornice, definita nera, non corrisponde a quella che c’è oggi, di legno dorato, anche se potrebbe (anzi sicuramente) essere stata cambiata nel corso dei secoli.

Altri studiosi, tra cui la Bon, ha ipotizzato che l’opera di cui si parla nell’inventario Aldobrandini, sia un dipinto andato perduto, dato che la fortuna della “Dama col liocorno” era molto alta in ambito farnesiano (nelle imprese della famiglia c’era proprio un unicorno tenuto in braccio da una ragazza).

La “Dama col liocorno” compare negli inventari settecenteschi, anche se spesso confusa con un’altra opera, la “Santa Caterina” della National Gallery di Londra, sempre del Raffaello e datata al 1508 circa (arrivò a Londra nel 1801). Venivano confuse perché molto simili di dimensioni.



Negli inventari ottocenteschi il quadro viene attribuito alla “Scuola del Perugino” ed è descritto come una Santa Caterina della Rota. Perché si parla di una Santa Caterina? Perché la tavola subì delle vistose ridipinture, che trasformarono la donna da una dama di corte in una santa.

Lo studioso Roberto Longhi riteneva che l’autore delle aggiunte fosse un pittore fiorentino di nome Giovanni Antonio Sogliani. L’artista mise mano sull’opera di Raffaello nella seconda parte del Cinquecento. Ridipinse le mani, il mantello, le maniche del vestito e aggiunse la ruota dentata con cui Caterina venne martirizzata. Soltanto negli anni Trenta del Novecento si procedette con le indagini diagnostiche, per poi passare al restauro, molto dibattuto. Tramite i raggi X si scoprì che sotto la Santa Caterina si nascondeva una donna che teneva in mano un cagnolino. Si decise di asportare la parte aggiunta, anche se, proprio nella parte inferiore del dipinto, c’era il peggiore stato conservativo, con ampi distaccamenti di colore. Come si procedette? Si decise di eliminare l’antico supporto (la tela) e di trasportare lo strato pittorico su una tavola di noce, usando però come supporto mediano una tela molta fina. L’operazione fu molto delicata, tanto che si decise di asportare il colore con il bisturi. Nel 1959 iniziò un secondo restauro. Ci si rese conto che il primo intervento non era stato condotto nel migliore dei modi, infatti c’erano delle vistose raschiature nella zona del cielo e sulla veste della donna. Si scoprì però che il colore originario (quello steso da Raffaello) e il colore aggiunto dopo dall’ipotetico pittore Sogliani, erano molto uniti. Si ipotizzò quindi che non dovettero passare molti anni da una stesura all’altra. Anche in questo caso vennero fatte indagini radiografiche e si vide nuovamente la presenza del cane sotto il liocorno, segno questo che il pittore cambiò l’animale. Inoltre anche il volto della donna era più maturo rispetto all’attuale.


[Il dipinto prima del restauro con la presenza della ruota dentata]

Ma qual è l’identità della donna ritratta? Sembra che l’ipotesi più accreditata sia Maddalena Strozzi (tra l’altro già dipinta da Raffaello in un dittico con il marito Agnolo Doni, oggi a Firenze). Anzi alcuni critici, tra cui Ortolani, ritengono che questa della “Dama col liocorno” sia la vera Maddalena Doni, in quanto quella degli Uffizi sembrava essere tropo vecchia rispetto al marito. La posa della donna, l’eleganza della veste e la presenza del liocorno, rimandano molto probabilmente alle nozze tra i due. In entrambi i dipinti la donna indossa una bellissima collana con una grande pietra preziosa, sicuramente un dono nuziale, che Raffaello mette in bella mostra.

Per quale motivo però la “Dama col liocorno” non compare nelle fonti antiche (tra cui il Vasari)? Sembra probabile che l’urbinate iniziò il dipinto durante il suo soggiorno fiorentino, poi, forse a causa di un’interruzione del contratto matrimoniale o di una possibile morte, lo lasciò incompiuto. È anche possibile che non terminò l’opera perché chiamato a Roma.

Le indagine radiografiche hanno evidenziato diverse fasi pittoriche. Una prima stesura, sicuramente di Raffaello, vede l’esecuzione di metà dama, dipinta fino alla vita. Solo dopo sono state aggiunte le colonne, le maniche della veste e il paesaggio. In questa fase venne dipinto il cane portato in braccio dalla donna, poi trasformato in liocorno, forse perché danneggiato. Non è sicuro che questa seconda stesura pittorica sia stata fatta da Raffaello. L’ultimo intervento pittorico vede invece la trasformazione della dama in Santa Caterina.


[Il cagnolino presente sotto l'attuale liocorno, molto rovinato soprattutto all'altezza del pelo]

Il cane, come la maggior parte già saprà, è da sempre stato considerato simbolo di fedeltà e si trova spesso nei ritratti nuziali. Ma per quale motivo venne poi trasformato in un liocorno? Molto probabilmente perché era simbolo di castità. Nelle credenze religiose è simbolo della rivelazione di Dio. L’animale è diventato molto famoso nel Medioevo, soprattutto grazie ad una leggenda che raccontava di un liocorno, animale difficile da dominare, che si fece ammansire da una vergine. Purtroppo oggi l’integrità pittorica del liocorno dipinto sulla tavola è davvero pessima. Ci sono tante lacune sul pelo e si intravedono le zampe del cane che era stato dipinto precedentemente.

Inoltre appare ancora ignoto il motivo della trasformazione iconografica della dama in Santa Caterina. A chi andò il dipinto? Perché cambiarono il soggetto? Come si può capire sono ancora tante le domande aperte su questo capolavoro che, si spera, potranno presto essere svelate.

In conclusione non possiamo non notare la grande somiglianza con Leonardo da Vinci. La posa della donna, la "cornice" del quadro costruita dalle due colonne, il paesaggio sullo sfondo, ricordano senza ombra di dubbio la "Gioconda" (un tempo c'erano due colonne alla destra e alla sinistra della donna, poi tolte a seguito del rimpicciolimento della tavola). Raffaello lo guardò certamente. È chiaro guardando gli altri suoi ritratti, come la "Muta" e "Maddalena Strozzi". Leonardo è stato da sempre fonte di ispirazione per l'urbinate che imitò il suo stile iconografico.

Per approfondimenti consiglio il seguente testo:

-"Raffaello. Grazie e bellezza", Skira, 2001. Catalogo della mostra tenuta al Musée du Luxembourg

#Raffaello #liocorno #GalleriaBorghese

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Emozione Arte 2020

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