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L'arte donna: Sofonisba Anguissola


La scorsa settimana abbiamo parlato dell’importanza delle pittrici donne, poco ricordate, se non quasi del tutto abbandonate. Ci siano incentrati sulle personalità di Fede Galizia e Louise Moillon (per leggere l'articolo cliccate qui). Oggi invece parleremo di un’altra pittrice italiana: Sofonisba Anguissola. La sua fama fu internazionale, era infatti conosciuta anche fuori dall'Italia ed era largamente elogiata per la sua bravura. Non raggiunse però la popolarità di Artemisia Gentileschi e Elisabetta Sirani. Conosciuta per i suoi ritratti, Sofonisba è nata nel piacentino, anche se la data di nascita è sconosciuta. La si può desumere però dai suoi autoritratti, quelli datati nel periodo 1550-60. Sembra possa essere nata tra il 1532 e il 1535, almeno basandosi sui tratti fisiognomici del volto. Era la prima di sette figli di Amilcare Anguissola e Bianca Ponzoni. In famiglia non fu l’unica ad intraprendere la carriera pittorica, infatti anche le sorelle Elena, Lucia, Europa e Anna Maria si cimentarono in questa professione.

Suo maestro fu Bernardino Campi (che istruì anche la sorella Elena) e in un secondo momento Bernardino Gatti. Non sappiamo in che modo lo stile del maestro possa aver influito in Sofonisba in quanto non rimangono molti quadri del periodo giovanile. In ogni modo si fece conoscere in modo positivo dalla critica del tempo. Il Vasari la elogia nelle sue “Vite” e anche Michelangelo Buonarroti la reputava una brava pittrice. Sarà il padre di quest’ultima ad inviare alcuni disegni della figlia al grande maestro fiorentino. Tra questi c’era anche il disegno del “Fanciullo morso da un gambero”, dove marcatamente studiata era la smorfia di dolore del volto. Per i più esperti e addentrati nella materia, questo disegno farà venire subito in mente la tavola di Caravaggio del “Ragazzo morso da un ramarro” (di cui esistono due versioni). È molto probabile che il giovane Merisi l’abbia visto, dato che Sofonisba gravitava in area lombarda.

Molto importante fu il suo viaggio in Spagna, alla corte di Filippo II dove, oltre ad essere diventata dama di compagnia, dipingeva ritratti alla famiglia reale e si cimentava in autoritratti, di cui però ne rimane solo uno, datato al 1561. Sofonisba si ritrae mentre suona la spinetta. Guarda lo spettatore con un volto sicuro di sé. Dietro di lei, nell’oscurità, emerge la figura di una donna, molto probabilmente aggiunta dopo, dato che lo stile è evidentemente molto lontano dal suo (anche se in realtà una parte della critica ritiene invece che la donna ritratta sia una componente della famiglia o una conoscente, dato che sembra ricomparire anche in un altro quadro "Partita a scacchi") . Inoltre sembra che l’anziana signora non c’entri nulla con l’intera composizione.



La pittrice si sposò due volte. La prima con Fabrizio de Moncada, siciliano, con cui andò a vivere a Paternò, poi, dopo la sua morte, con Orazio Ormellini, conosciuto in Liguria, dopo essere andata via dalla corte spagnola.

Nonostante la sua arte si basi essenzialmente sulla ritrattistica, sono rimasti anche degli esempi di arte sacra. In questo caso però sono evidenti i suoi limiti, per questo motivo non sono molto ricordati. Nel ritratto invece riuscì a raggiungere quel realismo tipico dell’area rinascimentale nordeuropea, vicino ad artisti quali il Moretto e il Morone. Certo, non raggiunse un elevato spessore psicologico, ma risultano comunque dei bellissimi ritratti, curati nei minimi particolari. Inoltre Sofonisba ha dato inizio ad una serie di ritratti, i cosiddetti “ritratti atteggiati”. Un esempio è la tela raffigurante le sorelle che giocano a scacchi.


Gli autoritratti sono invece il suo punto di forza, in primo luogo perché in Italia, in quegli anni, era raro vederne, in secondo luogo perché sono pieni di inventiva e creatività compositiva. Visibile è la sua evoluzione stilistica che l’ha portata dal primo “Autoritratto” del 1544, dove ancora chiare sono delle “lacune” stilistiche, evidenti nella mano sproporzionata che tiene un libretto, fino a giungere all’ "Autoritratto con spinetta” di cui abbiamo parlato prima, dove ormai è chiara la sua maturazione artistica.

Purtroppo sono davvero pochi i dipinti della maturità rimastici e questo non ci permette di analizzare al meglio tutta la carriera artistica della pittrice. La cosa certa è che gli autoritratti di Sofonisba sono i più numerosi mai esisti. Nemmeno Dürer e Rembrandt la eguagliarono.

Sofonisba Anguissola morì il 16 novembre 1625 probabilmente per una malattia agli occhi che già dieci anni prima le impedì di continuare a dipingere. Un anno prima di morire le venne a far visita Antoon van Dyck a Palermo, alla corte del viceré di Sicilia, Emanuele Filiberto di Savoia. Van Dyck era diventato il nuovo ritrattista della corte spagnola dopo il suo ritiro e mostrava una grande ammirazione nei confronti di Sofonisba. Le realizzò anche un ritratto, l’ultimo rimasto prima della sua scomparsa.


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