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Leonardo da Vinci: le varianti della''Leda e il cigno'' tra originali perduti e copi


Il soggetto della "Leda e il cigno" è stato ampiamente trattato da Leonardo in più varianti. Purtroppo però, sono rimaste solo copie, alcune di ottima qualità stilistica provenienti proprio dalla bottega vinciana. Per prima cosa dobbiamo sottolineare la scelta particolare dell'iconografia, mai usata prima di allora. Solitamente, per il mito di Leda e il cigno, si sceglieva il momento dell'accoppiamento tra l'animale e la donna. Leonardo invece dipinge un episodio successivo, quando Leda ha dato già alla luce i figli, nati dalle uova. Cosa racconta il mito? Zeus, innamorato di Leda, per sedurla, si trasforma in un bellissimo cigno e si unisce a lei nelle acque del fiume Eurota. La sera la donna si accoppierà anche con il marito Tindaro. Da queste unioni nacquero i Dioscuri (Castore e Polluce) e Elena e Clitennestra. Il mito non è però concorde su chi siano i figli dell'uno e dell'altro. Alcuni ritengono che i quattro bambini siano tutti figli del Dio, altri invece sostengono che i figli di Zeus siano Polluce e Elena, invece quelli di Tindaro Castore e Clitennestra.

Leonardo realizzò due varianti del tema di Leda e il cigno: Leda inginocchiata Leda in piedi. Della prima versione rimane solo una copia, attribuita alla bottega vinciana, di buonissima fattura, conservata a Kassel, allo Staatliche Kunstsammlungen; della seconda versione ne esistono invece molte più copie, alcune delle quali sono considerate di ottimo livello.

Partiamo col parlare della prima versione, ossia la "Leda inginocchiata" (1508-1513). La donna, accovacciata su una gamba, tiene in braccio un figlio, con l'altra sembra voler mostrare gli altri bambini che si trovano a terra e che probabilmente sono appena nati, viste le uova dischiuse proprio dietro di loro. Sullo sfondo il paesaggio vede la presenza di alcune montagne avvolte in una nube azzurrina, il mare scompare gradatamente all'orizzonte. Un albero di latifoglia sulla destra fa da cesura alla visuale. Il dipinto è stato attribuito dalla critica a Giampietrino, un'artista che gravitava nella bottega di Leonardo e che è stato citato anche da quest'ultimo in una nota nei suoi scritti degli anni 1497-1500. Il paesaggio sullo sfondo che, secondo alcuni, sembra avere un'impronta nordica, è stato attribuito ad un altro pittore: il Bernazzano. In realtà però, la scoperta di altri dipinti del Giampietrino ha escluso questa ipotesi, perché sembra fossero già presenti gli stessi elementi "fiamminghi" della "Leda inginocchiata". In questo caso, come per la maggior parte delle opere attribuite a Leonardo e alla sua cerchia, non possiamo avere nessuna certezza che si tratti di un dipinto realizzato solo da Giampietrino. Certamente ha avuto una parte rilevante, ma è anche molto probabile che abbiamo messo mano altri allievi, come si era soliti fare nella bottega vinciana. In ogni caso il paesaggio con le montagne che digradano fino a scomparire nel cielo, sono un chiaro riferimento alla tecnica dello sfumato leonardesco, presente in opere come la "Vergine delle rocce".


[Leda inginocchiata, 1508-1513?, Kassel, Staatliche Kunstsammulungen]


La prima testimonianza della "Leda inginocchiata" risale al 1749 a Parigi, acquistata come opera attribuita a Leonardo per Guglielmo VIII. In questo anno, i bambini nati dalle uova, erano coperti da uno spesso strato di colore. Solo un restauro dell'800 mise in luce cosa si trovava al di sotto. Nel 1806 il dipinto venne sequestrato da Napoleone e nel 1821 passò nelle mani di alcuni mercanti d'arte londinesi che lo vendettero all'asta da Christie's, arrivando poi nelle collezioni di Guglielmo VIII d'Olanda. Nella metà dell'Ottocento venne comprato dai principi von Wied di Neuwied e nel 1962 entrò a far parte dalla galleria di Kassel, dove si trova ancora oggi.

L'originale della "Leda e il cigno" di Leonardo è andato perduto (forse si trattano addirittura di due originali), ma rimangono dei disegni, certamente studi per dipingere l'opera finale. Il maestro vinciano deve aver realizzato l'opera molto probabilmente durante il suo periodo tardo, nel secondo soggiorno fiorentino. Poi la portò con sé a Milano e forse in Francia (anche se su quest'ultimo punto ci sono tantissimi dubbi in quanto non è nominata nessuna "Leda e il cigno" da Antonio de Beatis che incontrò Leonardo a Cloux). Anche Raffaello realizzò uno studio basandosi su un disegno preparatorio di Leonardo. Era il 1500, quindi si può sostenere con certezza che, a questa data, Leonardo già avesse realizzato dei disegni che sarebbero poi serviti per dipingere l'opera vera e propria (che forse completò entro il 1505).

La prima "Leda" attribuita a Leonardo è presente nell'inventario del Salai del 1525, ne parla anche il Lomazzo e l'Anonimo Gaddiano. Questi ultimi due parlano di una "Leda in piedi". Effettivamente è rimasto un cartone molto grande proprio con questo soggetto conservato a Milano. Secondo Cassiano del Pozzo, esisteva un dipinto raffigurante la "Leda con il cigno" di Leonardo a Fontainebleau. Sarebbe rimasto qui fino al 1775, dopo questa data non si hanno più sue notizie. Esistono in ogni caso un'infinità di disegni che presentano studi della Leda. Una figura intera abbozzata è presente nel Codice Atlantico, altri più complessi vedono molti schizzi della testa della donna, sintomo questo che Leonardo teneva moltissimo alla realizzazione perfetta di questa parte del corpo.

Di questa variante (Leda in piedi col cigno) ne esistono davvero tante versioni. Le più belle sono quelle di Firenze (Uffizi) e quella della Galleria Borghese di Roma.


[Leda col cigno, 1505-1515?, Firenze, Galleria degli Uffizi]

La storia della versione degli Uffizi è rintracciabile fino al 1874 e il suo stato di qualità è ottimo. Qui, la Leda è in piedi e abbraccia il cigno (Zeus). Ai suoi piedi i quattro figli appena nati dalle uova. Dietro vediamo un paesaggio roccioso (forse una spelonca) e sulla destra delle case e le consuete montagne che si diradano in una velatura azzurra sullo sfondo, tipiche di Leonardo. Anche la versione di Roma è di ottima fattura e si differenzia sostanzialmente da quella di Firenze per la rappresentazione dei figli di Leda: sono solo due. Interessante inoltre la resa minuziosa del prato e dei fiori, quasi da stile fiammingo. Chissà se realmente c'è stata qualche influenza nordica! La figura della Leda in piedi ha dei richiami alla statuaria antica, sicuramente alle sculture raffiguranti le Veneri.

Ci si domanda ora come mai Leonardo si fosse impegnato nello studio iconografico di questo mito. Chi è stato il committente? Si è ipotizzato che ci sia la mano degli Sforza, in relazione alla nascita dei primi due figli legittimi di Ludovico Sforza e Gian Galeazzo. Inoltre è attestato dalle fonti che Ludovico il Moro fosse stato molto interessato a questo soggetto mitologico.


[Leda col cigno, 1510-1515?, Roma, Galleria Borghese]

Bibliografia essenziale per l'approfondimento: Frank Zollner, "Leonardo da Vinci. Tutti i dipinti e disegni", 2016

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