Antonio Campi. Restaurata la pala con ''Santa Caterina visitata in carcere dall'imperatr


La pala con "Santa Caterina visitata in carcere dall'imperatrice Faustina" è un bellissimo dipinto del pittore cremonese Antonio Campi. Realizzata nel 1584, fu eseguita insieme alla pala raffigurante il martirio della santa, per la cappella della famiglia Porzia Landi Gallarati, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Milano.

La pala ricorda tantissimo l'affresco di Raffaello, "La liberazione di San Pietro" nelle Stanze Vaticane, per l'ampio e magistrale uso della luce. Il Campi fa qui ricorso a tre fonti di luce: una naturale che proviene dalla luna, una artificiale della lampada e della torcia e una divina degli angeli che si trovano nella parte alta del dipinto. Sembra che Caravaggio abbia tratto ispirazione da questo quadro per realizzare poi i suoi dipinti ricchi di luce e contrasti chiaroscurali. Ne è sicuro Roberto Longhi. Nel 1584 il Merisi era a Milano nella bottega del Peterzano ed è molto probabile che si sia avvicinato al Campi e abbia visto la pala, che divenne così la sua "musa ispiratrice".

Ma tornando al quadro, cosa rappresenta la scena? La visita dell'imperatrice Faustina e degli angeli a Santa Caterina incarcerata. La fonte è la "Legenda Aurea" di Jacopo da Varagine (o Varazze). La storia ci dice che Caterina cercò di convertire l'imperatore Massenzio. Quest'ultimo chiamò quindici filosofi per rispondere alle domande della donna, ma invece di ribattere, si convertirono. Massenzio, adirato, fece rinchiudere Caterina in carcere, dove sarà protetta da splendide figure angeliche, colme di luce. Quando la moglie di Massenzio, Faustina, andò a fare visita alla santa insieme a Porfirio, capitano della guardia, alla vista degli angeli rimase folgorata e si convertì all'istante.

Il dipinto è qualcosa di straordinario, oltre che per le dimensioni, soprattutto per il modo in cui è stata narrata la storia. Campi inserisce due scene in una (visita di Faustina e degli angeli) e grazie all'uso della luce, vi è un grande senso di pathos.

Ai contemporanei non piacque assolutamente la pala. Lomazzo la criticò nelle "Rime" del 1587, scrivendo un sonetto intitolato "Contro un pittor moderno". L'arduo uso della luce era totalmente innovativo e coglieva impreparati i pittori del tempo. Sarà poi Caravaggio a prendere le redini di questa nuova arte, non senza critiche, come molti di voi sapranno. A questo punto non possiamo che essere d'accordo con Longhi nel ritenere il Campi un modello per il Merisi. Basta prendere un esempio: "Le Sette Opere della Misericordia" della chiesa del Pio Monte della Misericordia a Napoli. Qui l'uso della luce e del chiaroscuro è qualcosa di magico. La scena di Pero che sfama il padre chiuso in prigione, ricorda molto la pala del Campi, anche se, in questo caso, c'è un angioletto che cerca di sporgersi per vedere i magnifici angeli fulgidi di luce.

La pala del Campi è stata recentemente restaurata e sarà esposta nel Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano dal 30 novembre 2018 al 13 gennaio 2019. Il restauro è stato svolto a Palazzo Creberg da Delfina Fagnani, finanziato dalla Fondazione Credito Bergamasco.


[fonte della foto: Finestre sull'Arte]


[pala prima del restauro]


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