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La forma della bellezza: la Afrodite di Capua in Argentina


Osservando la grazia espressa dalla statua nota come “Afrodite (o Venere) di Capua”, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, non si può fare a meno di inscriverla tra i più grandi capolavori dell’antichità. L’opera che oggi si può ammirare nella città partenopea è una copia marmorea di età romana di un originale greco bronzeo del IV secolo a.C. La dea, le cui forme morbide sono avvolte da un drappo panneggiato (himation) che copre solo la metà inferiore del corpo, è raffigurata stante secondo una posa molto frequente in epoca ellenistica. Il peso dell’intera figura è posto sulla gamba destra. Il ginocchio sinistro è leggermente flesso e il piede sottostante è appoggiato su un elmo, simbolo di Ares (o Marte). Le braccia sono sollevate e gli studiosi hanno ipotizzato che reggessero lo scudo del dio della guerra. Questo riferimento conferisce alla composizione un alto valore allegorico: l’amore è in grado di sottomettere la violenza e la guerra. Il tipo statuario di questa opera era molto frequente in età ellenistica: basti pensare alla celeberrima “Venere di Milo”, capolavoro del II secolo a.C., ma compendio di tutta l’arte classica. A seguito di uno studio iconografico, è stato possibile delineare un’evoluzione degli schemi compositivi con cui veniva affrontato lo stesso soggetto. Afrodite sarà infatti poi raffigurata come una Nike, con le ali e intenta a incidere sullo scudo le gesta dell’impresa. Per questo motivo, spesso, la statua dell’allegoria della Vittoria reca in mano uno stilo.



Per il suo valore artistico e simbolico, la statua è giunta da pochi giorni in Argentina ed è stata esposta nella sala d’ingresso del Museo Nazionale delle Belle arti di Buenos Aires, dove rimarrà in mostra per tre mesi. Si tratta di un gesto concreto che testimonia la grande collaborazione culturale tra il nostro paese e quello sudamericano. Il Direttore del Museo di Buenos Aires, Duprat, ha sottolineato l’importanza del messaggio trasmesso dalla statua. In un’epoca accelerata come la nostra in cui l’egoismo e la mentalità del conflitto sono preponderanti, è necessario soffermarsi a riflettere su messaggi come quelli di cui l’arte si fa portatrice. Il passato diventa così, pura attualità. L’“Afrodite di Capua” rimarrà in Argentina proprio durante il G20: ci si auspica che costituisca uno spunto di riflessione per i capi di stato che a breve si ritroveranno nel medesimo luogo per cercare di dipanare tematiche complesse. Il trasporto della statua oltreoceano si inserisce nel programma culturale internazionale intitolato “La forma della bellezza”, che si concluderà il 4 e il 5 dicembre 2018. La raffigurazione di Afrodite come sintesi di una bellezza senza tempo si configura come il modo migliore di rappresentare un concetto universale e che trascende ogni epoca storica. Ancora una volta, lasciamo che il passato ispiri il presente.

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