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La ''Dama con l'ermellino'' di Leonardo. Il ritratto di Cecilia Gallerani


Una dama di bell’aspetto, ritratta a mezzo busto. Il volto è girato di tre quarti, non guarda l’osservatore. Tiene tra le braccia un animale. La famosa “Dama con l’ermellino” è un dipinto di Leonardo da Vinci datato al 1489-90 ed è conservato a Cracovia, nel Muzeum Narodowe. L’artista va oltre il canone della ritrattistica ufficiale. Infatti non rappresenta la donna in modo statico e frontale, ma rende la posa molto più dinamica. Il viso gira a sinistra, il busto e le mani sono morbide.

La donna ritratta è ben documentata dalle fonti antiche. Si tratta di Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro. Nacque nel 1487 e con il Moro ebbe un figlio, Cesare, nato nel 1491. Morì nel 1536. La loro storia d’amore non culminò mai in un matrimonio, infatti Ludovico il Moro si sposò con Beatrice d’Este, anche se, la storia con la giovane Cecilia, fece slittare di un anno le nozze (dal 1490 al 1491). Sarà così allontanata da palazzo ducale e portata in un’altra dimora dove diede alla luce il figlio. Anche lei si sposerà nel 1492 con il conte Ludovico Carminati. Gli anni di esecuzione del dipinto sono quelli in cui Ludovico il Moro venne insignito del titolo di cavaliere dell’Ordine dell’Ermellino dal re di Napoli.




L’animale che Cecilia ha in braccio è stato identificato con un ermellino, simbolo di purezza e virtù d’animo. Inoltre in greco ermellino si dice galée, che richiama molto il cognome Gallerani. In più è legato all’entrata di Ludovico il Moro nell’Ordine dell’Ermellino, come detto poc’anzi. Era stato Ferdinando I re di Napoli, a inserire Ludovico nell’Ordine nel 1488. Esiste anche un’interpretazione legata al mito di Alcmena, narrato nel “De natura animalium” di Aeliano e nelle “Metamorfosi” di Ovidio. La storia narra di Alcmena, rimasta incinta di Giove. Giunone, moglie del Dio, fece di tutto per evitare la nascita del bambino, Ercole. La serva di Alcmena, Galanthis, cercò di metterla in salvo, ma Giunone la trasformò in un ermellino per punizione. La storia è molto vicina a quella che avevano vissuto Cecilia e Ludovico. Infatti Beatrice d’Este, futura moglie del Moro, era invidiosa della storia tra i due e della relativa gravidanza. Per questo Cecilia sarà prontamente allontanata da palazzo prima della nascita del figlio. L’ermellino, al tempo, era inoltre ritenuto un protettore delle donne in dolce attesa.

Lo sfondo nero pece in realtà è una copertura dei secoli successivi, una volta il colore era grigio-blu. Anche la scritta “LA BELE FERONIERE LEONARD D'AWINC” è apocrifa e non si riferisce al quadro. Anche se per questo motivo si era pensato che la donna ritratta fosse Madame Ferron, amante del re Francesco I di Francia, per cui Leonardo lavorò negli ultimi anni della sua vita. Non dimentichiamo poi che Leonardo dipinse un altro ritratto intitolato proprio “La Belle Ferronière” (dal gioiello indossato sulla fronte) conservato al Louvre di Parigi.

La tavola è formata da una sola asse e sembra sia la stessa che fece da supporto al dipinto “La Belle Ferronière”. La grandezza non è stata modificata nel tempo e ha mantenuto i margini originali. Sono state ritrovate tracce di spolvero sulla testa e i contorni della donna. Per chi non sapesse cos’è la tecnica dello spolvero, questa era maggiormente usata nell’affresco e consisteva nell’effettuare dei buchi lungo i contorni del cartone preparatorio che, una volta poggiato sull’intonaco ancora fresco, venivano colorati con polvere di carbone. Una volta che il cartone veniva tolto, il pittore procedeva a unire i puntini rimasti per creare i contorni della figura. Sono state rinvenute anche alcune impronte digitali vicino al volto. Sappiamo che Leonardo era solito dipingere usando anche le mani e le impronte si trovano spesso sui suoi dipinti.


Il ritratto è descritto in un sonetto del 1493 del poeta Bernardo Bellincioni e se ne parlerà anche nell’epistolario tra Isabella d’Este e Cecilia del 1498. Proprio quest’ultima deve aver posseduto il quadro fino al morte. Non sappiamo poi i vari passaggi, ma la tavola arrivò nelle mani di Rodolfo II a Praga nel 1612. Alla fine del XVIII secolo l’opera è stata comprata dal principe Adam Jerzy Czartoryski, come dono per la madre. Nel 1809 “La Dama con l’ermellino” apparteneva alle collezioni dei principi Czartoryski a Pulawy. Negli anni Cinquanta dell’Ottocento l’opera è a Parigi, poi a Cracovia dove sarà esposta al pubblico nel 1882. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale la tavola sarà trasferita nella Gemälde Galerie di Dresda, per tornare nel 1920 a Cracovia. Nel 1939 la minaccia della Seconda Guerra Mondiale allontana nuovamente l’opera vinciana. Sarà infatti presa dai tedeschi e portata a Berlino come bottino di guerra, per essere esposta nel museo dedicato all’imperatore Federico. Solo nel 1946 l’opera tornerà a Cracovia, nel Museo Narodowe.

La paternità leonardesca è stata accettata solo nel XX secolo. Prima i dubbi erano molti e si parlava di allievi o di qualche pittore sconosciuto. In ogni caso l’opera è di una grazia sconvolgente. Leonardo riuscì a stupire come sempre. Come detto già all’inizio, la posa della dama è rivoluzionaria per il tempo, inoltre è bellissima la precisione dei dettagli del vestito e la collana di perle nere che indossa sul collo. Leonardo era molto famoso per i suoi ritratti, soprattutto di belle dame. Non a caso anche Isabella d’Este (che Leonardo incontrò a Mantova dopo essere andato via da Milano per il ritorno dall’esilio del Moro) ne voleva uno e pregò più volte l’artista di realizzarlo. Sembra però che Leonardo non lo portò mai a termine, infatti è rimasto solo un disegno, realizzato con matita nera e sanguigna su carta, che la ritrae di profilo. Si trova oggi al Louvre.

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