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Armodio e Aristogitone. Da Tirannicidi e Liberatori a punto di partenza dello stile severo


“Non lungi stanno Armodio e Aristogitone, gli uccisori di Ipparco. Quale fosse la causa del fatto e come avvenisse, altri hanno narrato.”

Queste le parole di Pausania (I,8,5) circa un gruppo statuario ad Atene raffigurante i cosiddetti Tirannicidi. Ma prima di dare un’occhiata a questo gruppo, importante sia per il soggetto, sia per il suo ruolo all’interno della statuaria greca, vediamo chi sono questi due personaggi.

Siamo nel 514 a.C.

Abbiamo assistito, dopo vari tentativi, al trionfo della tirannide di Pisistrato, instauratasi in un periodo di gravi tensioni per la città nel 534 a.C. e proseguita fino alla morte del tiranno nel 528 a.C. Il potere viene preso con la forza ma il governo instaurato viene considerato positivo, la moderazione regna e vige una politica atta a sviluppare l’agricoltura e il commercio: le leggi rimangono invariate e Pisistrato governa più da cittadino che da tiranno.

Alla sua morte subentrano i figli Ippia e Ipparco, il primo distintosi già per le sue doti politiche e militari, il secondo come intellettuale, e il regime si inasprisce fino a sfociare nella crisi del 514 e nell’intervento dei due tirannicidi.

I loro nomi sono Armodio e Aristogitone e secondo Tucidide a far scattare la congiura furono motivi di tipo sentimentale: Ipparco si invaghisce di Armodio, giovane forse quindicenne, nel fiore degli anni ed "eromenos" (giovane amante) del più maturo Aristogitone, probabilmente trentacinquenne ed appartenente a una delle vecchie famiglie aristocratiche. Le relazioni sessuali tra un uomo più anziano e un giovane non erano sanzionate e non erano definite come rapporti omosessuali, bensì "pederastici". Fatto sta che tentare di rubare un eromenos era un chiaro affronto poiché questi era proprietà dell’erastès (l’uomo più maturo)! Armodio rifiuta Ipparco e comunica l’incidente ad Aristogitone e il tiranno, per vendicarsi dell’affronto, esclude la sorella del giovane dalla cerimonia delle Panatenee, accusandola di non essere vergine come era invece richiesto. L’offesa è davvero grande e imperdonabile e da qui la decisione dei due protagonisti di assassinare i due tiranni e rovesciare il regime. Ma il piano che prevedeva più partecipanti non va a buon fine, Armodio e Aristogitone, temendo di essere stati traditi, entrano in azione troppo presto, riescono ad uccidere Ipparco durante la processione delle Panatenee, ma vengono trucidati subito dalle guardie senza ripercussioni immediate.



Ippia, a seguito del terribile evento, inasprisce la sua dittatura, diventa sempre più impopolare e si arriva al compimento di quello che i Tirannicidi volevano: nel 510 a.C. la tirannia viene rovesciata, anche con l’aiuto dell’esercito spartano, e con Clistene e l’arrivo della democrazia inizia per Atene un lungo e prospero periodo di riforme.

Ma torniamo ad Armodio ed Aristogitone, noti come “i tirannicidi” per antonomasia, i quali, come vere e proprie figure romantiche, vengono celebrati come martiri della causa della libertà ateniese e come i Liberatori, trattati dagli scrittori greci successivi e paragonati ai due ancora più famosi Achille e Patroclo.

Oltre a comparire negli scritti appaiono anche in molte raffigurazioni, prima fra tutte il gruppo statuario che il governo ateniese decide di far erigere nell’Agorà. È la prima volta che si onorano pubblicamente due personaggi reali e del monumento in bronzo viene incaricato il famoso scultore dell’epoca Antenore ma, durante le guerre persiane, le statue vengono sottratte e verranno riportate in patria solo da Alessandro Magno. Nel 477 a. C. si decide di sopperire alla loro mancanza tramite un nuovo gruppo bronzeo realizzato da Kritios e Nesiotes: le statue sono note solo grazie a copie romane ma si pensa che riproducessero il gruppo più antico.

Come è questo gruppo?


Lo possiamo vedere bene da una splendida copia proveniente da Villa Adriana a Tivoli, ora conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Concepiti per essere guardati da tutti i lati i due eroi sono disposti schiena contro schiena, con le gambe a compasso, quella interna avanzata e a sostenere il peso del corpo e quella esterna portata all’indietro e con il tallone sollevato. Aristogitone, più maturo, è rappresentato con la barba, nudo, brandisce due spade e ha una clamide poggiata sul braccio sinistro teso nell’atto di proteggere l’amato; Armodio appare sempre nudo e con un corpo più adulto rispetto a quello che avrebbe potuto avere, è sbarbato, ha più file di ricci ben delineati a coprirgli il capo, due spade e il braccio destro alzato nell’atto di colpire. Delle quattro spade si sono salvate solo le else e i tronchi accanto alle gambe portanti sono usati come supporti e negli originali in bronzo non dovevano essere presenti.

Ricco di armonia nella disposizione dei corpi, con particolari anatomici ben marcati, muscolature definite, ma senza che la dinamicità venga distribuita su tutta la statua, il gruppo presenta volti fieri e movimenti perfetti privi di ira: con fisici duri e asciutti i tirannicidi appaiono come atleti pronti a lanciare un disco in un movimento perfetto e perfetto è anche il rapporto tra le varie parti del corpo.

Ci troviamo nel momento di passaggio tra il periodo arcaico e lo stile severo e questo particolare gruppo statuario viene considerato il vero e proprio punto di partenza del nuovo stile. Il tipico sorriso arcaico scompare, le figure appaiono solenni, colte con espressioni severe e il movimento è ancora contenuto.

Lo stile “giusto” per rappresentare un momento così importante, lo stile “giusto” da usare per la prima statua del mondo greco che descrive personaggi e fatti storici, personaggi e fatti così fondamentali da continuare ad essere ricordati anche nelle copie romane.

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