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I frontoni del tempio di Atena Aphaia a Egina: la guerra di Troia tra stile arcaico e stile severo


Oggi andiamo nell’isola di Egina, potenza marinara e commerciale (specie nel VII-VI sec. a.C.), patria di una famosa scuola di bronzisti, alla scoperta del tempio di Aphaia, divinità cretese identificata in seguito con la dea della sapienza Atena, e dei temi decorativi usati.

A seguito di un incendio avvenuto nel VI sec. a.C. il santuario viene ristrutturato, la terrazza del temenos (il recinto sacro) viene raddoppiata e il complesso templare domina il mare da un’altura nella parte nord-orientale dell’isola. Il temenos, di forma rettangolare e circondato da un muro fornito da un ingresso monumentale, racchiude al suo interno, fulcro dell’area sacra, il tempio in calcare costruito in onore della dea, in ordine dorico, con una peristasi di 6×12 colonne a circondarlo, un pronao per ingresso, un opistodomo come ambiente sul fondo e una cella centrale divisa in 3 navate. Esempio tra i meglio riusciti dell’architettura templare presenta colonne angolari più spesse e inclinate leggermente verso l’interno al fine di alleggerire la pesantezza della struttura e il risultato è una struttura elegante e bilanciata.

Immaginando di visitare il tempio nel VI sec. a.C. sarebbero i frontoni ad attirare in particolare la nostra piena attenzione: scoperti nel 1811 e acquistati dal re Luigi I di Baviera, vengono fatti restaurare a Roma dallo scultore neoclassico Thorvaldsen e sono tuttora conservati alla Gliptoteca di Monaco ma privi dei restauri precedenti.

Ma cosa rappresentano?

Realizzati in marmo presentano statue a tutto tondo che raffigurano episodi della guerra di Troia e, al centro di tutto, protagonista indiscussa è la dea Atena, la quale occupa il posto d’onore, è più grande degli altri personaggi sia per la sua essenza divina sia perché viene a trovarsi nel punto più alto del timpano. Costei è, secondo la sua iconografia classica, armata con lancia e scudo e abbigliata con elmo ed egida (il mantello indistruttibile realizzato con la pelle della capra Amaltea che aveva nutrito il neonato Zeus) ma non partecipa direttamente alla battaglia, assiste soltanto, invisibile e simbolo della giusta vittoria dei Greci sui Troiani.



Accostiamoci ancora un po’ ai due frontoni, l’occidentale e l’orientale e cominciamo a notare delle differenze tra l’uno e l’altro, sia di tema sia di stile.

Nel frontone occidentale Atena si presenta stante, rigidamente volta verso l’osservatore e con le gambe leggermente di tre quarti, quasi distaccata da ciò che si svolge attorno a lei, chiusa nel suo stato di divinità al di sopra delle azioni degli uomini. Ai suoi lati, disposti equamente, vi sono 12 combattenti, sei da ogni parte: una prima coppia di opliti che combattono tra di loro, una di arcieri e, a riempire lo spazio ridotto ai lati, due feriti che cadono a terra. Lo schema è quasi simmetrico e i personaggi si adattano perfettamente alla forma e dimensione dello spazio in cui agiscono.

Nel frontone orientale i combattenti vengono ridotti al numero di 10 e le loro dimensioni aumentate. Al centro è sempre presente la dea, la cui figura è quasi del tutto perduta, ma da quel che ne resta si può di certo notare una scelta diversa da parte dell’artista rispetto a quella del frontone occidentale: Atena appare in movimento, la testa è frontale (non partecipa comunque all’azione), ma il resto del suo corpo è volto verso destra, dai piedi fino al braccio sinistro che, proteso, doveva scuotere l’egida in un gesto di incitamento ai suoi protetti, i Greci. Anche qui ai lati si dispongono due coppie di combattenti, seguiti da un oplita che soccorre il guerriero che sta cadendo, da un arciere e da un ferito che si accascia al suolo: le posizioni sono più varie e ciò rende la composizione più unitaria e realistica, tutti partecipano all’azione e le figure centrali tendono verso gli angoli, mentre quelle alle estremità si muovono verso il centro.


Gli schemi così descritti appaiono dunque diversi per stile, disposizione e anche tema, e infatti il frontone occidentale rappresenta un episodio della guerra di Troia omerica, con probabile protagonista l’eroe Aiace, più antico e datato al 510-500 a.C., mentre quello orientale rappresenta un episodio della prima mitica spedizione contro Troia, all’epoca del padre di Priamo, è successivo e databile al 490-480 a.C.

Non sappiamo perché il frontone orientale sia stato sostituito o sia stato realizzato più tardi, ma rimane comunque incredibile vedere come a distanza di così pochi anni l’arte evolva e si rinnovi in maniera così sostanziale! Basti dare un’occhiata, oltre ad Atena, già descritta in precedenza, ai guerrieri feriti nei due frontoni: quello del frontone più antico è frontale, guarda l’osservatore, cerca di estrarre una freccia dal petto, è colto in una posa forzata e innaturale e mostra ancora il tipico sorriso arcaico; quello del frontone del 490-480 a.C. è invece colto di tre quarti in una posa molto più realistica, con il volto rivolto a terra mentre, quasi prossimo alla morte, cerca di sostenersi ancora al suo scudo, inutilmente.


Due scultori e due scuole vengono a incrociarsi nel tempio di Atena Aphaia a Egina, due diverse sensibilità artistiche, da un lato l’ideatore del frontone occidentale che continua la maniera arcaica e dall’altro, 20 anni dopo, l’artista del frontone orientale che adotta un nuovo stile che sfocerà nello “stile severo”.

A unire queste due “maniere” il grande e mitico tema della guerra di Troia e la dea Atena che domina sui cambiamenti dell’arte destinati a compiersi.


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