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Un mondo senza arte e religione? Il presente applicato al passato


Ognuno, in base alla propria esperienza, tende ad applicare determinate categorie alla propria quotidianità. Di conseguenza, ogni aspetto di altre realtà viene incasellato in queste categorie. Purtroppo, un procedimento di questo tipo rischia di farci attualizzare all’estremo mondi passati che avevano ben poco in comune con quanto conosciamo. Facciamo un esempio.

Tutte le grandi civiltà del Vicino Oriente Antico vivevano il rapporto con le divinità come un fatto estremamente attuale. Non c’era la necessità di parlare di «religione», tanto che spesso non esisteva nemmeno una parola per indicare questo aspetto. Tutto era religione, sempre e in ogni luogo. Gli dei permeavano l’universo conosciuto e ne erano i protettori. Garante e spesso intermediario tra l’umanità e le divinità era poi il sovrano, un uomo investito di un compito particolarmente importante in virtù delle sue qualità.

Questo è quanto è alla base, per esempio, delle numerose raffigurazioni celebrative dei templi e delle sepolture egiziane. Il faraone, al cospetto delle divinità, compie offerte per permettere il perpetuarsi del ciclo notte-giorno: solo così l’Egitto avrebbe potuto continuare ad esistere. Il dio Sole, Ra, attraverso le sue diverse manifestazioni doveva compiere ogni notte un viaggio nell’aldilà, identificandosi con Osiride, per poi nascere a nuova vita il mattino seguente. Questo spiega la grande attenzione riservata al sovrano da questa civiltà. Non si tratta di sete di potere o profondo egocentrismo, ma di una concezione spirituale così profonda da costituire addirittura la base per la sopravvivenza stessa della civiltà.

I Fenici non sono da meno: il concetto di intermediazione terreno-divino è infatti molto simile. Sebbene infatti il modello politico ad oggi ricostruito per questa civiltà fosse la democrazia, sappiamo che vi era un personaggio scelto per guidare la comunità. Il sovrano. Costui, tuttavia, era subordinato ai precetti degli dei e all’opinione degli altri organi di governo. Se una sua azione fosse andata contro qualcuna di queste autorità, egli avrebbe perso non soltanto la carica, ma, potenzialmente, anche la vita.

La religione non è l’unica categoria ideologica moderna inapplicabile al mondo antico. Lo stesso si può dire dell’arte. In egiziano antico, ad esempio, non esiste un termine con cui riferirsi ad essa: manufatti senza un’utilità precisa non erano neppure immaginabili. Perfino le statue e le pitture diventavano vive e svolgevano le loro funzioni. Tutto aveva uno scopo. Questo non è dovuto alla arretratezza mentale degli individui che fabbricavano gli oggetti, al contrario. Si tratta dell’espressione esteriore di una credenza profonda, così radicata da permeare la società per 3000 anni.

E le nostre convinzioni, oggi, come si esprimono?




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