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L’ ''eco del classico'': una riflessione moderna sull’antico


«L’artista non ha nulla da inventare, ma tutto da intuire; inventare interessa la scienza più che la poesia» scrive Francesco Messina nel suo libro L’Illustrazione del medico nel 1937. Il celebre scultore, rifiutando le innovazioni proposte in quegli anni dalle avanguardie, si pone come obiettivo la riscoperta del sentimento che animava l’arte classica. Si capisce così il sentimento trasmesso dai suoi numerosi cavalli bronzei in corsa e dalle statue e dai busti conservati nel suo studio. Soggetti contemporanei, quali la moglie Bianca, acquistano inoltre un nuovo valore alla luce di un’ispirazione «classicistica».

Per sottolineare questo legame tra Messina e l’antichità classica, le sue opere sono oggi messe in dialogo con alcuni pezzi rinvenuti nel sito archeologico di Agrigento. Si tratta per lo più di statue del V-IV secolo a.C., disposte in maniera scenografica all’interno dello studio dell’artista. Le statue antiche sono collocate lungo tutto il perimetro dell’ambiente, inframmezzate da opere moderne che vanno dagli anni ’30 del ‘900 fino agli anni ’70 dello stesso. La navata della chiesa di S. Sisto, oggi sconsacrata, costituisce la cornice scenografica della mostra. Lo spettatore è colto spesso da un senso di straniamento e stupore, dal momento che quello che si credeva originale e antico, in realtà è stato creato solo pochi decenni prima! È proprio questo il messaggio che si intende veicolare: l’arte attraversa i secoli e la bellezza è un valore senza tempo, culturalmente universale. In questo senso, anche l’esposizione di alcuni acquerelli al piano superiore dell’edificio è molto significativa. L’artista che ha realizzato le vedute della valle dei templi di Agrigento, ha immortalato sia i monumenti antichi sia i turisti con i loro equipaggiamenti. Queste opere sono datate 2015.



Ad osservare la parete su cui sono appesi questi acquerelli è collocato un semicerchio di teste bronzee, realizzate da Messina alla fine del ‘900. In un certo senso, queste guardano il sito archeologico e sembra quasi che possano commentarne la situazione attuale. Il mutismo e le diverse espressioni dei volti esprimono lo stupore che l’uomo prova in ogni epoca davanti alla bellezza. A una meraviglia iniziale si sostituisce presto la consapevolezza che nulla è eterno ed è destinato a mutare. Il cambiamento spaventa ed è difficile da comprendere: «il diverso» va compreso e ragionato, non sempre è negativo. D’altronde, scrive ancora Messina «Agrigento e la Valle dei Templi respirano, sono luoghi vivi».


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Emozione Arte 2020

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