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Le lastre Campana e i primi “manifesti pubblicitari” sotto Augusto


1968, Palatino, Roma.

Durante gli scavi sul Palatino, uno dei sette colli di Roma, situato tra il Velabro e il Foro Romano, presso il tempio augusteo costruito in onore di Apollo vengono rinvenute frammentate delle particolari lastre fittili che, ricomposte, formano dei manufatti di notevoli dimensioni con un’altezza tra i 70 e i 75 cm.

Queste appartengono alle cosiddette “lastre Campana”, dei rilievi in terracotta, anticamente dipinti, che devono il loro nome al marchese Giampietro Campana il quale, nella prima metà dell’Ottocento, ne aveva raccolto una grande collezione poi venduta e dispersa in vari musei. Nel XX secolo vi fu un incremento dello studio di questi manufatti, con la successiva suddivisione in tipi e l’individuazione di un’evoluzione stilistica fino alla scoperta di alcune lastre presso il tempio di Apollo, di grande qualità e presentanti alcune tracce di pittura: a quest’ultimo ritrovamento si deve il maggiore interesse per la nascita di queste particolari lastre e il loro uso nell’ambito della propaganda augustea.

Ma quale origine hanno queste particolari lastre?

La loro nascita risale alla tarda età repubblicana nell’ambito delle terrecotte architettoniche di diversa forma, usate come rivestimento o coronamento, ma non è la nascita vera e propria di un genere nuovo, bensì lo sviluppo di forme di decorazione fittile già documentate nel II sec. a.C. Ma nel corso di questo secolo e agli inizi del I a.C. si assiste a un cambiamento e al passaggio da un regime puramente decorativo a uno figurato, prevalentemente in stile neoattico di derivazione greca e in stile simile alle decorazioni in terracotta presenti nell’architettura etrusca e italica, ambiti con cui condividono numerosi temi iconografici: si va da scene mitologiche a scene di culto, da temi dionisiaci a corse nel circo, da allegorie di Vittorie a figure che seguono schemi araldici combinati e di carattere più spiccatamente decorativo, da cortei con prigionieri a processioni sacrificali.




Usate come rivestimenti per la decorazione interna ed esterna di edifici pubblici e privati, fabbricate in serie e realizzate a matrice, le lastre Campana e gli esemplari di maggiore qualità appartengono all’età augustea con una produzione che, raggiunta l’acmé, continua in epoca giulio-claudia e si prolunga, con sempre meno esemplari, fino al II sec. d.C. Provenienti da terme, edifici pubblici non sacrali, basiliche, teatri, domus ed edifici funerari, possono formare fregi con motivi ripetuti, varianti del medesimo soggetto o soggetti diversi che formano rappresentazioni continue. In molti casi si riappropriano specialmente di temi provenienti dall’arte neoattica e di questa viene operata una trasformazione mediante l’uso della simmetria, i temi iconografici vengono spogliati del loro significato originario e nuove composizioni vengono create rappresentando temi romani di attualità.

È proprio questo quello che avviene sotto Augusto, le lastre Campana diventano veri e propri manifesti di propaganda del suo programma ed è qui che vengono a collocarsi i ritrovamenti nel tempio di Apollo Palatino, costruito tra il 36 e il 28 a.C., tanto particolari sia per l’elevato livello artistico con cui furono eseguite (è presente anche il bollo dell’officina) sia per la loro provenienza da un edificio templare.

La costruzione del tempio per Apollo, scelto come protettore da Ottaviano, rientra nell’ambito del progetto di propaganda culturale messo a punto da Ottaviano negli anni dell’ascesa al potere, consolidato dopo la vittoria di Azio e, promesso al dio nel 36 a.C. in una parte della domus palatina, l’edificio viene dedicato solo nel 28 a.C. Nell’ambito della costruzione progressiva dell’ideologia del suo principato rientra anche il grande uso del mito greco e le lastre Campana mescolano l’innovazione nell’ambito della composizione e il carattere conservativo per quanto riguarda il loro utilizzo e funzione, di derivazione italica: i miti acquisiscono una nuova funzione, le lastre vengono prodotte in serie e diventano veri e propri manifesti di propaganda.

Basti pensare a due esempi di lastre ritrovate nel tempio di Apollo Palatino, risalenti al periodo tra il 42 e il 36 a.C. e destinate alla trabeazione del colonnato di uno dei peristili della casa di Ottaviano: ricomposte da più frammenti e recanti tracce di colore, una rappresenta la contesa tra Apollo ed Eracle per il possesso del tripode delfico e l’altra due figure femminili intente ad adornare un betilo (una pietra con funzione sacra).


Il primo presenta uno schema arcaico simmetrico e senza tensione dinamica, con i due eroi che si fronteggiano in pari altezza e anche il secondo mostra due figure araldiche l’una di fronte all’altra e ai lati di un oggetto centrale.

In queste lastre traspare il profondo significato religioso del valore universale del dio del sole, scelto come protettore da Ottaviano, presente mentre fronteggia Eracle e nella figura del betilo che viene decorato con i suoi simboli, l’arco e la faretra, e che forse doveva essere presente nel santuario stesso. Allo stesso tempo nella prima lastra si tende a vedere nei suoi antagonisti anche l’allusione ai “discendenti” Antonio e Ottaviano, i quali qui si mostrano in un rapporto non ancora degenerato e in cui Ottaviano non mira ancora a screditare il rivale.

Non vi sono ancora gli intenti di propaganda successivi alla vittoria di Azio ma la nuova funzione dei miti, l’elaborazione dei temi e la precoce venerazione di Ottaviano per Apollo cominciano ad apparire in tutta la loro potenza e le lastre Campana si presentano già come veri e propri antichi manifesti pubblicitari.


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