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Lucio Sempronio Atratino e il terzo mausoleo più grande del Lazio


Vicino alla vecchia stazione ferroviaria, sulla collina Atratina presso Gaeta, si erge una grandiosa e rovinatissima struttura: è il Mausoleo di Lucio Sempronio Atratino, anche detto “Mole Atratina” o “Torre dell’Atratina”.

È uno monumento funerario a pianta circolare, appartenente alla tipologia del tumulo, databile al I sec. a.C., di cui, però, dubbia è la data di inizio e fine dei lavori. Un monumento trionfale in onore di Atratino o un “semplice” edificio funerario? Ci torneremo tra poco ma, per ora, chi è questo Atratino?

Lucio Sempronio Atratino (73-20 a.C.), esponente della gens Sempronia, intraprese la carriera politica diventando pretore suffectus nel 40 a.C. e console suffectus nel 34 e, dapprima sostenitore di Marco Antonio, in seguito si schierò dalla parte di Augusto che lo nominò nel 23 a.C. governatore dell’Africa Proconsolare. Nel 22 intraprese un viaggio in Africa dal quale tornò con un male incurabile e, al suo ritorno, dopo la celebrazione del trionfo per le azioni vittoriose compiute nella provincia, si suicidò nel 20 a.C., a 53 anni, tagliandosi le vene dei polsi in una vasca d’acqua calda. Si diede una morte dignitosa e lasciò tutti i suoi averi all’imperatore Augusto.



Il console aveva una villa che si affacciava sul golfo di Gaeta e all’interno di questa si fece costruire il proprio mausoleo nel quale trovò sepoltura alla fine del secolo, ma sconosciute sono le date di inizio e termine della costruzione mentre è noto che, intorno al 20 a.C., un monumento sepolcrale affine a questo venne edificato per Lucio Munazio Planco.

Quale potrebbe essere la datazione del nostro mausoleo?

Le ipotesi da prendere in considerazione possono essere queste tre:

- alla morte di Atratino la costruzione del mausoleo non era ancora iniziata e fu diretta da Augusto, utilizzando i beni lasciatigli dal defunto;

- il mausoleo era già completo prima della morte di Atratino, essendo stato iniziato in precedenza;

- il mausoleo era in corso di costruzione, al tempo della morte, e venne fatto ultimare dall’imperatore.

La prima ipotesi è da scartare in quanto dobbiamo presumere che Atratino, tornato ammalato, si sia dato la pena di iniziare la costruzione del suo mausoleo, e anche la terza sembrerebbe poco attendibile visto l’esempio di Planco che, molto più anziano di Lucio, fece costruire il proprio monumento funerario in età avanzata. Più probabile risulta essere l’idea che la costruzione fosse già avviata al momento della morte, magari iniziata subito dopo il rientro dall’Africa e un anno prima dell’avvio del Mausoleo di Planco, e che sia stata portata a compimento da Augusto stesso che, forse, fece apporre una corona d’alloro sul cornicione per ricordare il trionfo del suo console.

Il 21 a.C. sembrerebbe, quindi, la data di inizio più plausibile mentre il termine della costruzione deve essere avvenuto a seguito del 20 a.C.

Luogo originariamente di riposo per il defunto, il Mausoleo continuò a vivere subendo trasformazioni continue.



Nei secoli successivi venne depredato dei suoi decori ricchi di strumenti sacrificali e oggetti sacerdotali, nel corso dell’assedio di Gaeta del 1815 venne usato come polveriera dagli assedianti del regno di Napoli e in parte danneggiato da un’esplosione, venne restaurato e utilizzato come magazzino per il foraggio e lasciato in stato di abbandono fino alla metà del XX sec. Venne spogliato dei suoi rivestimenti riutilizzati nel palazzo ducale di Giovanni I, nel quartiere di Porto Salvo e nella chiesa di Santa Maria, ex voto per la scampata pestilenza del 1656. Nella costruzione per la base del campanile della Cattedrale di Gaeta venne persino inglobato un frammento dell’iscrizione menzionante «L(ucius)•ATRA[tinus]».


A seguito di tutte queste vicende oggi il mausoleo è ridotto a uno scheletro, ha una circonferenza di 114 m., è alto 13.30 m. e la torretta misura 4.80 m., e, come precedentemente detto, è affine per tipologia al mausoleo di Planco da cui si distingue soltanto per la distribuzione interna con una cisterna ovale al posto di una quarta cella. La struttura ha una pianta circolare, lungo il perimetro corre internamente un corridoio anulare coperto da una volta a botte (una parte manca a causa dell’esplosione del 1815), intorno al pilastro centrale che doveva sostenere l’immagine o il simbolo del defunto, si sviluppano i tre ambienti principali disposti a croce con, in corrispondenza di nord, sud ed est, tre celle a pianta rettangolare, sempre coperte con volte a botte, mentre la cella rivolta a ovest ospita una cisterna a pianta ellittica. Sulla sommità si eleva un torrino a pianta circolare, in parte ancora visibile, raggiungibile tramite una scala situata nel corridoio anulare.

Grazie anche al monumento di Planco, il Mausoleo di Atratino rivive sotto i nostri occhi mostrandosi per quello che è, ossia il più grande mausoleo del Lazio, superato solo da quelli di Augusto e di Adriano a Roma.

Non lasciatevi scoraggiare da questo scheletro apparentemente senza vita e ricreate con gli occhi e la mente, grazie anche all’aiuto del Mausoleo di Planco, il luogo di riposo di questo console e membro del collegio degli Auguri che, anche dopo la morte, continua a celebrare il suo imperatore Augusto.


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