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La Grecia, l’Egitto e l’Amore: il Canòpo e il Serapeo di Villa Adriana


Adriano. L’Impero. Il 125 d.C.

Ci troviamo durante gli anni del regno dell’imperatore Adriano, succeduto a Traiano, condottiero e conquistatore sotto il quale l’Impero Romano raggiunse la sua massima espansione territoriale, nel 117 d.C. e destinato a regnare fino al 138. Spirito colto e introverso, amante dell’arte greca, sceglie di abbandonare le estreme conquiste fatte dal suo predecessore, optando per una politica di accordi e rinunce, non favorevolmente accolta dai sostenitori più vicini a Traiano: se da un lato il nuovo imperatore pone fine alle conquiste e si focalizza sul rafforzamento dei confini, dall’altro punta sul rinsaldare con stretti legami religiosi e culturali i rapporti tra Roma e le province che avevano fatto parte dei regni ellenistici, in modo tale da formare un nucleo compatto di difesa contro le pressioni sempre più forti delle popolazioni barbariche.

A tale scopo compie lunghi viaggi in Grecia e nelle provincie d’Oriente e, oltre a portare avanti la sua missione politica, riempie occhi e cuore di meraviglie, accrescendo la sua passione per l’arte e la bellezza e riportando a casa idee e progetti che troveranno il loro compimento nella realizzazione della sua grande residenza extraurbana, Villa Adriana, situata nei pressi di Tivoli, sulla Via Tiburtina, e realizzata tra il 125 e il 135 d.C.



Villa Adriana nasce dal desiderio dell’imperatore di creare sempre nuovi ambienti, alcuni privati, intimi e raccolti, altri grandiosi per l’accoglienza degli ospiti, come biblioteche e terme, fatti tutti per stupire, diffondere il “bello” e creare luoghi vicini al proprio sentimento, combinando e mescolando elementi riportati dai suoi viaggi che ci parlano di lui e dei luoghi visitati e amati.

Tra i molteplici nuclei architettonici pensati da Adriano si staglia, particolare ed esotico, il cosiddetto Canòpo, nella realizzazione del quale vengono a combinarsi elementi presi dall’Egitto e dalla Grecia.

La struttura, costituita da una vasca di 119 metri per 18, termina con un tempio, al cui centro si apre una grande nicchia percorsa da una cascata d’acqua, evoca il braccio del fiume Nilo che congiungeva l'omonima città di Canopo, sede di un celebre tempio dedicato a Serapide, con Alessandria. Ed è appunto al dio Serapide che viene dedicata la struttura templare al termine della vasca.

Serapide è un dio greco-egizio, il culto del quale fu introdotto ad Alessandria d'Egitto da Tolomeo I, il primo sovrano della nuova dinastia macedone che, nel tentativo di trovare un nuovo culto che potesse essere accettato dalle varie etnie presenti nella capitale del regno, maturò l’idea di una divinità che potesse conciliare le esigenze autoctone e quelle greco-macedoni: ne nacque una figura che riprendeva sia i caratteri delle grandi divinità egiziane, come Iside e Osiride, sia quelli delle maggiori divinità olimpiche.


Sostituendo Osiride e identificato con molti dèi greci, primo tra tutti Zeus, rappresentato come un padre degli dèi barbuto e anziano, recante sul capo un recipiente simbolo di fertilità, Serapide e il suo culto si diffusero ad Alessandria e nel bacino del Mediterraneo, arrivando fino a Roma.

Serapeo (Serapeum nella forma latinizzata) è il tempio che viene dedicato a Serapide ed è proprio questo il nome della struttura che si staglia alla fine dello specchio d’acqua del Canòpo di Villa Adriana.

Collocato in una valle stretta tra due alture, il grande specchio d’acqua, fiancheggiato all’inizio da piccoli ambienti rettangolari, è circondato da un elegante colonnato decorato con copie romane di famose statue greche, come le cariatidi dell’Eretteo sull’Acropoli di Atene, rivolte non verso il visitatore ma verso la “piscina”, le quali creano uno splendido gioco di riflessi. Il grande canale porta al Serapeo, un tempio con aspetto di ninfeo a forma di grotta, protetto da una semicupola monumentale rivestita di mosaico, e ornato da sculture egizie e statue che ricordano Antinoo, il favorito di Adriano, annegato nel Nilo durante uno dei viaggi dell’imperatore. Il santuario è composto da una parte pubblica adibita a banchetti e feste con giochi d’acqua e da una privata sotterranea, in cui il dio aveva il suo culto come divinità ctonia, ossia dell’Oltretomba.

L’intera struttura, secondo i bolli ritrovati sui laterizi, sembrerebbe essere stata realizzata antecedentemente al 132 d.C., data del soggiorno in Egitto dell’imperatore, ma costituisce comunque un vero e proprio viaggio per il visitatore che, accompagnato da Adriano, ripercorre i suoi passi, compiuti prima sui libri e poi di persona, si stupisce, rivede il Serapeo di Canopo, si immerge in un luogo esotico che richiama l’ambiente nilotico, ammira l’arte egiziana e quella greca, qui portate e ricreate, e impara ad apprezzarle.


Eppure non è solo una rievocazione simbolica del viaggio di Adriano in Egitto, da cui vengono ricondotti molti materiali e statue, o una celebrazione del dio Serapide e dell’arte greca, ma anche una commemorazione dell’amato e bellissimo Antinoo, sempre ricordato nei numerosi busti e statue in suo onore.

Ultimo rifugio imperatore precocemente invecchiato (morirà a 62 anni), Villa Adriana è l’ultima creazione, la più amata, di un poeta decadente e di un pittore di nature morte, di un ideatore di architetture e di un grande amante della bellezza e della cultura.

“Costruire significa collaborare con la terra, imprimere il segno dell'uomo su un paesaggio che ne resterà modificato per sempre.”

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Emozione Arte 2020

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