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Amarna, la città perduta


Amenhotep IV, figlio di Amenhotep III, regnò sull’Egitto per una quindicina d’anni circa intorno al 1350 a.C. Non ci volle molto prima che il nuovo sovrano mostrasse la sua indole «rivoluzionaria». La prima azione del nuovo faraone fu la costruzione di una città, Tell-el-Amarna, in cui si sarebbe trasferita l’intera corte. Vale la pena soffermarsi brevemente sulle modalità impiegate nell’edilizia di questo sito: tutti gli edifici furono infatti innalzati in un tempo brevissimo, solo pochi anni. Come è stato possibile? Le tecnologie del tempo infatti non avrebbero permesso un tale avanzamento dei lavori, neppure in presenza di una manodopera numericamente massiccia. La modalità edilizia introdotta per la costruzione di Tell-el-Amarna è un’assoluta novità: gli operai si servirono infatti di mattoni dalle dimensioni standard, chiamati talatat, che agevolarono di molto l’innalzamento delle strutture. La città, inoltre, essendo sorta in un luogo privo di culti ufficiali, costituì il sito privilegiato per l’instaurarsi della riforma religiosa di Amenhotep. Il sovrano infatti negò l’esistenza di ogni forma di divinità eccetto l’Aton, il disco solare, i cui raggi si propagavano come mani sulla terra, spandendone l’effetto benefico. Il faraone divenne diretta incarnazione di tale entità e pertanto cambiò il suo nome in Akhenaton, ovvero “Colui che è amato da Aton”. Anche le strutture templari cittadine vennero progettate per essere adatte a un culto solare: non furono costruiti grandi templi in muratura, ma strutture templari con grandi corti aperte in cui fosse possibile praticare riti all’aperto.


L’intero sito doveva essere di uno splendore unico: gli edifici pubblici erano decorati all’esterno con bassorilievi celebranti le gesta del faraone. Il bianco delle pareti, inoltre, messo in risalto dalla luce del sole, doveva creare un effetto molto suggestivo. L’iconografia faraonica cambiò notevolmente, rimarcando una notevole differenza rispetto al passato. Le proporzioni dei corpi, dalla fattezze molto più effemminate, i crani eccessivamente allungati e il ventre pronunciato sono caratteristiche assolutamente nuove e uniche di questo periodo: sebbene esse lascino tracce sensibili anche nelle epoche successive, non avranno più un’applicazione così sistematica come nel periodo amarniano.

Purtroppo per noi, l’intero sito di Tell-el-Amarna fu demolito dai successori di Akhenaton: in parte per necessità di materie prime e in parte come damnatio memoriae di un uomo che aveva sovvertito la cultura tradizionale, la città fu man mano «smontata». Essa venne usata infatti come cava e i materiali, trasportati altrove, riutilizzati per nuove costruzioni. Questo ha fatto sì che gli archeologi, oggi, ritrovino talvolta alcune talatat in luoghi anche lontani dall’antico sito di Amarna: è possibile perciò, grazie a un lento ma progressivo lavoro di collazione del materiale, giungere a una parziale ricostruzione della città.

Per quale motivo Amenhotep IV/Akhenaton mise in atto una rivoluzione dalle implicazioni tanto religiose quanto edilizie così importanti non è, ad oggi, ben chiaro. Se da un lato infatti sembrerebbe essere la definitiva messa in pratica della volontà di distinguersi dai faraoni precedenti, numerosi studi attestano che, in realtà, questa rottura netta con il passato sarebbe soltanto l’espressione finale di un processo già iniziato da decenni.



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