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Le impronte digitali di Leonardo. Possibile sangue arabo?


Torniamo ancora una volta a parlare di Leonardo da Vinci. Questa volta il soggetto del nostro articolo si incentra sulle impronte digitali dell’artista, quelle che avrebbe lasciato sui fogli dei suoi manoscritti. Permettetemi però una premessa, indispensabile per comprendere il senso delle nostre argomentazioni. La maggior parte dei lettori saprà che Leonardo nacque da una relazione illegittima tra ser Pietro, un notaio di ricca estrazione fiorentina e Caterina, molto probabilmente una contadina. Proprio sulla madre di Leonardo si conosce molto poco. L’unica notizia certa che abbiamo è che, dopo la nascita di Leonardo, sposò un uomo soprannominato “Accattabriga”. Il nome non promette nulla di buono, ma ebbe con lui ben cinque figli. Si crede sia stata una serva che lavorava a casa di ser Pietro, ma uno studio di Francesco Cianchi, risalente al 2008, mette in dubbio l’ipotesi precedente, affermando invece che la madre di Leonardo fosse una schiava proveniente da qualche paese medio-orientale. In quell’epoca non era difficile una situazione del genere. Il governo di Firenze infatti permetteva di comprare schiave non cristiane da paesi stranieri, per lo più orientali. Una volta arrivate in città venivano battezzate e cambiavano nome. Caterina era quello più usato. Il Cianchi avrebbe così fatto un’interessante scoperta: il banchiere fiorentino Vanni di Niccolò, amico di ser Pietro, possedeva una schiava che si chiamava proprio Caterina. Una volta che Vanni di Niccolò morì, ser Pietro, che era suo esecutore testamentario, ereditò la sua casa e quindi anche la schiava, con cui ebbe una relazione amorosa da cui nacque l’artista. Questo ha quindi portato gli studiosi e i dermatoglifi a ipotizzare che Leonardo da Vinci fosse per metà arabo.

Ci riallacciamo così al fulcro del nostro articolo. È possibile che Leonardo fosse di sangue “misto”? All’Università di Chieti hanno portato avanti (e lo stanno facendo tutt’ora) degli studi per scovare impronte digitali di Leonardo sui suoi fogli manoscritti. Sono state analizzate oltre duecento impronte lasciate su circa cinquantadue fogli. Sembra che l’impronta digitale sia del pollice della mano sinistra. Il dermatoglifo ha rivelato che le tracce delle impronte trovate siano simili a circa il 65% della popolazione araba. Hanno infatti una caratteristica comune alle persone nate in medio-oriente: struttura vorticosa e diramazioni a Y. La notizia mette sicuramente in fibrillazione i tanti studiosi che speravano in un esito del genere, ma molti altri non si trovano d’accordo. Sono dell’opinione infatti che non tutte le impronte impresse sui fogli siano di Leonardo. E in effetti potrebbe davvero essere così! Non sarà stato sicuramente solo l’artista a metterci mano. Anche il Melzi, che riunirà gran parte degli studi del maestro nel “Codice Atlantico”, li maneggiò. Ma Leonardo lasciò le sue impronte anche sui dipinti. Il suo tocco è inimitabile e rimarrà tale per i secoli a venire. È grazie alle sue dita che la tecnica dello “sfumato” prese vita ed è quella per cui viene ancora oggi ricordato.


 [foto presa dal sito Stilearte.it]


Per poter però accertare la ricerca, bisognerebbe trovare il DNA dell’artista, di cui si potrebbe trovar traccia sulla polvere dei pigmenti dei suoi dipinti. Purtroppo sarà molto difficile portare avanti l’impresa, in quanto le tracce potrebbero essersi perse. Inoltre non sappiamo assolutamente che fino abbia fatto il suo corpo e di conseguenza le sue ossa, indispensabili per il confronto con il DNA. La sua salma fu sepolta nella cappella di Saint-Hubert, nel castello di Amboise, dove Leonardo passò gli ultimi anni della sua vita alla corte del re Francesco I. Purtroppo però, questo luogo fu teatro di scontri militari e guerre di religione. L’edificio subì infatti modifiche anche sostenute, che ne hanno cambiato drasticamente la posizione e la struttura. Ad oggi sono risultate vane le ricerche delle ossa che sembrano essere scomparse per sempre.

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