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Il corpus dei disegni Leonardeschi


Di solito, si ha l’abitudine di parlare solo delle opere pittoriche e murali di Leonardo, dimenticando che il genio vinciano, realizzò un grandissimo corpus di disegni rimasti fino ai giorni nostri. Questi ultimi variano sia da un punto di vista tecnico che formale. Per gli schizzi giovanili fece uso di piccole punte metalliche su carta già preparata, per passare poi alla matita nera e alla sanguigna nella fase matura. In particolar modo la sanguigna, ossia l’utilizzo della matita rossa (creata dall’ematite, un minerale ferroso lavorato a forma di bastoncini), è stata la tecnica che Leonardo introdusse in modo preponderante per la realizzazione dei disegni. Mai prima di lui era stata usata in modo così assiduo (anche se è una delle tecniche di disegno più antiche). Ma quale era il motivo del suo uso frequente? La possibilità che dava la sanguigna di eseguire delicati passaggi chiaroscurali come la tecnica dell’olio. L’artista riusciva a creare così soffici passaggi da una zona chiara a una scura. In altre parole permetteva di mandare avanti il suo studio sulla tecnica dello sfumato.

Che tipi di disegni realizzava Leonardo? I soggetti sono tantissimi e rispecchiano i suoi studi. Tanti sono gli schizzi preparatori di dipinti (su tavola o su muro) o di particolari parti dello stesso. Molto belli e interessanti sono i disegni dei paesaggi che rispecchiano le sue ricerche sulla natura, come l’erosione delle rocce e i fenomeni naturali e climatici. Non mancano disegni sui cavalli, monumenti equestri e sugli animali. Tanti sono anche i disegni per lo studio dei macchinari. Ma quelli che, a mio avviso, sono i più belli e caratteristici, sono gli schizzi sulle teste grottesche e gli studi sul carattere e l’animo umano, che, tra l’altro, gli sono stati indispensabili per la realizzazione del “Cenacolo”.



Nella maggior parte dei fogli Leonardo era solito scrivere al contrario, ossia da sinistra a destra e questo obbligava a leggere facendo uso di uno specchio. Il motivo di questa particolare scrittura non è stata mai spiegata del tutto e ancora oggi rimane avvolta nel mistero. Alcuni ritengono che l’artista volesse nascondere qualcosa ai suoi “nemici” e mascherare scoperte innovative. Probabilmente invece il motivo era soltanto di ordine pratico. Leonardo, essendo mancino, rischiava di cancellare o scolorire l’inchiostro ancora fresco.

Leonardo lascerà il suo ampio corpus di disegni a uno dei suoi più importanti allievi: Francesco Melzi. Sarà lui poi che, dopo la morte del maestro nel 1519, riunirà gran parte dei fogli nel famoso “Codice Altlantico”, conservato oggi nella Biblioteca Ambrosiana di Milano. Alla morte dell’allievo nel 1570, i manoscritti che si trovavano nella villa di Vaprio d’Adda, passarono al figlio Orazio, per poi prendere diverse strade a causa di spoalizioni (anche napoleoniche) e cessioni. L’ordine in cui vennero riuniti i fogli è casuale e non rispecchia nessuna regola precisa. La cronologia dei disegni abbraccia un arco temporale che va dal 1478 al 1519, anno della morte del maestro.

Non potendo purtroppo, per questione di spazio, parlare in modo approfondito di tutti i disegni leonardeschi, mi limiterò a poche parole su quelli che ritengo i più interessanti. In primis vorrei parlare dello studio per il braccio dell’angelo della famosissima “Annunciazione” conservata agli Uffizi. Il foglio in questione è molto piccolo e si capisce che è stato tagliato perché poco più sopra si intravede uno studio di testa realizzata a sanguigna. Non sappiamo però chi decise di recidere il foglio. Leonardo stesso? Oppure da uno dei possessori del foglio dopo il Melzi? (Seguirà prossimamente un articolo riguardante il Codice Atlantico leonardesco con tutti i dettagli della questione). In ogni caso questo modo di operare fa capire l’importanza che aveva questo particolare per l’artista o i possessori. Leonardo infatti realizzò un cospicuo numero di schizzi di panneggi, sintomo questo che era interessato alla loro resa naturalistica.

Per quanto riguarda invece lo studio sull’animo umano e le teste di carattere, Leonardo è considerato uno dei precursori di questo genere, se non il primo. L’interesse per lo stato d’animo umano è evidente in opere come l’ “Adorazione dei Magi”, il “Cenacolo” e la “Battaglia di Anghiari”, in particolar modo nella “Lotta per lo stendardo” (Tavola Doria). Su questa scia sono davvero belli i disegni grotteschi, per cui Leonardo è ricordato in modo particolare. Perché però era così interessato allo studio dell’animo umano? Alcuni critici ritengono che l’artista volesse lasciare ai suoi allievi un vero e proprio manuale sugli stati d’animo in modo che li potessero poi utilizzare per i loro studi o le loro opere. Ma molto probabilmente Leonardo aveva soltanto una maggiore sensibilità verso questi aspetti psicologici e non ci sarebbe da stupirsi dato che, anche per lo studio sulla natura, l’artista era interessato ai processi di cambiamento e trasformazione della terra. Era un interesse intrinseco nella personalità leonardesca che lo accompagnerà per tutta la vita.


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