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Un viaggio nel passato: gli scavi della M4 di Milano rivelano nuovi misteri


L’Italia è bella per questo. Dovunque si decida di costruire qualcosa di nuovo il passato rivendica sempre e prepotentemente il proprio ruolo. A dimostrazione di questo, qualche giorno fa, il cantiere messo in atto per la costruzione della nuova linea metropolitana di Milano si è dovuto fermare. La «talpa Stefania», la grande scavatrice, si è imbattuta in un muro solido di pietra nei pressi della chiesa di S. Vitale. Si tratterebbe, secondo le prime indiscrezioni degli archeologi, di parte del Mausoleo di Massimiano, l’imperatore collega di Diocleziano, sotto il cui governo Milano sarebbe stata una della quattro capitali dell’impero tetrarchico. Sebbene il IV secolo sia stato un’epoca di grave crisi e turbolenza, dovute tanto alle circostanze politiche interne quanto alle pressioni barbariche esterne, da un punto di vista architettonico si tratta di uno dei periodi più forieri di cambiamenti e novità, in parte dettati dagli sconvolgimenti religiosi del tempo. La tradizione romana si intreccia infatti con tendenze tanto nordiche quanto orientali grazie alla circolazione di uomini e merci in tutto l’impero: una globalizzazione ante-litteram, capace di modificare profondamente i localismi fino ad allora esistenti. In tale epoca si modificano anche gli usi funerari a causa dell’affermazione sempre più chiara del cristianesimo. Il mausoleo diventa così l’edificio più frequentemente costruito dai sovrani o dagli uomini facoltosi per riunire i corpi dei defunti della propria famiglia, disposti generalmente in nicchie dalla posizione ben studiata. Tutto è simbolico e rimanda a un universo cristiano in rapida espansione, che riesce ad esprimersi sempre più liberamente.



Riguardo alla scoperta dei resti del Mausoleo presunto di Massimiano, è necessario sottolineare che non si tratta di una novità assoluta: parte dello stesso complesso era già stata rinvenuta ed è oggi visitabile nei pressi della Basilica di San Vittore al corpo. L’ area è stata più volte oggetto di scavi, prima da parte di Aristide Calderini negli anni ’50 e poi Mario Mirabella Roberti negli anni ’70, periodo a cui si datano i maggiori ritrovamenti. La Milano romana iniziava così a rivelare i suoi segreti: il cimitero in questione non era l’unico, ma era contrapposto ad un altro, poco fuori dalle mura della città, definito ad martyres. La differenza tra i due era di natura ideologica: in quello esterno rispetto alla città, più a ovest, i fedeli si facevano seppellire per poter stare vicino ai martiri e godere così del loro favore anche dopo la morte, mentre quello cittadino era legato al potere imperiale. Si crede infatti che la necropoli occidentale sia stata progettata da Ambrogio proprio per separare la prospettiva imperiale da quella religiosa, in un’ottica polemica tipica del periodo in cui visse il vescovo milanese in questione. La parte fino ad oggi conosciuta del complesso consta di un imponente recinto ottagonale lungo ben 132 metri, con torri semicircolari a delimitarlo: verosimilmente tale recinto è posteriore rispetto alle sepolture in esso contenute e alla parte ritrovata del mausoleo. Era sede di una necropoli molto antica e stratificata: al momento della sua costruzione infatti furono incluse in esso anche sepolture preesistenti, alle quali ne furono poi aggiunte altre in seguito; accanto a queste doveva campeggiare il mausoleo. La recente scoperta, per ora costituita solamente da un imponente muro di pietra, è molto importante dal momento che è raro ritrovare alzati conservati come quello citato: si spera che questo possa essere un valido aiuto per gli archeologi nella ricostruzione dell’intero sito. Al momento, infatti, i dati in nostro possesso sono pochi e parziali e i dubbi moltissimi: spetterà alla Soprintendenza gestire il ritrovamento, valorizzandolo come già avvenuto in altre parti della città. Si ipotizza infatti di poter proteggere le mura antiche con strutture trasparenti che permettano una fruizione del monumento a 360°, dopo un adeguato restauro e una parziale ricostruzione. Milano romana e Milano 2.0, una accanto all’altra in un dialogo continuo, separate solo da sottilissime pareti di vetro. Cammineremo nel passato?

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