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''Giove, Nettuno e Plutone'': unica pittura murale di Caravaggio nel Casino Ludovisi


Forse non tutti sanno che Caravaggio si cimentò nella realizzazione di un’opera parietale per il cardinale Francesco Maria Del Monte. Si trova nel Casino dell’Aurora (o anche detto Del Monte poiché venne comprato proprio dal cardinale alla fine del Cinquecento) a Villa Boncompagni Ludovisi a Roma ed è intitolata “Giove, Nettuno e Plutone”. Le fonti non la citano, solo Bellori ne dà una descrizione, anche se sommaria. Così recita: «Tiensi ancora in Roma essere di sua mano Giove, Nettuno e Plutone nel Giardino Ludovisi a Porta Pinciana, nel casino che fu del cardinale Del Monte, il quale essendo studioso di sostanze chimiche, vi adornò il camerino della sua distilleria, appropriando questi dei a gli elementi col globo del mondo nel mezzo di loro. Dicesi che il Caravaggio, sentendosi biasimare di non intendere né piani né prospettiva, tanto si aiutò collocando li corpi in veduta dal sotto in su che volle contrastare gli scorti più difficili. È ben vero che questi dei non ritengono le loro proprie forme e sono coloriti ad olio nella volta, non avendo Michele mai toccato pennello a fresco, come li suoi seguaci insieme ricorrono sempre alla commodità del colore ad olio per ritrarre il modello».

Caravaggio dipinse ad olio su muro (non si tratta quindi di un affresco) e realizzò una composizione dalla prospettiva dal sotto in su straordinaria. Vediamo tutta la scena dal basso, tramite lo scorcio del cielo che si apre al centro della scena, dove è presente il cosmo con i segni zodiacali. Nettuno è personificato dal cavallo marino (la cui prospettiva lascia senza parole) e dal tridente, Plutone è accompagnato da Cerbero, il cane a tre teste. Giove con la sua aquila si libra in aria. I tre dei rappresentano i tre elementi: acqua, terra e aria.

Questa è l’unica opera che Caravaggio realizzò su muro, in quanto preferì sempre lavorare su tavola. Mai si cimentò in una tecnica del genere e rappresenta proprio per questo un unicum nel suo catalogo artistico.

Il cardinale Del Monte acquistò la vigna del Nero (Cecchino Del Nero, tesoriere di Clemente VII), vicino Porta Pinciana, nel novembre 1596. Decise di far restaurare il parco e la villa in modo che potesse diventare un luogo per accogliere gli spettacoli musicali, di cui lui era un grande appassionato. Nella villa esisteva anche un piccolo ambiente, un piccolo studio un po’ nascosto, che poteva essere usato come biblioteca privata. Lui lo usò come studio per praticare l’alchimia, un’altra passione che coltivava da tempo. Decise così di farlo decorare con soggetti profani. L’opera di Caravaggio campeggia proprio sulla piccola volta a botte dell’ambiente. Non è un caso infatti che siano stati scelti gli dei Giove, Nettuno e Plutone. I loro tre elementi sono la personificazione dei principi alchemici che molto probabilmente il cardinale Del Monte studiò nel testo di Girolamo Cardano. Quest’ultimo aveva escluso l’elemento del fuoco perché lo considerava un composto. Per questo non appare nella scena. Nel 1597 il Del Monte vendette la villa a Pietro Aldobrandini, il cardinale nipote di Clemente VIII. Si ritiene quindi che Caravaggio abbia lavorato all’opera su muro tra il novembre 1596 e il settembre 1597. Due anni dopo il Del Monte ritornò nuovamente in possesso del Casino fino a quando, nel 1621, venne acquistato da Gregorio XV per il cardinale nipote Ludovico Ludovisi.



Anche Bellori sottolineò l’interesse del cardinale Del Monte per l’alchimia e afferma proprio che il locale doveva servire come laboratorio. In ogni caso non erano pochi gli “hobby” del cardinale. Era infatti anche un grande amante della musica e non a caso commissionò sempre a Caravaggio quadri che avevano come soggetti musici e cantori.

Alcuni critici sono concordi nel ritenere il volto di Nettuno un autoritratto del Merisi. Inoltre ritornerebbe nuovamente l’utilizzo degli specchi. Si pensa infatti che per realizzare la prospettiva dal sotto in su, si sia servito di uno specchio che lo riprendeva dal basso verso l’alto. Era un accorgimento che doveva rendere più realistica la visione a chi guardava. Non era una pratica sconosciuta a Caravaggio. Abbiamo infatti già avuto modo di parlare di questo argomento e di come lui ne fece uso. Vi invito a leggere l’articolo dedicatogli (“Caravaggio e l’uso della camera oscura”) nella sezione “Archivio articoli”.

Oggi Villa Ludovisi (che un tempo aveva un’estensione di 30 ettari, da Porta Salaria a Porta Pinciana) è visitabile, anche se non rimane tutto quello che si poteva ammirare un tempo. Il cardinale Ludovisi acquistò al tempo la vigna Del Nero, che comprendeva anche il Casino Del Monte o dell’Aurora. Nel 1622 acquistò anche il “Palazzo Grande” di proprietà Orsini e lo trasformò in residenza principale. Chiamò poi Domenichino per realizzare il restauro. In seguito comprò anche le ville Cavalcanti, Capponi ed Altieri e riempì la villa di statue antiche e dipinti. Ai primi anni del XIX secolo la villa fu abbandonata per essere poi ricomprata nel 1815 da Luigi Boncompagni-Ludovisi. Lo Stato Italiano acquistò gran parte della collezione di statue nel 1901 e le sistemò nel Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano nel chiostro della Certosa che prende il nome di “Chiostro Ludovisi”. A causa però delle condizioni poco stabili del chiostro, la collezione venne completamente spostata a Palazzo Altemps dove è possibile visitarla ancora oggi. Il grandissimo terreno della villa venne lottizzato dai Boncompagni-Ludovisi che videro di buon occhio la speculazione edilizia che si stava attuando in quel periodo. Nel 1885 infatti si rimossero gli arredi e la villa fu aperta alla strada. Oggi rimase solo il Casino dell’Aurora che prende il nome dall’opera del Guercino ubicata sulla volta della sala e dipinta nel 1621. Nel dipinto vediamo il calesse dell’Aurora trainato da due cavalli in volo con le personificazioni del giorno e della notte. L’opera del Caravaggio si trova all’interno del Casino, precisamente nella Sala del Camino, dove sono presenti altri affreschi del Guercino.

Il Casino Ludovisi è oggi visitabile tramite prenotazione (gruppi di almeno 15 persone) ed ha un costo di 20€ a persona.


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