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Klimt experience arriva a Roma


“Klimt experience” è la mostra multimediale che, già dopo solo un mese dal suo inizio, ha riscosso un grandissimo successo di pubblico. Dopo la tappa a Firenze e poi alla Reggia di Caserta, è la volta di Roma. Ospitata nella Sala delle donne, nel Complesso Monumentale di San Giovanni Addolorata, la mostra ha già affascinato molti visitatori. Iniziata il 10 febbraio, terminerà il 10 giugno.

A Roma non è la prima volta che si allestiscono mostre multimediali. Ricordo quella di Caravaggio a Palazzo Esposizioni, una delle prime ad essere stata realizzata con nuove tecnologie e quella di van Gogh a Palazzo degli Esami a Trastevere. Tutte hanno lasciato grandi sensazioni ed emozioni, perché hanno permesso di immergersi quasi interamente nella vita e nelle opere dell’artista. In questo caso, per Klimt, il tutto è stato coronato dall’aggiunta degli occhiali Oculus Samsung Gear che per la prima volta, hanno tuffato gli spettatori in un’esperienza 3D senza precedenti. Non dovrete fare altro che indossare gli occhiali e seguire le “istruzioni” dell’app creata appositamente per l’esposizione. Si entrerà così all’interno di quattro celebri opere del pittore, esplorandone ogni minimo dettaglio. La tecnologia usata, “Matrix X-Dimension”, è stata progettata unicamente per questa mostra, in esclusiva. I proiettori laser sono ventiquattro con una definizione che supera un normale Full HD. I maxi schermi sono undici, di grandi dimensioni che, oltre ad immergere il pubblico nelle opere dell’artista viennese, permettono di vedere dettagli che ad occhio nudo sarebbe difficilissimo notare. Le musiche sono riprodotte con un impianto audio in 3D, di ultima generazione, che diffonde il suono in ogni angolo delle sale.

La prima sala che lo spettatore visita può essere definita di “introduzione”. Diversi monitor raccontano la vita di Gustav Klimt, nato a Baumgarten, un sobborgo di Vienna, il 14 luglio 1862. Era il secondo di sette fratelli. Il padre era un orafo e la madre appassionata di musica lirica. Purtroppo, per poter mantenere la famiglia, non coronò mai il suo sogno di diventare lei stessa una cantante. Proprio il mestiere del padre avvicinò Gustav all’amore per l’oro. Da ragazzo lo aiutava nella realizzazione dei gioielli e ne rimase sicuramente affascinato. Non da meno furono i viaggi a Ravenna con il fratello. Siamo nei primissimi anni del Novecento. Come rimanere insensibili davanti alla bellezza dei mosaici di San Vitale o di Sant’Apollinare in Classe? È una profusione di oro senza paragoni. La fase aurea è quella più famosa, ma non l’unica. La mostra infatti esplora tutta la sua carriera artistica, anche il periodo dei bellissimi paesaggi. Sempre in questa prima sala, sono proiettate immagini sul pavimento e sul soffitto. Veramente suggestivo!



La seconda sala è quella più grande ed è interamente tappezzata di schermi. Su di essi vengono proiettate tutte le maggiori opere di Klimt: dalla visione di insieme, al dettaglio particolare di un singolo quadro. Oltre alle panche su cui ci si può sedere, il pubblico può addirittura sdraiarsi sul grande pavimento di moquette pensato per accogliere i visitatori nella loro esperienza immersiva.

La sala, secondo il mio parere, più bella e suggestiva è quella degli specchi. Qui, oltre alla proiezione di alcuni suoi capolavori, in particolare i ritratti delle donne, il “Bacio” e le due versioni della “Giuditta”, le proiezioni si specchiavano nelle pareti riflettenti dei lati, del pavimento e del soffitto. Un’esperienza che possiamo definire in 4D. Quasi un senso di piacevole spaesamento. Questa sala si sofferma molto sul tema delle donne, molto caro a Klimt. L’artista era solito ritrarre le donne dal vivo. Le faceva svestire per far poi far indossare loro delle vesti che sceglieva lui stesso. La sua passione verso le donne non si fermò però solo sulla tela. Klimt riconobbe ben quattordici figli, avuti con diverse amanti. Le sue donne incarnano dolcezza, superbia, passione ed eros come esperienza totalizzante, allo stesso tempo generatrice e distruttrice. Da nominare sono sicuramente le due versioni della “Giuditta” e il “Ritratto di Adele Bloch-Bauer. Molto interessanti però anche i disegni erotici dell’ultima fase. Non devono essere interpretati come disegni preparatori per un’ipotetica opera, ma come opere autonome.


Un accenno deve essere fatto anche per i suoi dipinti di paesaggio. Klimt si avvicina a questo soggetto nella sua maturità. Siamo nelle estati che vanno dal 1900 al 1916, quando si trova a soggiornare all’Attersee con la compagna Emile Flöge. Curioso il fatto che, nei vari disegni rimasti, non se ne trova nemmeno uno che rappresenti un paesaggio. Sintomo questo che Klimt amava dipingere “en plein air”, senza pensare prima di dipingere. Attenzione però, non dobbiamo paragonare i suoi paesaggi con quelli di Monet e degli impressionisti in generale. Nella natura di Klimt non si esplora la luce, né il movimento. Vuole invece sospendere il tempo, bloccarlo. Il primo piano infatti si amplia per riempire il quadro con riflessi di luce sull’acqua, rappresentata sempre ferma o sulle verticali degli alberi. Ovviamente è escluso l’essere umano.

In conclusione della mostra, è stato dedicato uno spazio anche alla moda. È possibile ammirare infatti alcuni abiti ispirati a quelli creati dalla compagna di Klimt Emile Flöge. Insieme alla sorella maggiore Pauline, fondò un salone di alta moda nel 1904, chiamato Schwestern Flöge (le sorelle Flöge). Sappiamo che anche il pittore contribuiva alla realizzazione degli abiti. Era infatti una collaborazione biunivoca, dove Klimt disegnò alcuni modelli. L’idea era quella che l’arte non si dovesse fermare solo sulla tela, non doveva avere limiti. Si poteva così riprodurla in molte forme e la moda era una di quelle.


La mostra ha i seguenti orari: dal lunedì alla domenica 10.00-19.30. Il biglietto intero costa 13€, per studenti e over 65: 10€, dai 5 agli 8 anni: 8, under 5: gratis.

Per qualsiasi altra informazione, vi rimando al sito ufficiale della mostra: http://www.klimtexperience.com/

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