Emozione Arte 2018

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La ''Battaglia di Cascina'' di Michelangelo


Dopo aver parlato della “Battaglia di Anghiari” di Leonardo e della successiva “Battaglia di Scannagallo” di Vasari nel Salone dei Cinquecento, non rimane che spendere qualche parola sulla “Battaglia di Cascina” di Michelangelo. Quest’ultimo era stato chiamato nel 1504 da Pier Soderini per affrescare la parete orientale del Salone a Palazzo Vecchio. Avrebbe così dovuto affiancare Leonardo nei lavori. Il progetto che la repubblica fiorentina voleva portare avanti era certamente di chiara propaganda politica. Si volevano enfatizzare i più importanti trionfi dell’esercito fiorentino. La Battaglia di Cascina infatti vedeva scontrarsi fiorentini e pisani il 28 luglio 1384 e Michelangelo decise di rappresentare un momento particolare. Vediamo un buon numero di uomini agitarsi affannosamente nei pressi di un fiume. Cosa stava succedendo? Dopo un bagno ristoratore nell’Arno, vicino Cascina, data la calura estiva, i soldati vennero sorpresi dai pisani, che si stavano apprestando a sorprenderli. Fortunatamente, grazie alla prontezza di Manno Donati, uno dei condottieri, i soldati vennero avvisati in tempo e rivestitisi, sconfissero il nemico.

Rispetto a Leonardo, dove abbiamo documenti che ci attestano gli accordi intercorsi con la repubblica, per Michelangelo non rimane nulla. E questo è un gran problema perché non si posso fare valide ipotesi. Le uniche notizie che ci rimangono sono alcune note attestanti il pagamento per la carta e qualche notizia sparsa nella biografia di Michelangelo e quella del Condivi.



Michelangelo realizzò il cartone preparatorio, a figure intere, lavorandoci fino alla sua chiamata a Roma avvenuta nel 1505. Sembra però che non lo riportò mai su muro o anche se iniziò, non fu nulla di così importante e sarà poi coperto dai lavori fatti da Vasari e bottega anni dopo. Dal cartone si trassero numerose copie, tra le quali la più conosciuta è quella attribuita al suo allievo Aristotele da Sangallo, realizzata con la tecnica della grisaille e oggi conservata a Holkham. Purtroppo però, non sappiamo se raffiguri tutta la composizione michelangiolesca del cartone originale. Forse la copia rappresenta solo una parte dello stesso, magari quella più bella. Non stupirebbe però nemmeno il contrario, ossia che Michelangelo abbia deciso di raffigurare solamente una parte della battaglia. La scena dell’avviso dell’imminente pericolo del nemico da parte di Manno Donati, ha permesso a Michelangelo di cimentarsi in una raffigurazione di groviglio di corpi a lui tanto cara. Le anatomie sono possenti, massicce e potenti. In più si aggiunge l’elemento dello stupore sui volti dei combattenti. Riusciamo quasi a percepire il loro stato di angoscia, la paura per l’avvicinamento del pericolo. Tra tutti gli uomini, alcuni spiccano per particolare fisionomia e caratterizzazione. Notiamo un uomo al centro, mentre si sta cingendo la testa con una stoffa. Potrebbe essere Galeotto Malatesta, un legionario che si era unito ai fiorentini e che nel periodo in cui si volsero i fatti, era ammalato. Accanto a lui è presente un uomo anziano con in mano una lancia. Sembra correre verso lo spettatore. Manno Donati, colui che ha dato l’allarme, lo riconosciamo dall’elmo indossato sul capo e perché impugna uno scudo.

Ma un’altra domanda si pone per il cartone di Holkham. Quale è la sua datazione? Se è stato eseguito direttamente vedendo l’originale, si parlerebbe di un periodo precedente al 1519. Per quale motivo? Perché prima di quella data il cartone fu smembrato in molti pezzi. Era servito infatti come studio per altri artisti, rimasti affascinati dal capolavoro michelangiolesco.

Il cartone era collocato in una stanza nell’ospedale di Sant’Onofrio, dove Michelangelo lo dipinse e dove venne lasciato a seguito della partenza del maestro per Bologna e poi per Roma per ricongiungersi con il Papa Giulio II (a seguito della faccenda della tomba). Quindi subito dopo fu trasferito nella chiesa di Santa Maria Novella (1512) e poi nel 1515 a Palazzo Medici. Nel 1550 risulta già diviso in pezzi. Successivamente, anche se non sappiamo bene quando, le varie parti del cartone si dispersero e ad oggi non sappiamo più dove si trovino. Sicuramente andarono distrutte.

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