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Monet al Vittoriano di Roma


La mostra di Monet al Vittoriano di Roma è un evento tra i più importanti della capitale. Già prima del suo inizio stava avendo un successo strepitoso, con i numerosi biglietti acquistati per accaparrarsi un posto e poter così ammirare da vicino molte delle più importanti opere del maestro francese.

Il successo sta poi continuando, vista la fila lunghissima che quasi ogni giorno, si crea davanti alla biglietteria e le attese che possono arrivare anche a più di un’ora. Devo dire però che tutto questo è poi ampiamente ripagato dalle sensazioni ed emozioni che Monet fa provare a chi guarda i suoi capolavori.

Sono esposti circa sessanta quadri provenienti dal Museo Marmottan di Parigi, legatario universale di Micheal, l’unico figlio di Monet rimasto in vita dopo la sua morte. Il museo conserva più di cento tele del maestro capofila dell’impressionismo, molte delle quali dipinte durante il suo soggiorno a Giverny.

La prima sezione della mostra è dedicata alle caricature. Ebbene sì, per chi non lo sapesse, Monet ha iniziato la sua carriera pittorica proprio realizzando caricature dei suoi concittadini, quando da Parigi (sua città natale), si spostò a la Havre, in Normandia, insieme a tutta la famiglia. Esse nacquero durante il periodo del liceo, un po’ per noia e molto per passione verso il disegno. Sarà Eugéne Bodin, uno dei pittori più conosciuti del tempo, a notare le sue creazioni esposte in un negozio di cornici. Capì subito il talento del giovane ragazzo e lo spronò a fare di più, a non fermarsi alle caricature, un genere sì molto interessante e satirico, ma che a lungo andare non gli avrebbe dato molto da vivere. Lo avvicinò ai paesaggi, alla natura, a tutto quello che aveva intorno a sé. Nacque così l’impressionismo e Monet ne diventerà il precursore.


Subito di fronte alle caricature, vediamo alcuni ritratti dei figli di Monet: Jean e Michel, nati dal matrimonio con Camille Doncieux (che morirà di tisi nel 1879). Le pennellate sono già pastose, dense, tipiche di quei quadri di paesaggio impressionista. Viene evidenziato solo il volto, i tratti fisiognomici sono ben netti e caratterizzano molto bene il personaggio.

Nella sala successiva iniziano i dipinti di paesaggio. Molto bella la tela del Tower Bridge di Londra. Monet passerà infatti alcuni anni anche nella capitale inglese e rimarrà affascinato dai colori freddi e tenuti dati dalla nebbia e dal clima molto rigido. Le pennellate sono lunghe ma decise. Bellissima l’acqua del fiume Tamigi che con i suoi riflessi dorati, sembra muoversi davvero. Sempre in questa sezione sono esposti i paesaggi dei dintorni di Argenteuil e di Vétheuil, dove soggiornerà negli anni Settanta. Dipinge la costa normanna, anche innevata. Proprio i giochi di luce creati della neve saranno ampiamente usati da Monet. L’impressionismo, come dice la parola, voleva cogliere l’”impressione”, l’attimo di un momento di luce, che sia mattino, pomeriggio o sera. Proprio al Museo Marmottan, è conservato il quadro considerato manifesto dell’impressionismo: “Impressione al levar del sole”, purtroppo non esposto in mostra. Per studiare ancora meglio i giochi di luce, Monet realizzerà alcune serie di quadri che immortalano vari momenti della giornata (famosissima la serie con la facciata della cattedrale di Rouen, oggi al Museo Puškin di Mosca).

Le sezioni successive sono tutte interamente dedicate ai capolavori che Monet realizzò a Giverny, quando nel 1890 poté finalmente comprare una casa (dove prima aveva vissuto in affitto) e farsi realizzare un giardino bellissimo, pieno di fiori e un laghetto con le meravigliose ninfee. Diventerà la sua oasi felice, dove passerà il resto della vita. Impiegherà circa dieci anni per costruire il tutto e aggiungerà anche uno scenografico ponticello giapponese che attraversava il laghetto. Non dobbiamo dimenticare infatti come l’arte giapponese sia stata importantissima per gli impressionisti e in particolar modo per Monet. Dal 1907 iniziano i quadri da cavalletto che immortalano le ninfee, i fiori e i giochi d’acqua creati dal suo laghetto fiorito. Il tutto è un tripudio di colori, di vivacità e un’estasi visiva.

Passano gli anni e la vista del pittore parigino comincia a venir meno. Verrà sottoposto a più di un intervento chirurgico e sarà costretto ad indossare degli occhiali con lenti colorate per cercare di correggere le distorsioni cromatiche (che possiamo vedere anche in mostra). In questo periodo è costretto a leggere ogni tubetto di colore per non sbagliare e le tele cambiano in modo molto radicale. Sono sempre le ninfee, i fiori, i salici piangenti (presenti in gran numero nel suo giardino) e i ponti giapponesi i suoi soggetti preferiti, ma il modo dipingere si trasformerà quasi in pittura astratta. I soggetti non si riconoscono più e le pennellate diventano sempre più ampie, vorticose, oserei dire quasi vicine all’arte di Pollock. La cosa interessante è che tutte queste tele “astratte” non sono mai state esposte mentre Monet era in vita.

L’ultima sezione è dedicata ai pannelli monumentali realizzati tra il 1919 e il 1920. Sono tele orizzontali, molto lunghe, concepite come fregi destinati a decorare le pareti di un padiglione nel giardino dell’Hotel Biron a Parigi, oggi il Musée Rodin. I pannelli resteranno nello studio di Monet, dopo che abbandonerà il progetto nel 1921.

L’ultimissima parte è dedicata invece ad un progetto veramente bello e ambizioso. La ricostruzione di una delle tele di Monet andata distrutta durante un incendio nel 1958 al MET di New York. Sto parlando di “Water Lilies” (1914-26). La ri-materializzazione è stata condotta dal team di Sky Arte HD che è riuscita a ricreare, in maniera altamente accurata, l’originale. Questa tela di Monet sarà una delle protagoniste del documentario in sette puntate di Sky Arte. In ogni episodio si racconterà la storia di un capolavoro andato distrutto e si cercherà di ricostruirlo fedelmente tenendo conto dell’originale.




Monet si spegnerà il 6 dicembre 1926, dopo che gli verrà diagnosticato un tumore all’occhio sinistro. Il suo funerale è stato seguito da molte persone e anche dalla stampa internazionale.

Vorrei concludere parlando della sezione digitale della mostra. Molto belli e suggestivi sono stati i corridoi con pannelli che riproducevano i capolavori di Monet. Il primo lo troviamo proprio all’entrata e il secondo durante il percorso museale. In questo è possibile camminare sopra le ninfee di Monet e vedere l’acqua creare dei cerchi concentrici al nostro passaggio.

Nel complesso do una valutazione estremamente positiva alla mostra. I capolavori del Marmottan di Parigi racchiudono l’intera esistenza di Monet e fanno conoscere molto bene tutte le tappe artistiche del maestro, concentrandosi maggiormente sul suo ultimo periodo, il più complicato dal punto di vista fisico, ma il più bello ed emozionante dal punto di vista pittorico.

Il biglietto ha un costo di 15€ (intero) e 13€ (ridotto). Il catalogo è edito da “Arthemisia Book” ed è venduto al bookshop al presso di 32€.




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Emozione Arte 2020

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