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Arcimboldo a Palazzo Barberini di Roma


Per la prima volta Arcimboldo è in mostra a Roma, a Palazzo Barberini. L’evento è tra i più importanti dell’anno, visto che l’ultima esposizione fatta sul pittore milanese risale al 2007, a Milano (sua città natale). L’inaugurazione della mostra (il 19 ottobre) è stata un grande successo. Tanta gente è andata incuriosita dalle famose “teste composte” per cui Arcimboldo è conosciuto in tutto il mondo. Io sono stata sabato e sono rimasta estremamente soddisfatta. Vedere i suoi maggiori capolavori da vicino, è stata una magnifica esperienza.

La mostra è divisa in sei ampie sezioni, ben strutturate. All’entrata è stato esposto l’autoritratto cartaceo del pittore. A mezzo busto, realizzato componendo la testa con rotoli di carta sovrapposti, mostra un uomo fiero, non più molto giovane, ma consapevole del suo ruolo nella società. Geniale l’idea di inserire l’età sulla fronte. Se guardiamo attentamente infatti, vediamo due piccoli numeri: un sei e un uno. Aveva sessantuno anni e sul colletto del vestito, ha inserito anche la data di esecuzione: 1587. Proprio lì accanto, in una teca, sono esposti i trattati sulla pittura che sicuramente Arcimboldo aveva letto quando si trovava ancora a Milano. Parliamo del “Libro della pittura” del Lomazzo (pittore conosciuto anche dal Caravaggio) e il “Il Figino, overo del fine della pittura. Dialogo del rever. Padre D.Gregorio Comanini Canonico regolare lateranense” di Gregorio Comanini. Entrambi gli autori erano stati grandi estimatori di Arcimboldo e ne tessero le sue lodi in numerosi scritti. È proprio grazie a loro che conosciamo le sue imprese, soprattutto quelle viennesi. Per quanto riguarda i suoi primi anni milanesi, ci si deve invece servire delle fonti documentarie.

Proprio la seconda sezione è dedicata al periodo milanese. Nato nel 1526 da una famiglia benestante, insieme al padre Biagio è stato inizialmente un pittore dedito ai temi religiosi e alla realizzazione di arazzi, oltre che di vetrate. Sono in mostra due vetrate del Duomo di Milano. Fino al 1551 lavora con il padre, poi collabora con il pittore e collega Giuseppe Meda per la realizzazione di un grande affresco nel transetto del Duomo di Monza. Nel 1558 realizza il grande e bellissimo arazzo della “Dormitio Virginis” per il Duomo di Como che è stato tessuto dai telai di Giovanni Karcher a Ferrara e che possiamo ammirare qui in mostra. Da questo momento in poi inizierà a confrontarsi con i temi naturali, anche grazie alla frequentazione del circolo del Lomazzo che si proponeva la ricerca dell’espressione umana e del mondo naturale.


Proprio in questa sala ammiriamo le sue stupende “teste composte”. Qui esposte abbiamo l’ ”Estate” e l’ ”Inverno”, realizzate durante il suo soggiorno a Vienna per l’imperatore Massimiliano II. Erano state concepite come un ciclo “specchiante”. Le quattro stagioni e i quattro elementi posti uno di fronte all’altro, secondo la teoria aristotelica degli umori. Le altre esposte dopo, saranno copie che Arcimboldo realizzò per altri regnanti. Massimiliano II era rimasto talmente affascinato da questi dipinti che volle ne realizzasse degli altri. È per questo che oggi ne esistono tante varianti.


Sappiamo che Arcimboldo venne chiamato alla corte di Massimiliano II (anche se era ancora imperatore il padre Ferdinando I) quando aveva trentasei anni. Ci si domanda che cosa lo spinse a chiamare proprio Arcimboldo a Vienna. Forse sono state proprio le sue “teste composte” a colpirlo. Probabilmente aveva già iniziato a dipingerle quando si trovava a Milano e la sua fama aveva raggiunto la corte degli Asburgo. Inoltre Arcimboldo è stato anche organizzatore di feste e cerimonie, come Leonardo da Vinci.

La quarta sezione è sicuramente quella più bella, perché vediamo racchiuse in una disposizione circolare, quasi tutte le “teste composte” (non ci sono per esempio quelle del Louvre che si differenziano per avere una cornice floreale). Straordinarie sono le allegorie dell’acqua e del fuoco. La minuzia con cui dipinge i pesci è strabiliante, quasi da zoologo. Come vediamo poi nella sezione successiva, Arcimboldo aveva studiato testi scientifici di Ulisse Aldrovandi, come il suo “Orinitologie…” Qui sono inseriti disegni precisissimi di tutte le specie animali esistenti e che Arcimboldo riprese alla lettera nei suoi dipinti.



La penultima sezione è dedicata alle cosiddette “teste reversibili”. Sono dipinti di piccole dimensioni che hanno la particolarità di assumere due diversi significati se girati di 180°. Vediamo l’ “Ortolano” per esempio. Se ammiriamo il dipinto da un verso, appare un cesto pieno di ortaggi, se lo giriamo, scopriamo un volto. La stesso accade con “Il Cuoco” dove in un verso vediamo un vassoio con della cacciagione cucinata, dall’altro un arcigno volto. Davvero bellissimo. Sicuramente queste invenzioni dovevano suscitare grande ilarità alla corte di Massimiliano II prima e Rodolfo II poi.


Ma quali spunti ebbe Arcimboldo per questo gusto bizzarro e giocoso? Oltre che dai testi scientifici dell’Aldrovandi, sicuramente dalle famose “Wunderkammer” (le stanze delle meraviglie) che avevano allestito gli imperatori nella loro casa. Erano stanze pressoché private all’interno delle quali venivano custoditi gli oggetti più disparati e curiosi. Si potevano ammirare animali impagliati, oggetti come bacinelle, bicchieri e piatti bizzarramente ornati, strane “pozioni magiche”… insomma tutto quello che normalmente non si vedeva al di fuori. Arcimboldo ha avuto sicuramente la possibilità di ammirarle e ne ha tratto ispirazione per i suoi dipinti. Ma decisiva sarà stata anche la decisione di Massimiliano II di far realizzare dei bellissimi giardini, in cui si coltivavano le specie di ortaggi e piante più particolari che in quei posti freddi solitamente non crescevano. Non a caso Arcimboldo nelle sue “teste composte” ha inserito ortaggi che ancora non erano conosciuti in Europa, come il mais che veniva dall’America e la melanzana che si coltivava in India.

L’ultima sezione è dedicata ad alcuni esempi che possono aver preceduto le invenzioni delle “teste composte” e delle “teste reversibili”. Oltre all’arte dell’”anamorfosi”, si possono vedere degli esempi nell’incisione e nelle arti applicate. Basta ammirare le stampe con i paesaggi antropomorfi, oppure degli esempi di caricature. In mostra c’è un piatto che raffigura una testa realizzata con elementi fallici. Oltre al tema della prosperità, c’era sicuramente uno sfondo più burlesco e satirico.

Voglio concludere questo viaggio nel mondo arcimboldesco, con i due ritratti del “Giurista” e del “Bibliotecario”. Quest’ultimo è un uomo, appunto il bibliotecario di corte costruito con una piramide di libri. Il “Giurista” somiglia molto ad un ritratto caricaturale. Il volto è infatti dipinto con animali morti e cotti, come il pollo allo spiedo che va a rappresentare il naso. Si è pensato che l’uomo potesse non essere molto amato, oppure che a seguito di un incidente con un carro, si sia ritrovato il volto tumefatto e per questo fu ritratto in quel modo.

In definitiva posso dire che la mostra mi è piaciuta tantissimo. Oltre al bell’allestimento, sono state percorse in modo esaustivo tutte le tappe della carriera artistica dell’Arcimboldo e per la prima volta si trovano a Roma.

Il biglietto ha un costo di 15€, se invece si presenta il biglietto della Galleria Barberini si ha diritto al ridotto di 10€. Alla fine c’è anche il bookshop dove è in vendita il catalogo edito da Skira al costo di 28€, anziché 33€.



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Emozione Arte 2020

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