''La chiamata di Pietro e Andrea'': un dipinto di Caravaggio o di Bernardo Strozzi?


Molto interessante è un quadro attribuito a Caravaggio, su cui ultimamente sono stati svolti ulteriori studi per accertarne la paternità. Il dipinto in questione si intitola “La chiamata di Pietro e Andrea”, di cui non si conosceva nulla fino al 1637, quando comparì in un gruppo di ventitré dipinti appartenuti all’agente d’arte inglese William Frizell. Costui si stava imbarcando per l’Inghilterra da Napoli e avrebbe venduto il quadro al re d’Inghilterra Carlo I per la sua Royal Collection. Dal 1639 compare sempre attribuito a Caravaggio. Solo nel 1651 cominciano a comparire i primi dubbi, perché così figura: «by Caravaggio or an imitator». Oggi si trova conservato ad Hampton Court a Londra. La cosa molto strana è che di questo dipinto non si conosceva nulla prima del 1637: nessun committente, autore e nemmeno una sua localizzazione in qualche collezione. Sembra quindi comparire così, dal nulla. Sta di fatto che non possiamo prendere come verità assoluta l’unica fonte del Frizell. La questione deve essere analizzata a fondo.

Maurizio Marini è stato il primo a studiare il quadro per capirne la storia. Riteneva che fosse una copia di un originale perduto di Caravaggio e commissionato dal genovese Ottavio Costa. Una volta arrivato a Genova sarebbe stato subito copiato. Perché lo studioso aveva parlato proprio di Genova? Perché lì si trovava una copia di quello che si trova ad Hampton Court. Questa copia sarebbe stata dipinta dal pittore genovese Bernardo Strozzi, chiamato anche il “Cappuccino genovese” perché entrò nell’ordine dei cappuccini rimanendoci fino al 1609. Il dipinto realizzato dallo Strozzi, a parte alcune varianti, ricalcava fedelmente il dipinto londinese. Successivamente, nel 1938, comparve un’altra copia di questo quadro (in collezione privata), molto simile a quello di Hampton Court. A questo punto le teorie del Marini dovevano essere assolutamente riviste. Eliminando la committenza genovese, virò verso quella romana. Si ipotizzò Vincenzo Giustiniani come committente dell’opera, che si trovava all’interno di un contrasto tra cattolici inglesi e la monarchia degli Stuart. Quindi, tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, avrebbe chiesto a Caravaggio di realizzare questo quadro allusivo ad un’unione dell’Inghilterra con la Chiesa di Roma che, nel quadro, era rappresentata da Pietro. Dopo la sua realizzazione, sarebbe stato visto dal pittore Strozzi in Palazzo Giustiniani. Il pittore genovese sarebbe arrivato a Roma durante l’anno giubiliare (secondo il Marini), anche se di questo viaggio non c’è traccia documentaria e avrebbe dipinto la copia trovata nel 1938 e non quella ubicata a Genova. L’originale di Caravaggio è stato donato nel 1604 dal Giustiniani a Thomas Howard conte di Arundel, che si trovava a Roma in quegli anni e che poi lo portò con sé in Inghilterra. Lo Strozzi invece, una volta tornato a Genova, avrebbe realizzato una seconda copia. Quando sarebbe stato dipinto quindi il quadro originale di Caravaggio? Marini lo colloca tra il 1599 e il 1600 (che tra l’altro coinciderebbe con la commissione della Cappella Contarelli in san Luigi dei Francesi a Roma) perché il 1600 è stato l’anno giubiliare, a cui si pensa il pittore Strozzi debba avere per forza partecipato. In realtà tutte queste ipotesi non sono documentate e non possono essere prese come certe. Prima di tutto, secondo le ricostruzioni della vita di Bernardo Strozzi, nel 1600 doveva appena aver terminato l’anno di noviziato e di conseguenza non era diventato ancora sacerdote. Si conclude quindi che non fu “costretto” ad andare a Roma per il Giubileo. Per quanto riguarda il conte di Arundel invece sappiamo che arrivò in Italia la prima volta nel 1612 e se ne andò quasi subito per la morte improvvisa del principe di Galles. Ritornò poi in Italia tra il 1613 e il 1614. Di conseguenza non è testimoniato che sia venuto a Roma nel 1604 e abbia conosciuto Vincenzo Giustiniani che gli donò il quadro di Caravaggio.



Quindi di chi è questo dipinto? Siamo ancora sicuri si tratti di un’opera del Caravaggio? A questo punto non è più tanto certo. Il dipinto non è mai citato da nessuna parte e compare “magicamente” solo nel 1637. Potrebbe darsi che la paternità a Caravaggio sia sbagliata. Accadeva spesso di attribuire un quadro ad un pittore che in realtà non era. Oppure si potrebbe ipotizzare che l’autografia a Caravaggio sia stata data per conferire più prestigio al quadro e quindi aumentarne il valore. Anche questo accadeva molto spesso.


Viene così da pensare che la tela di Hampton Court, ritenuta di Caravaggio, sia in realtà dello Strozzi stesso. In effetti pare che lo Strozzi non abbia mai copiato opere che non fossero proprie e invece ne realizzò molte dalle sue. A questo punto si può dedurre che il prototipo sia la tela che prima si pensava fosse una copia e che si trova a Genova (che inoltre ha la variante dell’aragosta tenuta in mano da Pietro). Le altre due (quella di Hampton Court e quella scoperta nel 1938) sarebbero due copie variate. La proposta di attribuire allo Strozzi la paternità del quadro sembra accertata ancora di più se si comparano le fisionomie della mano di Pietro ed Andrea con altre realizzate da Caravaggio nei suoi quadri autografi. La differenza è evidente e non sembra porre dubbi. Le mani del quadro “La chiamata di Pietro e Andrea” sono affusolate, lunghe, tutto il contrario delle mani più squadrate e tozze che realizzava il Caravaggio, potremmo dire, più “vere”. Appare strano una modifica così evidente in anni in cui si susseguivano importanti committenze.

Per quanto riguarda la cronologia dei dipinti, sembra appurato che quella che si trova a Genova (1980) sia la prima, perché Pietro ha tra le mani tre pesci e un’aragosta molto ben definita. Invece le altre due versioni vedono una diminuzione del numero di pesci e una minore resa pittorica.

Stando così i fatti, sembra che l’idea che il quadro di Hampton Court sia dello Strozzi, vada presa come giusta, ma senza nuovi studi e riscontri, non possiamo avere la certezza assoluta. Attenderemo nuovi risvolti sotto questo punto di vista.

Secondo un mio personale parere, il quadro non ha assolutamente i requisiti per essere attribuito a Caravaggio. È stato collocato tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, ma non si avvicina allo stile di quel periodo. Semmai, può essere inserito in un periodo più tardo, vicino alla fine della sua vita. Ma come detto prima, già dalla fisionomia fisica delle mani dei personaggi, siamo molto lontani dallo stile caravaggesco. Probabilmente il Merisi fu un modello e il banchiere Ottavio Costa era stato un committente del pittore lombardo (“Giuditta e Oloferne”). Nulla esclude che lo Strozzi possa aver visto il quadro ed essersi ispirato al suo stile.


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Emozione Arte 2020

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