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Donna allo specchio di Tiziano


Parliamo oggi del dipinto di Tiziano “Donna allo specchio”, realizzato intorno al 1515 e conservato al Louvre di Parigi. La figura del pittore veneto è molto interessante, soprattutto per quanto riguarda la tecnica pittorica utilizzata nel corso della sua lunga vita (è morto che aveva oltre novant’anni). Come tutti i pittori veneti, anche Tiziano aveva una predilezione per i colori e non per il disegno preparatorio che mai veniva realizzato. Anche dalle radiografie effettuate su numerosi quadri, si accertò la diffidenza che il pittore aveva verso questo mezzo grafico preliminare. Quello che maggiormente ha stupito gli studiosi è stato il cambio netto che Tiziano ebbe tra la fase giovanile e quella più avanzata della sua carriera pittorica. “Donna allo specchio” fa parte della sua fase giovanile ed è evidente la resa precisa dei particolari, la cura del colore e delle pennellate, ben distinte anche ad una distanza ravvicinata. Tutto questo viene meno quando avanziamo con gli anni. Si potrebbe paragonare la tecnica di questo periodo “senile” a quella dei macchiaioli e dei puntinisti. Per quale motivo? Il colore sembrava steso a macchie che da vicino non avevano molto senso, ma da lontano prendevano una forma propria. Dalle indagini radiografiche sembra anche che facesse uso delle mani per stendere il colore che risultava così più pastoso. Un esempio di questo periodo è assolutamente il “Supplizio di Marsia” di Kromeríz. Secondo un aneddoto, Francisco Verga, ambasciatore di Carlo V, un giorno chiese a Tiziano il perché usasse una tecnica così particolare. Il pittore rispose che non si sentiva in grado di riprodurre l’eleganza e la bellezza dei quadri di Michelangelo e Raffaello e per tanto voleva sviluppare una strada propria, unica. A quel tempo infatti, non tutti colsero la portata fortemente innovativa che Tiziano stava apportando. I critici ancora oggi si interrogano se questo modo di dipingere fosse dettato da un senso di noia e svogliatezza per alcune commissioni, oppure se fosse un modo tutto proprio di dipingere, di vedere il mondo. Tendiamo molto favorevolmente verso la seconda ipotesi. La tesi che Tiziano avesse lasciato incompiuti i suoi quadri non regge. Sarebbe come dire che Caravaggio lasciò non finiti i quadri della sua ultima fase. Anche lui ebbe un cambiamento, ma altro non era però che un rispecchiarsi della sua vita. Entrambi hanno dato origine a una tecnica di “non-finito” (imitando forse Michelangelo nella scultura) e diedero avvio a nuove sperimentazioni tecniche che sbocceranno nei secoli a venire.


Dopo questa doverosa premessa sulla tecnica pittorica di Tiziano che ci permetterà di capire meglio la sua figura, addentriamoci del dipinto “Donna allo specchio”. Cosa raffigura? Come dice il titolo una ragazza che si sta specchiando. Era un soggetto molto usato in area veneta e spesse volte la figura della donna era associata a quella di eroine bibliche o mitologiche. Il quadro (che come abbiamo detto è datato 1515) si pone in un periodo storico in cui la “battaglia” tra la superiorità della pittura e della scultura era all’ordine del giorno. La scultura veniva ritenuta superiore alla pittura per la capacità che aveva il marmo e la statua che ne derivava di essere vista da ogni punto di vista e angolatura. Che cosa fa quindi Tiziano? Inserisce nel quadro due specchi, sostenuti da un uomo barbuto, con cui la fanciulla si ammira. Il primo è piccolino, rettangolare e il secondo è molto più grande, convesso, molto simile agli specchi fiamminghi (è lo stesso dei “Coniugi Arnolfini” di van Eyck ed è anche uguale a quello dipinto da Parmigianino nel suo celebre “Autoritratto”). Quest’ultimo specchio consente di vedere la ragazza da più punti di vista e sembra voglia acquietare in qualche modo le aspre “lotte” tra pittura e scultura.

Per quanto riguarda il committente dell’opera, non sappiamo nulla. Secondo lo studioso Ballarin, il dipinto faceva parte della collezione dei Gonzaga di Mantova già all’inizio del 1523, quindi poco dopo i primi contatti tra Tiziano e Federico Gonzaga. Nuovamente il quadro torna menzionato nell’inventario delle collezioni delle opere d’arte di Palazzo Ducale, sempre a Mantova, nel 1626-27. Viene così descritto: “Un quadro dipintovi una donna scapigliata et un puto ch’ha una sfera in mano, con cornici adorate, di mano di Titiano, stimate lire 120 v”. Il quadro stava nel Camerino delle Dame, sala facente parte dell’appartamento di Vincenzo I. Nel 1627, dopo la morte di Vincenzo II, la “Donna allo specchio” di Tiziano, venne acquistata da Carlo I d’Inghilterra, insieme ad altre duecento opere. Nel 1649, Carlo I venne giustiziato e la sua collezione dispersa tra il 1650 e il 1653. Sembra che il quadro di Tiziano sia stato venduto nel 1651 a Everardn Jabach, un banchiere tedesco che risiedeva a Parigi (veniva in quel periodo attribuito a Parmigianino). Le collezioni di questo banchiere erano tra le più prestigiose del tempo. Giunge così in Francia ed entra nella collezione di Luigi XIV. Sappiamo che arrivò anche a decorare le meravigliose stanze della reggia di Versailles e nel Settecento è menzionato nell’inventario di Jean-Baptiste de Monicart e attribuito a Tiziano. A seguito della Rivoluzione francese, la “Donna allo specchio” e tutta la collezione del re, viene confiscata dal Louvre. Tra il 1815 e il 1914, il quadro di Tiziano può essere ammirato accanto alla “Gioconda” di Leonardo.


Ma in che di conservazione il dipinto giunse a noi? Lo apprendiamo da una descrizione inventariale del 1662, scritta dal pittore François-Bernard Lépicié, segretario e storiografo dell’Académie royale de peinture et de sculpture. Queste le sue parole: ”Nonostante abbia sofferto, questo quadro è ancora pregevole; negli occhi dei due amanti è dipinta la passione. Che colore fantastico! Che realismo! Si percepisce la carne ed è facile immaginare quale effetto illusionistico dovesse creare appena uscito dalle mani del grande maestro.” È una testimonianza molto importante questa che ci da Lépicieé, perché raramente negli inventari viene descritto lo stato di conservazione delle opere. Il dipinto era giunto con un formato quadrato, fu poi ingrandito nel 1695 e rintelato due volte nel 1695 e nel 1751. L’ultima rintelaiatura la abbiamo nel 1804. Nel corso dell’Ottocento subì nuovi danni: fu colpito dalla pioggia e il colore si sfaldò in più punti, quindi si passò al fissaggio e al restauro. Altri interventi di restauro su parti specifiche si susseguirono nel corso degli anni e questo portò il quadro ad essere fortemente appesantito dagli strati di vernice che si erano ossidati. Nel 1990 si procedette ad un restauro completo dell’opera. Il risultato lasciò tutti a bocca aperta, perché la gamma cromatica dei colori utilizzata da Tiziano era indescrivibile a parole. La stabilità dei colori era dovuta soprattutto alla mancanza sulla tavolozza delle tonalità intermedie; in questo modo non si mescolano i pigmenti sulla tela.

Per quanto riguarda il soggetto, la “Donna allo specchio” sembra riprendere il tipo della “dama alla toletta”. La fanciulla si trova infatti su un piano da toletta e si rimira in uno specchio retto da un uomo accanto a lei. Si tocca una ciocca di capelli con la mano destra e con la sinistra attinge a un vasetto di unguento. Esistono altre versioni del quadro di Tiziano (non tutte ritenute autografe) dove è presente il pettine o lo “scriminàl”, ossia un ago d’argento o a volte di osso, con il manico decorato che serviva per acconciare la scriminatura delle acconciature delle donne. Ma la domanda ora sorge spontanea. Cosa rappresenta la scena? Verrebbe da dire una scena di vita quotidiana, ma potrebbe anche rappresentare un acconciatore (attuale parrucchiere) che sta abbigliando i capelli alla donna. Quando andiamo dal parrucchiere infatti solitamente ci viene messo uno specchio dietro i capelli per permetterci di vederli e capire se il lavoro fatto ci piace o meno. La donna forse è una sposa che si sta preparando per il gran giorno.



Il soggetto era sicuramente in voga al tempo e facilmente commercializzato come un dono. Inoltre era facile da imitare e questo ha portato numerose copie e varianti.

Il tipo di specchio (che abbiamo già detto essere uguale a quello dei “Coniugi Arnolfini” e del Parmigianino) è un tipico “specchio da barbieri”. E le credenze mistiche su questo oggetto erano innumerevoli. Si pensava che si potessero caricare di energia negativa e per questo, quando non si usavano, andavano tenuti coperti. E una credenza ancora più bizzarra riteneva che lo sguardo di una donna impura lo potesse macchiare indelebilmente. Inoltre lo specchio tondo era legato al lato femminile e alle fasi della luna (per la cartomanzia, pratica prettamente legata alle donne, si usava uno specchio per predire il futuro).

Un’altra interpretazione data al soggetto della “Donna allo specchio” è una probabile allegoria della Vanità assorta nella contemplazione della sua bellezza e non attenta al destino. L’uomo sarebbe in questo caso da identificare con un servo che le porge gli specchi. Il soggetto ha anche un rimando all’antica classica, alla “Venere Callipigia” (Museo Archeologico di Napoli) che si ammira nel riflesso dell’acqua termale.

L’unica cosa certa a questo punto è che il soggetto realizzato da Tiziano non è ancora stato rintracciato con sicurezza. Le ipotesi e gli studi si susseguiranno ancora e nel frattempo la “Donna allo specchio” continuerà ad essere ammirata con un velo di mistero.


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