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Jeff Koons e il kitsch


Chi non ha mai sentito parlare, anche solo di nome, dell’artista americano Jeff Koons? Probabilmente è conosciuto più per il suo matrimonio con la pornostar e parlamentare Ilona Staller (“Cicciolina”), che per la sua arte, ma assicuro che ormai Koons è diventato un’icona neopop dell’arte contemporanea. Nato a York in Pennsylvania, nel 1955, la sua arte si rifà molto a Duchamp e a Warhol. Dal primo ha ripreso l’uso degli oggetti comuni, dal secondo le icone consumistiche e la sua condanna. Ha studiato prima al “Maryland Institute College of Art” di Baltimora e poi all’”Art Institute” di Chicago e inizia a creare le sue prime opere alla fine degli anni Settanta. I materiali usati sono già i più disparati e si cimenta sia nella scultura che nella pittura, oltre che alle prime installazioni, ossia composizioni di fiori gonfiabili poste su superfici specchianti. Vediamo da qui il suo interesse per gli oggetti di uso quotidiano: tostapane, teiere, lampade… Questo non può che farci tornare alla memoria proprio Duchamp, con i suoi “ready-made”, ossia oggetti comuni che, con l’aggiunta anche di un piccolissimo particolare, diventano opere d’arte (basti ricordare il famoso “Orinatoio”). Nel caso di Koons però gli oggetti, oltre ad essere di uso comune, diventano “kitsch”, che nell’accezione letterale del termine significa di cattivo gusto, un qualcosa di eccessivo. Ad un’analisi più accurata però, ci rendiamo conto che le sue opere d’arte sono a volte eccessive, è vero, ma riescono a raggiungere gran parte del pubblico. Questo è dovuto in primis alle forme che Koons utilizza, ossia forme conosciute e semplici. Come non nominare “Puppy”? Il famoso “cagnolino” (per la precisione un West Highland White Terrier) che appare per la prima volta alto tredici metri e composto da una struttura capace di contenere settantamila fiori. È esposto per la prima volta a Kassel, in un castello barocco, poi arriva in Australia, a Sydney e infine entra a parte della collezione della Solon R. Guggenheim Museum di Bilbao. All’inizio del XXI secolo arriva poi a decorare la piazza del Rockefeller Center. “Puppy” è diventato così un’icona mondiale che, nonostante sia una critica alla società, è facile da comprendere, perché è un cane e per di più ricco di fiori colorati che danno allegria. Koons trasforma così la critica al consumismo in un gesto di contestazione, prendendo l’essenza più profonda e misera di un oggetto e restituendola come opera d’arte. Da questo primo esemplare, nasceranno i “Baloon Dog”, cani realizzati come fossero dei palloncini gonfiabili, fatti in realtà di acciaio inossidabile specchiato, ognuno di un colore diverso, molto accesso. Anche loro sono ormai delle icone di Koons e quelle che il pubblico maggiormente apprezza, perché più vicini alla quotidianità.


Con la ormai ex moglie, nota pornostar, realizzò un gran numero di opere d’arte, di carattere fortemente hard. Una delle serie più famose è “Made in Heaven”, al cui interno si trovano fotografie, ma anche sculture, esposte alcune alla Biennale di Venezia del 1990. Vuole in questo modo fondere arte e vita, per raggiungere un equilibrio tra desiderio e contingenza.

L’artista ultimamente è protagonista di un’installazione intitolata “Ballerina” esposta nella piazza Rockefeller Center a New York. Realizzata anche questa in acciaio inossidabile, presenta una ragazza seduta, chinata in avanti, per allacciarsi una scarpetta. Il kitsch è sempre lì, ma la grazia è un altro elemento che si genera da questa installazione.


Qual è quindi l’obiettivo di Koons? Quello di eliminare la separazione che da sempre esiste tra “arte alta” (cultura alta), a cui appartengono le belle arti e la cultura bassa e popolare, comprendente anche il kitsch. L’idea è che la sua arte debba insegnare un qualcosa e produrre sicurezza tra le masse. Chiunque, entrando in una sua mostra, deve trovarsi appagato e a proprio agio. Sul problema della comprensibilità dell’opera invece, non tutto è chiaro. L’arte contemporanea (ricordandoci sempre che l’aggettivo “contemporaneo” è solo un termine introdotto dagli storici e studiosi per dividere cronologicamente l’arte) ha in sé dei significati nascosti, non subito decifrabili, ma che, se compresi a pieno, posso farci capire molto di più dell’arte del passato.


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Emozione Arte 2020

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