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Recensione libro ''Il mistero Arnolfini'' di Jean-Philippe Postel



Parliamo oggi del libro di Jean-Philippe Postel (medico e scrittore, Parigi, 1951) “Il mistero Arnolfini”, uscito il 16 marzo 2017 e già alla seconda ristampa. Quello che sicuramente ha convinto il pubblico è stata la scrittura ricca di suspence, quasi da romanzo giallo. Il libro indaga uno dei quadri più famosi del pittore fiammingo Jan van Eyck, ossia “I coniugi Arnolfini” (1434 circa), conservato alla National Gallery di Londra. E questo dipinto è considerato un giallo, a tutti gli effetti. Perché? Perché molti dettagli portano a porsi tante domande. La critica ha da sempre identificato i due personaggi come Giovanni Arnolfini con la seconda moglie Costanza Cenami. C’è chi invece ha voluto vedere van Eyck con la moglie Margareta. I dubbi insomma non mancano. Si conserva un quadro dove van Eyck si autoritrae (o almeno noi pensiamo possa essere lui) e un altro dove è ritratta la moglie. Nel primo caso, è innegabile una somiglianza netta tra i due uomini, nel caso della moglie, la somiglianza non sussiste. Tra i due ritratti intercorrono molti anni, ma la fisionomia del volto è evidentemente diversa.

Da questo presupposto è indispensabile indagare la frase che van Eyck dipinge sopra lo specchio: “Johannes de Eyck fuit hic”, quasi un’attestazione della presenza del pittore. Ma cosa significa? Che l’uomo ritratto è effettivamente lui, oppure è semplicemente un testimone dell’unione dei novelli sposi? Gli Arnolfini erano una ricca famiglia originaria di Lucca, mercanti di stoffe e nei registri dei conti, appaiono sotto questo nome: “Hernoul-le-fin”. Sembra innegabile un’assonanza.

Le ipotesi di Postel diventano anche un po’ macabre, arrivando a sostenere che la donna ritratta sia un fantasma, un’apparizione.

Perché poi ci sono degli zoccoli (pianelle) sul pavimento sporche di fango? Perché il cagnolino non si riflette nello specchio? Perché la coppia indossa degli abiti chiaramente invernali, quando dalla finestra vediamo degli alberi di ciliegio in fiore? La donna è forse incinta? Oppure si è portata il vestito sul grembo dando l’idea della pancia in dolce attesa? Come si vede tantissime sono le domande a cui lo scrittore cerca di dare una risposta.

La cosa certa è che questo libro vuole far capire come, la maggior parte delle volte, non ci soffermiamo a vedere i dettagli e le piccole cose che possono fare la differenza. Quanta gente ogni giorno si sofferma a vedere il piccolo quadretto alla National Gallery di Londra? Tantissima, ma poca con quella curiosità che dovrebbe appassionare tutti, per scoprire sempre qualcosa di nuovo e di mai visto prima.

Consiglio, congiuntamente a questa lettura, un altro libro, stavolta scritto da Marco Paoli “Jan van Eyck alla conquista della rosa. Il “Matrimonio Arnolfini” della National Gallery di Londra. Soluzione di un enigma” (2010). Saggio ricchissimo di informazioni e di dettagli interessantissimi. Anche Postel lo cita nelle note, scusandosi, perché si è reso conto che alcune delle sue ipotesi erano state già descritte da Paoli. Il libro però non è stato tradotto ancora in lingua francese e Postel aveva potuto leggere solo un sunto dove non tutto era spiegato.



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