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Palazzo Pitti e la sfilata di Gucci: "Firenze prostituta"!


A detta di Tomaso Montanari, docente ordinario di storia dell'arte moderna all'università Federico II di Napoli e conosciuto per il documentario a puntate trasmesso su Rai 5 dedicato a Caravaggio, l'idea di far sfilare Gucci nelle sale di Palazzo Pitti a Firenze, è quanto mai barbaro. La prestigiosa casa di moda, ha donato due milioni di euro alla Galleria degli Uffizi per la rivalorizzazione e il restauro del Giardino di Boboli. In cambio ci sarà una sfilata il 29 maggio (di lunedì in modo che non si intralci l'affluenza del pubblico, dato che il museo è chiuso). Il progetto si chiama "Primavera di Boboli" e riporterà alla sua originaria bellezza il giardino di Palazzo Pitti.


Montanari però non è assolutamente d'accordo. Utilizza la parola "sputtanare" per il museo, dicendo che Palazzo Pitti è “il museo più sputtanato d’Italia, tra addii al celibato di milionari, prestiti imposti dalla politica, mostre di stilisti”, inoltre “non si tratta di un progetto culturale, ma di prostituzione”, “qua siamo di fronte a grandi multinazionali che usano i beni comuni come location per vendere meglio i loro prodotti”. La stessa cosa l'aveva detta per Atene, quando, qualche mese fa, si voleva organizzare una sfilata tra le rovine del Partenone, che sappiamo già essere in cattive condizioni.. Anche in quel caso era sempre Gucci che dava dei soldi per rivalutare l'area archeologica. La Grecia però non accettò e la sfilata non si fece.

Personalmente parlando, ho visto il Giardino di Boboli a dicembre 2016 e rimasi colpita negativamente dal "degrado" delle statue e fontane che ornavano il giardino. Lo stato di conservazione era quanto mai penoso. Si sa come l'acqua abbia un'azione corrosiva e proprio per questo un restauro dovrebbe essere d'obbligo una volta ogni tanto. Ci rimasi male, anche perché le aspettative erano molto più alte. Questa notizia quindi, non può che farmi gioire, in quanto se questo connubio riporterà i giardini al loro splendore, ben venga. Soprattutto se sappiamo che la sfilata sarà condotta nel rispetto delle norme museali, senza invadere barbaricamente gli spazi e senza che le opere d'arte ne risentano.

Alla fine la moda deve essere considerata come una forma d'arte. All'interno non c'è solo business, ma anche tanta creatività da parte degli stilisti. La nascita di un capo d'abbigliamento ha dietro di sé molto lavoro, tra cui l'arte, intesa come inventiva è uno dei tasselli più importanti. Lasciamo poi da parte tutte le problematiche legate al lavoro minorile, o all'utilizzo di animali per la la creazione di borse o pellicce. Si entrerebbe in un circolo vizioso, di cui tra l'altro non si occupa questo sito.


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