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L'"Adorazione dei Magi" di Leonardo finalmente restaurata


Nelle splendide sale della Galleria degli Uffizi, tra pochi giorni, sarà di nuovo in mostra la bellissima pala dell’”Adorazione dei Magi” di Leonardo da Vinci. Erano sei anni che il capolavoro vinciano era in restauro e finalmente è tornato in tutto il suo splendore. Il restauro è avvenuto nell’”Opificio delle pietre dure”. Sotto la scorta dei carabinieri è stata trasportata agli Uffizi e posizionata tramite un braccio meccanico. Un lavoro delicato e minuzioso che è stato svolto al meglio da tutti gli addetti ai lavori. Il 22 marzo è stata riposizionata, ma per adesso è ancora coperta. Lunedì 27 marzo sarà svelata al pubblico e gli Uffizi, sui loro social network, seguiranno passo dopo passo l’evento. Ci saranno interviste ai restauratori che si sono occupati del minuziosissimo lavoro di restauro (dott.ssa Cecilia Frosinini) e domande e risposte su twitter. Dal 28 marzo (fino al 24 settembre) comincerà la mostra “Il cosmo magico di Leonardo da Vinci: L’Adorazione dei Magi restaurata”. Oltre alla pala di Leonardo, sarà in mostra anche quella di Filippino Lippi che sostituirà quella del maestro lombardo. Perché questo? Andiamo a scoprirlo tornando indietro nel tempo. Era il 1481 quando i monaci agostiniani del convento di San Donato a Scopeto, fuori le mura cittadine di Firenze, commissionarono a Leonardo una pala d’altare che doveva avere come soggetto l’Adorazione dei Magi. Per motivi che ancora non si conoscono benissimo, la pala non venne mai completata. Si pensa per il trasferimento dell’artista a Milano. Così l’incarico passò a Filippino Lippi che nel 1496 portò a compimento l’opera.

Il contratto che Leonardo stipulò con i monaci era alquanto particolare. Intanto era stato pattuito che la pala fosse portata a termine entro 24, massimo 30 mesi. Nel caso in cui così non fosse stato, i monaci avrebbero deciso a laro libera scelta cosa fare. In più c’erano delle clausole complicate sulle prestazioni amministrative e finanziarie. La base finanziaria del compenso che Leonardo avrebbe dovuto ricevere, era formata da un terzo del valore complessivo di un terreno che i monaci avevano ereditato. Avrebbero dovuto usare questo terzo, del valore di 300 fiorini, in questo modo: metà della somma sarebbe servita a finanziare il dipinto, l’altra parte doveva servire ad una certa Elisabetta, parente del fondatore del convento, come dote di 150 fiorini. Così Leonardo si impegnava a portare avanti i costi dei materiali che sarebbero serviti per realizzare la pala e nello stesso tempo si occupava della dote di Elisabetta. Però, già dopo quattro mesi, Leonardo non era però più in grado di portare avanti la pala d’altare e chiese in prestito soldi ai monaci per comprare i colori.


La lentezza nel portare avanti la pala, deve essere sicuramente dovuto alla ormai famosa minuzia dell’artista nel realizzare i suoi quadri. Non era una novità la grande lentezza con cui Leonardo portava avanti i suoi lavori. La sua ossessione per la perfezione della tecnica dello sfumato che lo portava a stendere sottili velature di colore una sopra l’altra, allungava di tanto i tempi. L’”Adorazione dei Magi” non sarà l’unico capolavoro lasciato incompiuto, basti pensare anche al “San Gerolamo penitente”, cominciato qualche anno prima.

Quando Filippino Lippi succedette a Leonardo, il contratto venne cambiato. I monaci vendettero la parte dei beni immobili e pagarono all’artista 300 fiorini.

Come abbiamo detto in precedenza, l’opera di Leonardo non è stata portata a termine e questo vuol dire che quello che vediamo oggi è un bellissimo disegno preparatorio (che risulta essere di un fascino superiore anche all’opera compiuta). Sembra uno schizzo, in particolare sullo sfondo dove le figure sono state solo tracciate appena. Sono conservati tanti disegni che dovevano essere stati fatti come studio. Solo due però sono riconducibili sicuramente all’”Adorazione dei Magi”. Il primo è il cosiddetto “disegno Gallichon” e un altro che rappresenta solo la parte architettonica che si vede sullo sfondo della scena.


Ma che cosa rappresenta la pala di Leonardo? In primo piano vediamo un gruppo di figure: Maria con Gesù bambino e i re Magi disposti a semicerchio intorno a lei. Tra di loro anche Giuseppe, da riconoscere nel personaggio anziano posto dietro. Non mancano però altre figure non identificate, che potrebbero essere angeli oppure il seguito dei Magi. Alcune guardano verso il Bambino, altre puntavano i loro occhi verso il cielo. Cosa guardavano? Sicuramente la stella di Betlemme. Era una scena prescritta già nel XV secolo nelle sacre rappresentazioni dei re Magi. Dietro vediamo le rovine del palazzo di David, precursore veterotestamentario di Cristo. Le figure che affollano quella parte del quadro, sono state interpretate come persone affaccendate alla ricostruzione del palazzo. Interessante è la tipizzazione che Leonardo fa dei personaggi. Frequente è il tipo giovane e il vecchio. Sembrano mancare del tutto le figure di mezza età. Tanto più che solitamente i re Magi venivano raffigurati in tre diverse età della vita (come si nota in Gentile da Fabriano e Masaccio per esempio). Si è pensato che Leonardo si servisse di tipi ben precisi (come succedeva nella bottega del suo maestro Verrocchio). Ma sappiamo anche che l’artista amava rappresentare, per i suoi studi, giovani belli e vecchi per creare quelle famose “caricature” che rimarranno storiche nei secoli. Per finire non possiamo non citare la folla di cavalli e uomini armati che si trovano sulla destra nello sfondo del dipinto. Potrebbero rappresentare la follia degli uomini che non hanno ancora ricevuto il messaggio cristiano. Per assaporare del tutto l’opera, non ci manca che andare a Firenze e ammirarla con i nostri occhi.


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