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L'elefante obeliscoforo in Piazza della Minerva a Roma: qualche curiosità


L’elefante “obeliscoforo” si trova a Roma davanti la chiesa di Santa Maria Sopra Minerva. E’ stato realizzato da Gian Lorenzo Bernini e terminato da alcuni suoi allievi.

Come è nato il suo progetto? Dobbiamo tornare al 1655 quando i frati domenicani della chiesa di Santa Maria Sopra Minerva (così chiamata per un antico edificio pagano dedicato alla dea) , trovarono un obelisco egizio scavando nell’orto della chiesa stessa, a pochissimi passi dal Pantheon.


Ai frati non piacque la scoperta. Non sapevano che farci di un obelisco egizio, chiaramente pagano, loro che si erano sempre prodigati per difendere il cattolicesimo da qualsiasi tipo di sopruso. Erano stati soprannominati “Domini canes”, ossia cani da guardia del Signore, un appellativo che non gli dispiaceva per niente. Non a caso, proprio accanto alla chiesa, nell’edificio alla sua destra, c’era la sede dell’Inquisizione. Il famoso Tribunale che si occupava di dettare assurde e rigide regole sulla “veridicità” e “cattolicità” delle opere d’arte e dei libri. Da qui venivano emanate le sentenze su quali tipi di opere potessero essere accettate perché conformi ai dettami della chiesa e quali no. Si poteva decidere se evitarle semplicemente oppure addirittura bruciarle per farle sparire per sempre dalla faccia della terra. Sempre in questa sede, venne redatto l’Indice dei libri proibiti, che si ampliava sempre di più. Oggi lo stesso palazzo è sede della Biblioteca del Senato.

Stando così i fatti, i frati avrebbero tranquillamente gettato chissà dove l’obelisco, oppure lo avrebbero rinterrato se avessero potuto, ma il Papa Alessandro VII Chigi entrò in scena proibendo una cosa del genere (i Chigi, famosi e ricchi banchieri, erano stati i fondatori della banca Monte dei Paschi di Siena). Insieme al famoso esperto kabbalista Athanasius Kircher, gesuita tedesco e consulente non solo del pontefice ma anche di Bernini, si decise di sistemare l’obelisco in modo co

nsono nella piazza antistante la chiesa. Si chiese inizialmente l’opinione dell’architetto domenicano Domenico Paglia. Il suo progetto consisteva in una struttura formata da quattro cani (si rifaceva al loro appellativo “Domini canes”) che avrebbero sorretto l’obelisco. L’idea non piacque né al papa né a Kircher che invece chiese aiuto a Bernini. Il suo progetto è quello che vediamo oggi: un grazioso elefantino che regge sulle sue possenti spalle l’obelisco egizio. E l’immagine era stata chiaramente ripresa da una delle xilografie della famosa opera “Hypnerotomachia Poliphili” del 1499, attribuita incertamente a Francesco Colonna signore di Palestrina o al suo omonimo frate veneto o addirittura a Leon Battista Alberti, che in realtà era morto almeno venti anni prima della pubblicazione dell’opera. Nel sogno del protagonista Polifilo, compare infatti lo stesso elefante che sorregge sulle sue spalle un obelisco. L’elefante non era un animale scelto a caso, dato che è sempre stato relazionato alla saggezza e alla lunga memoria. Due appellativi che i domenicani non potevano farsi mancare.


Bernini realizzò il disegno e lasciò la realizzazione ai suoi allievi, in particolare a Ercole Ferrata. Due però furono le disposizioni impartite dell’artista ai suoi discepoli. La prima era di posizionare l’elefante proprio davanti l’entrata della chiesa, in modo che rivolgesse quasi un saluto ai fedeli che entravano per la messa. Quando poi ci fu l’inaugurazione del monumento, Bernini fece cambiare posizione, di proposito. Era il 1667. L’elefante era stato fatto ruotare di 180° in modo che le terga dell’animale si volgessero verso il palazzo dell’Inquisizione. Non a caso si vede molto bene anche lo sfintere del pachiderma quasi sul punto di gettare fuori un alternativo buongiorno agli inquisitori. A gran parte delle persone non stava a genio il tribunale dell’Inquisizione e tanto meno piaceva a Bernini, un artista, che in ogni momento poteva essere preso di mira per le sue opere. Inoltre conosciamo anche l’avversione dello scultore per i domenicani e di conseguenza per il loro architetto Paglia. Sappiamo che quella stessa mattina dell’inaugurazione, i frati mandarono una lettera al Papa per chiedere di rimediare allo scempio fatto. Il Papa Chigi sembrava però contento dell’esito e non fece mai cambiare la posizione dell’elefante obeliscoforo. Anzi mandò delle lettere sia a Bernini che a Kircher per “brindare” al felice esito dell’opera.

Oggi l’elefante con il suo obelisco è ancora visibile nella piazza di Santa Maria Sopra Minerva e recentemente è stato sottoposto a un restauro lampo, a causa di un atto vandalico, non si sa precisamente da parte di chi. E’ successo precisamente il 13 novembre 2016, probabilmente di sera. Solo la mattina dopo delle turiste spagnole si resero conto che un pezzo di uno dei corni dell’elefante non c’era più. E’ stato poi ritrovato a terra e restaurato in pochissimi giorni.



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