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Pinacoteca di Brera: danni raccapriccianti


Un’immagine raccapricciante. La magnifica “Pala di Montefeltro” (o anche conosciuta, più comunemente, come “Pala di Brera”) di Piero della Francesca, “incerottata” in alcuni vistosi punti. Per quale motivo? Un guasto agli impianti di riscaldamento della Pinacoteca di Brera a Milano. Nella notte tra giovedì e venerdì, è stato dato l’allarme di alcuni malfunzionamenti agli impianti di riscaldamento delle trentotto sale del museo. Sembra che il grande freddo di questi giorni, li abbia guastati, creando una forte umidità e mettendo così a rischio tante opere. Il giorno dopo i visitatori, si sono trovati davanti capolavori pieni di carta velina giapponese, messa per evitare che il colore si staccasse dal supporto. Oltre alla famosa opera di Piero della Francesca quindi, sono state sottoposte a “incerottamento” tante altre opere e quattro sono state subito portate in laboratorio di restauro, perché avevano subito danni non irrilevanti. Ne è un caso il “Cristo alla colonna” di Bramante, icona della Pinacoteca. Al posto di questa e delle altre opere portate in restauro, il visitatore ha visto un cartello con scritto “in restauro”. Per tutte le altre ha dovute assistere al brutto spettacolo dei cerotti. Il problema è infatti dovuto ad un ispessimento delle tavole, perché solo sulle tavole di legno il problema è maggiore. Questo materiale tende ad allargarsi o ritrarsi con condizioni di clima estreme (quindi estremo freddo o estremo caldo). Di conseguenza il pigmento si stacca dal suo supporto. Infatti a livello tecnico, non essendoci stato un processo di “carbonatazione della calce” (come avviene per l’affresco, che è una delle tecniche più durature) e quindi un’unione salda tra strato preparatorio e pigmento, quest’ultimo tende a staccarsi con facilità. La preparazione delle tavole è principalmente eseguita con gesso e colla, ma nella maggior parte dei casi serve soltanto a rendere la superficie del legno liscia e bianca, pronta per essere usata dal pittore. Nonostante il direttore della Pinacoteca, James Bradburne, rassicuri che i danni subiti dalle opere non sono gravi, alcuni restauratori ritengono al contrario che saranno dei danni permanenti. Quindi, anche dopo un accurato restauro, si potranno ancora vedere delle “cicatrici” sulla superficie pittorica. Naturalmente il direttore, che da poco era arrivato alla guida del museo milanese, ha ora paura dei giudizi e delle critiche che potranno esserci (e che già ci sono). Non è una novità il clima rigido di Milano durante l’inverno. Non si comprende quindi come possa essere successa una cosa del genere. Forse a causa dei mancati controlli si è messo a serio rischio tantissime opere. Bradburne si difende affermando che tutto quello che dovevano fare lo hanno fatto e che tante opere già dovevano essere sottoposte a restauro, come il già citato “Cristo alla colonna” di Bramante. Come se volesse dire che questo evento ha solo anticipato il restauro. Ma il restauro, che doveva subire prima del distaccamento del colore, non era così grave come quello di adesso.


Per fortuna opere del calibro di Raffello “Lo sposalizio della Vergine” e il famoso “Bacio” di Hayez, non hanno subito danni. Ma il visitatore sarà sicuramente scettico nell’entrare al museo, pagare un biglietto (che naturalmente non è stato abbassato) e vedere al posto delle opere brutte fotografie con un cartellino con su scritto “restauro” e altre con vistosi “rattoppi”.

E la domanda sorge spontanea: sarebbe successa la stessa cosa in un museo straniero, o il problema persiste sempre e solo nelle strutture e negli impianti dei musei italiani? Ci sono città molto più fredde nel mondo, eppure queste cose non succedono.

La cosa che ora preme è, prima di tutto, rivedere i capolavori danneggiati al loro originario splendore, sperando che i restauratori facciano un buon lavoro ed evitino la presenza di “cicatrici” sulla superficie pittorica.


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