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Piazza del Popolo e via del Babuino


Piazza del Popolo e le due chiese gemelle (ossia Santa Maria di Montesanto e Santa Maria dei Miracoli) hanno avuto uno sviluppo urbanistico risalente al XV secolo. Le due chiese con la piazza e le tre strade che vi si formano (via del Babuino, via del Corso e via di Ripetta), formano il cosiddetto “tridente”, chiamato così appunto per la forma che si crea.

La piazza, un tempo, non aveva l'impianto odierno. Inizialmente non c'erano le due chiese gemelle, che vennero costruite a partire dal 1660 ca. e non presentava l'obelisco con le quattro fontane ornate da leoni. L'idea dell'obelisco, era del tutto nuova e venne pensata dal Papa Sisto V e dall'architetto Domenico Fontana. L'obelisco che vediamo oggi al centro della piazza, fu trasportato nel 1589 da Sisto V, ed era un obelisco egiziano di 34 secoli, trovato durante degli scavi al Circo Massimo. Prima del suo arrivo, c'era una fontana creata sotto Papa Gregorio XIII. Quando Sisto V fece portare l'obelisco nella piazza, volle che si distruggesse la fontana del predecessore. L'obelisco verrà posto sopra a quattro leoni da cui fuoriusciva acqua.

Il progetto però non ebbe attuazione, infatti la fontana, che era stata già smontata, venne ricomposta e accanto venne posizionato l'obelisco. Cosa importante da sottolineare, è che la fontana che vediamo oggi, non è quella di cui si parla qui; infatti i quattro leoni che gettano acqua, sarebbero stati collocati lì dal Valadier nel 1818.

L'idea delle due chiese gemelle, si cominciò a porre, quando ci si rese conto che la piazza, aveva ancora un andamento molto irregolare. Si pensò così ad una struttura architettonica che fungesse da quinta prospettica all'obelisco con la fontana e alla porta Flaminia, ricostruita da Papa Pio IV tra il 1562 e il 1565. Sarebbero state costruite agli angoli delle due strade del “tridente”, ossia via del Babuino e via di Ripetta.

Le due chiese gemelle vennero costruite con dieci anni di distanza dall'architetto Carlo Rainaldi e con l'aiuto di Bernini. Il cardinale Gastaldi, fu il finanziatore della costruzione delle due chiese, tanto che il suo nome viene riportato come commemorazione, sia sul timpano del pronao che all'interno della chiesa stessa.

La chiesa di Santa Maria di Montesanto, fu la prima ad essere costruita a partire dal 1661; l'idea dell'architetto Rainaldi, era quello di creare due chiese che fossero appunto identiche di forma e costruzione. Nonostante questa chiesa sia stata cominciata prima, i problemi di costruzione furono molteplici. Infatti essa, doveva essere elevata in un punto in cui la strada si faceva più corta e stretta, quindi l'idea che aveva avuto Gastaldi e Bernini di costruire una pianta centrale, non poteva essere attuata. La costruzione finale optò alla fine sulla realizzazione di una pianta ellittica e di una cupola dodecagonale invece che ottagonale in modo che entrasse perfettamente nello spazio angolato della strada e avesse così la stessa struttura della sua gemella.

Esternamente presentano una struttura identica: un pronao corinzio sostenuto da quattro colonne di travertino e un timpano probabilmente di ispirazione berniniana. I fianchi della chiesa sono uniti al pronao da due corpi concavi, che sono decorati da lesene. Come coronamento abbiamo una balaustra su cui poggiano otto statue di travertino che raffigurano sante carmelitane in piedi. La cupola dodecagonale, ha costoloni evidenziati. Sul lato destro della chiesa, quello che da su via del Corso, si erge un campanile, poggiato sulla cornice marcapiano dell'edificio. L'interno della chiesa presenta sei cappelle radiali, sagrestia e presbiterio.

La chiesa di Santa Maria dei Miracoli invece, venne costruita circa dieci anni dopo la precedente.

La sua edificazione avvenne in seguito ad un miracolo che si dice fosse avvenuto vicino al Tevere il 20 giugno 1525. Una donna infatti si trovava lì con il figlio, che per sua distrazione, cadde nel fiume. Il bambino però si salvò, dicendo che non andò mai a fondo, grazie all'aiuto di una donna vestita di bianco che lo resse per un braccio. Questo avvenimento portò alla costruzione di una chiesa dedicata alla Vergine, che inizialmente venne costruita sulle sponde del fiume Tevere vicino Ponte Margherita alla fine del 1525. Poi, in seguito all'innalzamento del Tevere, la zona divenne insalubre e Papa Alessandro VII Chigi, ordinò di spostare la chiesa a Piazza del Popolo, dove si trova ancora oggi. La sua struttura esterna è identica alla precedente, l'interno invece presenta quattro cappelle, sagrestia e presbiterio.


La piazza del Popolo deve però essere anche ricordata per la presenza negli anni Sessanta del Novecento, della “scuola di Piazza del Popolo”; gruppo che riuniva artisti come Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Tano Festa e Franco Angeli. Il loro punto di ritrovo fu il “Caffè Rosati”, sito sulla via di Ripetta, alla sinistra della piazza (venendo da via del Corso). Oltre agli artisti sopra menzionati, si unirono successivamente Pino Pascali, Francesco Lo Savio, Sergio Lombardo, Jannis Kounellis e Cesare Tacchi. La figura principale del gruppo fu Mario Schifano che esordì con la sua opera “Kola-Kola” (1961), a cui seguì “Coca-Cola” (1962). Il dipinto è organizzato come un finestrino di un'auto, pieno di colore rosso, tipico dell'etichetta della celebre bibita; il colore cola verso il basso fa riferimento alle sgocciolature di Rauschenberg e Johns. Ma per Schifano, la superficie pittorica non tende mai ad espandersi nelle tre dimensioni, piuttosto è considerata uno schermo su cui si rispecchia il mondo moderno. Infatti la sua pittura divaga dalle immagini pubblicitarie, ai ricordi futuristi, fino alla propaganda politica.

Per quanto riguarda invece la costruzione delle due vie, si deve tutto a Papa Leone X, che edificò prima via di Ripetta, per passare poi a via del Babuino.

Via del Babuino, nome con cui oggi conosciamo la via, non aveva in realtà originariamente lo stesso nome. Da Leone X venne chiamata via Leonina, successivamente ci furono interventi da parte di Clemente VII (via Clementina) e di Paolo III (via Paolina). Solo con Gregorio XIII abbiamo il nome attuale. Infatti fu lui a porre una fontana ad uso cittadino che aveva come decorazione una statua di un sileno, che per la sua bruttezza, il popolo romano chiamò “er babuino”.

La via presenta numerose gallerie d'arte e il famoso “Museo-Atelier Canova Tadolini”. E' stato uno degli studi romani di Antonio Canova, che poi cedette in comodato al suo allievo prediletto Adamo Tadolini, che lo portò avanti per bene tre generazioni. Oggi, il museo è diventato anche un bar-ristorante, dove, oltre a gustarsi un buon caffè, si possono ancora ammirare i busti in gesso di statue e la vasca dove veniva sciolto il gesso, oltre naturalmente agli strumenti del mestiere.

Altre due gallerie importanti sfilano sulla via: la Galleria Cesare Lampronti e la Galleria Benucci.

La Galleria Cesare Lampronti rappresenta la terza generazione di una famiglia di antiquari. E' stata fondata nel 1914 da Cesare Lampronti, poi portata avanti dal figlio Giulio, a cui succedette il figlio di questi, Cesare. Grazie alla vasta conoscenza dell'arte antiquaria, ereditata probabilmente dal nonno, Cesare riempì la galleria di molti pezzi d'arte antica, ma successivamente sviluppò interesse anche per la pittura. Fece i suoi approfondimenti in opere di natura morta, pitture di paesaggio e vedutismo, con i quali arricchì la galleria. E' stato vicepresidente dell'Associazione degli Antiquari fino al 2005. La Galleria, grazie al suo prestigio ha partecipato alle più importanti mostre ed avvenimenti d'antiquariato.

La Galleria Benucci nasce a Roma inizialmente in via Giulia intorno al 1980.

Si specializza nella collezione di mobili antichi e in quadri del XVII-XVIII secolo. Attualmente la galleria si trova in via del Babuino negli spazi che una volta erano delle storiche arazzerie Eurolo Eruli. Successivamente aggiunse alla galleria opere di artisti moderni e contemporanei.

Rispetto alla Galleria Lampronti, qui troviamo opere più antiquariali, come mobili, comodini, lampadari, letti antichi, specchi, ma non mancano anche le collezioni d' artisti d'arte moderna come Ludovico Carracci e contemporanea come Ceroli e Schifano.

Importante è anche ricordare la chiesa di Sant'Atanasio. I lavori di costruzione partirono dal 1573, quando papa Gregorio XIII istituì la Congregazione dei Greci e propose la fondazione di un Collegio Greco per la formazione religiosa del clero cattolico di rito orientale. Nel 1580 venne posta la prima pietra della chiesa dedicata al vescovo di Alessandria Atanasio. La sua costruzione venne affidata a Giacomo Della Porta, che la terminò nel 1583. All'esterno, la facciata è preceduta da una breve scalinata inquadrata da due campanili coperti da piccole cupole. E' divisa da due ordini partiti da lesene, doriche quelle della base e ioniche quelle del secondo ordine; l'ordine corinzio appare nell'ultimo piano dei campanili. Sull'asse centrale della facciata, si apre l'unico grande portale, con un timpano triangolare. Ai lati delle finestre ci sono due iscrizioni, una in lingua greca e una in lingua latina, in onore di Sant'Atanasio. Interessante l'interno della chiesa, in quanto presenta due opere del Cavalier D'Arpino, ossia l'”Assunzione di Maria” del 1590 nell'abside destro del transetto e la “Crocifissione” dello stesso anno nel transetto sinistro.

Non posso non citare l'abitazione-studio in via del Babuino di Carla Accardi, di cui mi sono occupata per la tesi triennale. Artista morta due anni fa (il 23 febbraio 2014), ebbe una risonanza importante nell'arte astratta italiana, creando quel suo segno tipico con cui verrà sempre ricordata. Nata a Trapani nel 1924, aveva fatto parte, come unica donna, al movimento “Forma 1” che si era formato a Roma nel 1947 e che decretava l'assolutezza della forma pura. Lavorò insieme alle artiste femministe e soprattutto con Carla Lonzi e Susazze Santoro. Fondò il movimento di “Rivolta femminile”, realizzando anche un'opera nella cooperativa di via Beato Angelico a Roma in cui utilizzò il materiale che in quel periodo le era più caro, ossia il sicofoil. Fu veramente un'artista poliedrica e la sua scomparsa è stata un “colpo” per tutti.

Un altro aspetto molto interessante in via del Babuino è quella dell'annuale mostra “Cento pittori a via Margutta” (una piccola via sempre nel rione Campo Marzio). E' un interessante appuntamento d'arte che rende via Margutta una galleria d'arte all'aperto, presentando oltre mille opere tra dipinto ad olio, tempera, acquarello, anche di artisti poco noti, ma selezionati e provenienti da molti paesi. L'ingresso è gratuito e aperto a tutti.

Federica Pagliarini



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