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La tomba di Giulio II di Michelangelo



Michelangelo lavorò gran parte della sua vita per i Pontefici e si trovò, proprio per un Papa, a portare avanti un lavoro estenuante che si protrasse per anni e anni fino a che, vecchio e stanco, decise di accordarsi insieme ad altri scultori per terminare il monumento. Sto parlando della tomba di Giulio II.

Era la fine del febbraio 1505 quando il Papa Giulio II chiamò Michelangelo a Roma per realizzare un monumento funebre che doveva celebrare le sue imprese papali e il suo amore per l'arte.

Il monumento era stato pensato per essere libero nello spazio, tale da poterci girare intorno. Un'architettura immensa, ornata da circa quaranta statue giganti.

Il lavoro sarebbe costato 10.000 ducati e avrebbe tenuto impegnato Michelangelo per dieci anni. Il lavoro concordato con il Papa prevedeva una fascia bronzea sulla base del monumento dove sarebbero state raccontate le sue imprese politiche, militari e religiose. Le statue sarebbero state inserite alcune dentro nicchie, altre addossate a lesene ed altre sedute. In cima avrebbe fatto da perno il ritratto del Papa sostenuto da due angeli, uno in lacrime e l'altro sorridente.

Per prima cosa Michelangelo si recò a Carrara per acquistare il marmo migliore per il monumentale lavoro. Rimase sul posto da maggio a dicembre del 1505.

Un evento importante successo in questi anni e che permise a Michelangelo di riflettere sulla monumentale scultura, è stata la scoperta della gigantesca statua del Laooconte nel sottosuolo del Collio Oppio, avvenuta precisamente il 14 gennaio 1506. Michelangelo rimase colpito dalla potenza che quella scultura emanava e modellò le sue prime Prigioni tenendola a mente.

Le Prigioni erano uomini incatenati che per liberarsi reagivano alla schiavitù. Dovevano rappresentare le province che il Papa aveva sottomesso con l'esercito. È stato proprio tramite le Prigioni che Michelangelo si rese conto che la scultura era già contenuta all'interno del marmo. Stava a lui cercare di farla uscire fuori e farla vivere.

Purtroppo Michelangelo si dovette subito rendere conto che le cose non sarebbero andate lisce e che di lì a poco tempo i lavori sarebbero stati bloccati, per poi essere ripresi solo anni dopo con diverse condizioni.


La basilica di San Pietro non era ancora quella che vediamo oggi in tutta la sua magnificenza, al contrario era in totale ristrutturazione. I muri costruiti dall'imperatore Costantino cadevano a pezzi, il cortile era abbandonato e ancora si scorgeva l'antica pigna di bronzo che l'imperatore Costantino aveva trasportato dalle Terme di Agrippa.

L'idea di Michelangelo era quella di sistemare la grande scultura funebre nel coro e propose all'architetto Bramante, che era stato scelto per ricostruire la basilica, di creare una chiesa più grande. Il Papa in questo momento sembrava quindi più attratto da questo progetto, tanto da evitare più di una volta Michelangelo, anche quando chiedeva udienza per avere lo stipendio e poter così pagare altri marmi da Carrara. Sta di fatto che Michelangelo, stizzito e irato per il comportamento del Pontefice, andò via da Roma e tornò a Firenze, dal padre e dai fratelli. Vasari ci dice inoltre che fosse stato proprio Bramante a far balenare nella testa del Papa l'idea che pensare alla costruzione del proprio monumento funebre, essendo lui ancora in vita, potesse non essere di buon auspicio.

Michelangelo però non si trattenne a lungo lontano da Roma perché il Papa lo richiamò più volte. Si recarono infatti nella sua casa messi come Pier Soderini per convincerlo a continuare il lavoro. Michelangelo fu così costretto a tornare, ma quando si trovò di nuovo presso il Papa, gli venne commissionata un'altra statua e il lavoro della tomba passò in secondo piano. Il Papa voleva realizzasse una scultura bronzea che lo ritraesse in atteggiamento fiero per la vittoria che aveva conseguito su Bologna. La statua avrebbe dovuto decorare la facciata di San Petronio.

Il lavoro della tomba riprese solo dopo la conclusione e l'inaugurazione della Cappella Sistina, dove Michelangelo, aveva dipinto il soffitto.

Ora la paga per la tomba era di 2000 ducati, anche se il Papa morì il 21 febbraio 1513, lasciando interdetto un'altra volta Michelangelo. Gli eredi volevano portare avanti il progetto, ma desideravano un monumento più piccolo. La decisione fu quella di addossarlo ad una parete e la consegna venne spostata più avanti. Ora Michelangelo avrebbe avuto sette anni per terminare il lavoro.

Una delle statue più imponenti e più suggestive di tutta la tomba è sicuramente il Mosè. Michelangelo parla di una scultura che ha vita propria, tanto la potenza espressiva che emanava. Il maestro lavorò al Mosè per trent'anni e in questo periodo subì numerose modifiche. Un aneddoto interessante riguarda proprio la creazione della scultura. Un giorno Michelangelo scoprì una venatura nel marmo dove aveva scolpito l'avambraccio, che in poco tempo cadde a pezzi. Un suo aiutante gli consigliò così di girare la testa del Mosè per ovviare a questo problema ed evitare di dover ricominciare tutto dall'inizio. Dovette però fermarsi nuovamente per un incarico ricevuto da Papa Leone X, ossia la facciata della chiesa di San Lorenzo a Firenze che da anni era rimasta spoglia. Il progetto alla fine non venne concluso a causa della morte improvvisa del Papa e Michelangelo poté così continuare la tomba di Giulio II. Scolpì nuove Prigioni, che non finiva perché così rendevano meglio il suo lavoro.

Prima di vedere la conclusione di questo estenuante e infinito lavoro, Michelangelo si fermò altre due volte. La prima per volontà di Papa Leone X, che voleva costruisse una cappella funebre a San Lorenzo per le salme del fratello Giuliano e del nipote Lorenzo e poi per la realizzazione del Giudizio Universale voluto da Papa Paolo III, che emanò un motu proprio liberandolo da ogni impegno con i Della Rovere per tutto il tempo che sarebbe stato occupato con l'affresco.

Solo dopo l'inaugurazione del Giudizio Universale si fecero di nuovo vivi i Della Rovere per concludere una volta per tutte la tomba del defunto Pontefice. La famiglia tenne il Mosè e i due Prigioni già pronti, invece le altre statue non ancora finite vennero affidate ad altri scultori più giovani. Michelangelo era ormai vecchio e aveva sulle spalle anche la realizzazione della nuova basilica di San Pietro, affidata a lui dopo la morte dell'architetto Antonio da Sangallo. Purtroppo sapeva che non sarebbe riuscito mai a finirla, vista la sua età avanzata, ma ci lavorò comunque con grande ardore, fino alla fine.

Nel 1545 la tomba era finalmente finita. Venne sistemata nella navata destra della chiesa di San Pietro in Vincoli, dove Giulio II era stato titolare da cardinale e dove possiamo ammirarla ancora oggi. I Prigioni però vennero considerati troppo grandi per essere inseriti nella nicchie e vennero tolti. In realtà probabilmente le tolsero per evitare polemiche sui corpi nudi. Dopo le accese accuse che vennero fatte a Michelangelo sui nudi del Giudizio Universale la famiglia Della Rovere volle scacciare ogni problema eliminandole dalla tomba.

Oggi la tomba è stata restaurata dall'equipe di Antonio Forcellino e possiamo ammirarla con le sue luci originarie, quelle cioè che dovevano esserci nel momento in cui venne portata nella chiesa. L'esperienza è davvero magnifica e ogni giorno chiama a sé orde di visitatori.

La Chiesa di San Pietro in Vincoli si trova a Piazza San Pietro in Vincoli, vicino alla metro B Cavour. Gli orari di apertura sono i seguenti: 8.00-12.30 e 15.00-19.00.


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